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Di questo nostro esistere

Di questo nostro esistere, la raccolta di poesie di Rita Imperatori che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Ivan Fedeli esauriente e ricca di acribia e una nota introduttiva dell’autrice stessa.

La poeta nei suoi intenti concepisce la filosofia, nel tradurla in poesia, come analisi dell’esistenza, cioè del modo specifico, originale e proprio dell’uomo come chiarimento del rapporto tra l’uomo e l’essere (società, mondo e Dio).

Proprio in questo rapporto l’io – poetante, che si potrebbe definire un noi è sempre in bilico tra gioia e dolore nel porsi assillantemente domande nel tendere al senso della vita che altro non può essere che quello della continuazione.

Questo senso s’invera nel continuum di unità minime che divengono versi che si fanno poesie profondissime e intense nei contenuti e chiare nella forma luminosa, icastica, leggera e narrativa nella sua immediatezza.

Per Imperatori siamo tutti “sotto specie umana”, per dirla con Mario Luzi, gettati nella montaliana “ressa cristiana” dei giorni e la vita è una lotta o una battaglia quotidiana che ha bisogno delle sue strategie.

Emblematica, rispetto a quanto suddetto, la prima poesia programmatica della raccolta, che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica potrebbe essere considerata un poemetto.

Nella suddetta composizione intitolata, Non c’è modo di stare sulla terra, è detta con urgenza la condizione umana quando Rita afferma che vivendo sul pianeta terra è inevitabile che sopraggiungano i dolori.

È detta qui anche la caducità dell’esistere, visto che alla fine saremo solo memoria per alcuni.

Anche il tema del male è nominato quando viene affermato che secondo il libero arbitrio si può lasciare a volte il solco del bene pur di vincere almeno una partita, o, potremmo aggiungere, pareggiarla.

La poeta aggiunge che per ora distogliamo il pensiero dalle domande che minano i percorsi consueti della mente e fingiamo di avere la serena consistenza delle pietre.

I versi si susseguono incalzanti di poesia in poesia con un’intrigante ritmo cadenzato che crea una suadente musicalità attraverso stringhe irregolari imbevute da una patina di classicità.

È necessario conoscere la propria provenienza per affrontare le nuove sfide e quindi Imperatori ci mette di fronte ad un’originale ed efficace poetica tout-court intellettualistica.

L’autrice in La speranza si apre all’ottimismo nel vivere la speranza stessa come un lume che non chieda mano d’uomo.

La speranza stessa non si coltiva, tuttavia a volte si trova il bandolo per tutto e anche per noi ride la cometa, immagine di notevole efficacia.

E si possono avere spalle forti simbolo della sicurezza nell’affrontare l’esistere con tutte le sue contraddizioni.

In Guardami il cuore la poeta si rivolge al Signore, del quale dubita l’esistenza in altri componimenti, e gli chiede appunto di scrutargli il cuore perché non sa più pregare.

E qui c’è anche il senso del peccato quando l’autrice chiede a Dio il perdono e la possibilità di espiare le proprie colpe.

Una forte valenza etica permea dunque questa raccolta nella quale la poesia diviene preghiera anche laica.

Recensione
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