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Come Edelweiss

Edelweiss è il nome della Stella Alpina, che nell’etimologia tedesca, significa nobile e bianco.

Dal titolo si potrebbe individuare una voluta identificazione dell’autrice con la Stella Alpina nel rinnovare l’eterna simbologia donna – fiore.

Il testo presenta un’intensa ed esauriente postfazione di Emanuele Andrea Spano ricca di acribia.

Edelweiss è scandito in tre sezioni: Eros e Thanatos, La risalita dagli abissi e Resurrezione che progressivamente potrebbero farci intendere un cammino ottimistico dalle tenebre alla luce, dal male al bene.

La raccolta si configura come un canzoniere amoroso – erotico ed è ovviamente protagonista l’amore uomo – donna forte come la morte, sentimento che se fa soffrire può riservare ineffabili gioie.

C’è anche un aspetto mistico nel libro come nei versi è un’intima preghiera quella col silenzio mi adagio nelle sue falde o in quel luogo di morte fissa che l’attende in eterna esasperata orazione.

S’individua nel percorso poetico una forte densità metaforica e sinestesica e a proposito dell’identità della poetessa, la sua autodefinizione, colpisce il suo dire con urgenza: io non sono un poeta, frase ovviamente carica di ironia e nonsenso che usa l’autrice in questa sua raccolta di esordio.

Cifra distintiva della vena di Melania Milione espressa in quest’opera è quella di una scrittura neolirica originale e modernissima.

Le poesie sono raffinate e ben cesellate, a tratti debordanti, e sono tutte connotate da un ottimo controllo formale e risultano efficacemente risolte con precisione, leggerezza, velocità e luminosità.

Tutti i componimenti sono privi di titolo elemento che ne accresce il senso di mistero e di arcana provenienza.

Il libro è tutto un monologo con un tu, ovviamente la persona amata, della quale ogni riferimento resta taciuto.

Si delinea l’io – poetante nel definirsi nei riguardi della figura maschile come fonte che l’abbevera in un sottile erotismo nella metafora della donna - ruscello dalla quale sgorgano le acque.

Sempre in bilico tra gioia e dolore Melania effonde costantemente il suo animo di amante con parole soggettive ma anche universali che si riferiscono all’amore stesso che caratterizza la letteratura di ogni epoca o nazione.

Ogni lettore che ha vissuto l’esperienza amorosa può condividere le emozioni che l’io – poetante effonde e trasmette empaticamente.

L’amore è vissuto come esperienza assoluta pari a un compenetrarsi e interanimarsi di anime e corpi.

È detta spesso una discesa nell’inferno e una riemersione da esso che ricorda versi di Baudelaire e Rimbaud.

Riecheggiano atmosfere del Cantico dei Cantici veterotestamentario e dei lirici greci e latini sottese al montaliano male di vivere e molto a quello che si potrebbe definire mal d’aurora.

Prevale l’aspetto lunare su quello solare e l’amore come sentimento si fa assoluto come duale congiunzione uomo – donna e dei due con la natura e l’universo.

Recensione
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