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Considerazioni sulle poesie di Eldar Achadov

Nelle poesie di Eldar Achadov (1960), autore che vive nella Russia siberiana centrale, si nota una forte profondità del pensiero che porta il lettore, per l’universalità della materia trattata, a identificarsi con il poeta stesso attraverso il flusso di emozioni soavi che i suoi versi compositi trasmettono.

Nei tessuti linguistici l’io poetante pare fondersi e interanimarsi con una natura da abitare poeticamente, che ha qualcosa di numinoso nelle descrizioni.

Sospensione, magia e visionarietà costellano i dettati che hanno sempre un forte scarto dalla lingua standard.

Quelle che il Nostro ci trasmette sono immagini leggere e icastiche nello stesso tempo che attraverso accensioni simili a epifanie decollano sulla pagina.

È una natura anche mistica quella che Eldar ci trasmette e vengono detti con urgenza un angelo e un’entità rassicurante che viene in soccorso del poeta e che potrebbe essere lo Spirito Santo o Dio Padre.

Ogni verso inizia con la lettera maiuscola e questo procedimento genera compattezza formale.

Quella espressa potrebbe definirsi come una poetica del sogno ad occhi aperti nel suo estrinsecarsi in immagini sempre varie che sgorgano le une dalle altre con un procedimento per accumulo.

Le atmosfere hanno una forte connotazione di onirismo purgatoriale e incontriamo due categorie di poesie, alcune con i versi brevi che vanno a capo e altre con versi lunghi ottimamente controllati e più narrativi.

Spesso il tono è assertivo e epigrammatico e si riscontra eleganza nel fraseggio raffinato e ben cesellato.

Coglie nel segno la capacità di stupirsi del poeta: ognuno vede che è un miracolo/ quasi inconcepibile per noi.

E il suddetto miracolo è la natura stessa e anche l’essere umano è natura e con la natura realizza una fusione ontologica.

Molto sentito il componimento Un silenzio che non sa tacere nel quale è trattato il tema del rapporto tra il tempo lineare connesso a quello etico e lo stesso tema del tempo si ritrova in A proposito di domani quando il poeta afferma che chi promette per domani sta mentendo e che si mente quando si dice l’infinito domani.

Anche un senso di dolcezza pare pervadere il poiein di Eldar un senso che rasenta il naufragio cosmico di leopardiana memoria quando il poeta dice che ha guardato nell’abisso pieno di stelle. Un canto per la vita quello raffigurato da Achadov, una vita da amare e da custodire come dono e bene prezioso e le lagrime dette potrebbero essere presumibilmente anche di gioia.

Sempre in bilico tra gioia e dolore l’ordine del discorso e ottimismo e pessimismo si scambiano il testimone di passaggio in passaggio nelle strutture delle poesie e il pessimismo stesso si evidenzia nel tragico passaggio lo senti o non cantare di disperazione riferito al silenzio stesso.

Magica potrebbe definirsi la cifra distintiva di questa poetica e il poeta è sempre alla ricerca del vero senso della vita.

Poesie di Eldar Achadov tradotte da Paolo Ruffilli.

Pioggia

La pioggia brilla. Il sole sta giocando.
Sfarfallio di gioco che danzano all’intorno.
Passa attraverso e rompe l’arcobaleno
La primavera che ha toccato l’occhio.
In lontananza si profila appena
La mia casa bagnata da un turbine di lacrime…
E piove si lamenta e piange
Nella verde foschia delle betulle
Dove è volato l’angelo
Dove è volato l’angelo
E la creatura alata è salita in cielo.
Ho guardato nell’abisso pieno di stelle.
Ho guardato, pianto e pregato
Invocando fervidamente tutta la notte
Colui che è misericordioso e lucente
E tutti è in grado di aiutare…
Ho chiesto e lui ha risposto…
Un’onda sorge all’alba
E le montagne si accendono nel cielo.
E con l’aria della vitaGli spazi esterni continuano a brillare.

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