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Come soffio leggero

Come soffio leggero, la raccolta di poesie di Nuccio Coriale che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Cecilia Minisci esauriente e ricca di acribia.

Le ragioni sottese alla poetica dell’autore di questo volume si evincono dalla sentita dedica che Coriale scrive prima della stesura delle composizioni: infatti dice Nuccio con urgenza: Per l’ardore e l’affetto che riservo incondizionatamente per essa, dedico questo componimento poetico alla mia famiglia.

La suddetta dedica, che si riferisce alla dimensione familiare che è decaduta come valore, a partire dalla sua evoluzione da patriarcale allargata a nucleare, ci fa intendere che il poeta, nella nostra contemporaneità liquida e alienata. va controcorrente nel ritenere fondanti per la vita e la felicità gli affetti familiari stessi, quelli che legano i coniugi con i loro figli a prescindere dalla realtà del mondo esterno con la quale comunque è impossibile non confrontarsi.

Si può aggiungere che marito e moglie come endiadi possono resistere come coppia anche se la solitudine a due può essere anche un fatto negativo.

Come scrive la Minisci, d’altro canto, la raccolta del Nostro è un’intensa descrizione dell’amore che percorre un lungo itinerario della sua vita e fin dalla sua nascita poetica si estrinseca in un connubio di limpide note dei colori della natura. Ed è la Calabria la terra natale che l’autore ricorda…

Quindi la Calabria stessa, come spazio scenografico, costituisce lo sfondo, il cronotopo dove si realizza pienamente l’intesa tra coniugi e prole.

Natura e cultura si armonizzano in un felice connubio.

Un amore per la vita stessa contro il nichilismo e l’alienazione che sembrano essere i temi di tanta produzione letteraria contemporanea non solo poetica anima quest’opera che riporta alla mente, anche se diversissima geograficamente e culturalmente l’opera celebre Il canto della vita del poeta indiano Tagore.

Anche la dimensione archetipica è sentita ed è forte nel contesto perché come ci fa bene intendere la prefatrice è la terra natale che l’autore ricorda e descrive nel tempo storico degli eventi, decantando l’antica civiltà della Magna Grecia, dove etnie di culture diverse si fondono e si estrinsecano nel verso “hanno plasmato la mia gente”. a fare da sfondo con i suoi colori e profumi che s’introiettano nell’anima del poeta facendo sgorgare con partecipazione sentita e commossa i versi.

Fondamentale nel contesto una natura idilliaca che fa da sfondo a tutte le poesie espressione di quello che potrebbe essere definito un poiein neolirico tout-court nel ridefinire stabilmente una dimensione di linearità dell’incanto a trecentosessanta gradi.

E in questo idillio emerge la tematica dell’amore sensuale e voluttuoso per l’amata che è fonte fondamentale di gioia in meravigliosi scenari d’alba quando l’unione dei corpi assume toni che rievocano vagamente il veterotestamentario Cantico dei cantici.

Tutti componimenti sono centrati sulla pagina elemento che ne accentua la ritmicità che si traduce in una musicalità limpida, melodiosa e incantatoria.

Una forma nitida e cristallina in una chiarezza rara ed esemplare sembra connotare le poesie raffinate e ben cesellate.

Recensione
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