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Clinical Diary

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede non è scandita.

Clinical Diary presenta uno scritto introduttivo dell’autore stesso nel quale egli espone le ragioni del suo poiein e della sua poetica intitolato Appunti sulla scrittura, teoria dello scompenso piccolo e una postfazione di Emanuele Spano esauriente e ricca di acribia.

L’io – poetante è molto autocentrato nel suo effondere un’intensissima tensione antilirica.

I versi delle composizioni estese e articolate nella loro architetture hanno un’ottima tenuta e anche quelli lunghi sono bene controllati nella loro eleganza formale e stilistica.

Le parole con leggerezza e icasticità si delineano decollando e planando sulla pagina con precisione e velocità.

Nelle immagini che sgorgano le une dalle altre prevalgano visionarietà e sospensione e a volte è raggiunta un’aurea di magia.

I componimenti poetici sono intervallati da frammenti di prosa poetica di natura riflessiva ed esistenziale e si avverte fortemente il senso della corporeità che si traduce in pensiero e poi in versi.

In Porcellana si realizza un accorato rivolgersi del poeta ad un tu che è presumibilmente l’amata e in questo struggente effondersi dell’animo dell’amante si rivela l’amore stesso con tutto il suo eros e pathos.

Sembra che nel suddetto componimento si crei un rapporto di dipendenza e sudditanza dell’io – poetante nel rivolgersi alla donna nell’essere nominati anche altri uomini forse amati da lei e l’amore fa soffrire nonostante possa anche essere apportatore di gioie ineffabili.

Nelle atmosfere di Clinical Diary si respira il senso di una forte drammaticità e inquietudine che sfiora la disperazione sebbene il poeta non si gema mai addosso ma cerchi di reagire alle contingenze della vita con l’arma della poesia stessa e di questo pare essere conscio.

Si respirano sensazioni di forte onirismo purgatoriale e il tono è affabulante e minuziose e accattivanti sono le descrizioni.

Lo stile è narrativo e prosastico e forte è la chiarezza dei dettati e in alcuni passaggi particolarmente intensi il poeta pensa di fare l’inventario della sua vita in versi e non in versi.

Prevalgono i temi di una vaghissima memoria e del rimpianto nonché quello della morte e in un passaggio il poeta si esprime con una preghiera struggente a Dio nel quale crede e non crede.

Sono presenti i sentimenti della perdita e della solitudine nella descrizione nei brani in prosa del personaggio in terza persona che è una proiezione dell’io – poetante stesso.

Sono sottesi al discorso del poeta un forte senso del mistero nelle descrizioni naturalistiche rarefatte.

L’io poetante si pone interrogativi assillanti in un solipsismo che sfiora il nichilismo nei seguenti versi: - “se il senso della vita è non incontrarsi mai neanche/ con sé stessi/ cosa significa incontrare gli altri?” -.

Il titolo Clinical Diary fa pensare a una malattia più della psiche che del corpo e quello che potrebbe considerarsi un poemetto ha un andamento di giornale di bordo della navigazione della vita intrigante nel coinvolgere il lettore che nel poeta può trovare sé stesso perché esprime dubbi universali.

Recensione
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