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Cinepresa mistica

Gianfranco Vacca, caprese, nasce nel 1959 a Napoli e ha vissuto a Genova e poi a Roma.

Nel 2011 ha pubblicato la raccolta di poesie dal titolo Sarebbe un ottimo pazzo.

Cinepresa mistica è una raccolta non scandita e, per la sua unitarietà, potrebbe essere considerata un poemetto, anche perché tutte le composizioni, che la costituiscono, non presentano titolo, elemento che ne accentua la coesione interna.

Il testo include una nota di Giampiero Berlingeri.

Lo stesso Berlingeri afferma che il verso, con l’imperniarsi sulla scena del mondo, magari simbolico, proiezione di quello autentico dei mistici, richiede lo svolgersi di una pellicola, materia plastica molto sensibile, fin al buio.

La cinepresa – così portatile e familiare, dunque invisibile, inosservabile nei siti terrestri del cuore, come Capri, Roma e Venezia in “gondola rossa” – sarebbe il meccanismo organico sottoposto a sforzo insistito, nella prova a vedersi dentro nel momento di proiettarsi fuori, con gli altri con quell’altro.

Da questo meccanismo scaturiscono i versi icastici e luminosi che Vacca riesce ad assemblare con grande originalità e nitore, conferendo alle sue pagine bellezza e luminosità.

La cinepresa stessa, detta nel titolo, è un occhio sulle cose del mondo, sui paesaggi delle città e sull’interiorità che arriva ad indagare l’anima.

E’ presente, talvolta, un tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, e che si presta a farsi immagine virtuale nella mente del lettore.

Se in poesia tutto è presunto, questo tu potrebbe identificarsi con una figura femminile, forse quella dell’amata.

Poetica neolirica, quella espressa dall’autore, che è la risultante di versi plastici e ben coesi tra loro.

Tutte le composizioni sono concentrate e ben risolte nella forma e lo stile è elegante e pervaso da armonia, anche se si avverte una certa ansia salutare.

Un certo onirismo caratterizza queste composizioni nelle quali serpeggia una certa dose di mistero e di numinosità.

Si nota una certa propensione al solipsismo, allo scendere del versificatore nei meandri della sua mente, a ripiegarsi sulla sua stessa interiorità.

Quasi tutte le poesie sono state scritte a Capri (tranne qualcuna a Roma) e, forse, anche per l’ambientazione nell’isola azzurra, caratterizzata da fascino e magia, hanno una forte carica di sospensione e bellezza.

Oltre al tema dei luoghi si manifesta quello del tempo, per cui è viva la dimensione del cronotopo, che crea un fascino indiscusso al testo nella sua

coesione interna

Nel panorama odierno Gianfranco emerge come un poeta interessante, per una scrittura unica nella forma e nei contenuti.

Recensione
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