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Diario di Knokke e altre poesie

Diario di Knokke e altre poesie, la raccolta di versi di Riccardo Olivieri che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una nota alla nuova edizione con testi inediti di Daniele Mericarelli e la prefazione all’ed. originale (Diario di Knokke, 2001) di Davide Rondoni.

Diario di Knokke è scandito nelle sezioni Il vicino spagnolo (1994-1996) e da quella eponima.

Segue la sezione Poesie (2017-2020).

Magia e sospensione sembrano essere le caratteristiche essenziali per definire la poetica che Riccardo Olivieri realizza in questi testi poetici.

Il poeta riesce con gli strumenti affinati di una complessa coscienza letteraria a creare atmosfere permeate da un forte onirismo purgatoriale che si delineano attraverso il dono del turbamento con una linea espressiva che ha qualcosa di affabulante che produce emozioni nel lettore per sorprenderlo.

Anche un’aurea di sogno ad occhi aperti serpeggia nelle pagine, luminosità che produce un senso di mistero.

Pure spesso un senso di nonsense si ritrova nei componimenti che tendono all’oscurità e all’umbratile più che alla solarità.

Si evince sotteso alle parole una sorta di inconscio controllato e quanto emerge in superficie si presenta venato da una vaga e numinosa bellezza.

Velatamente c’è un tu al quale il poeta si rivolge in modo sempre carico di fascino quando rivolgendosi a lui nel parlare di Nizza e Trieste dice Levigare i tuoi spigoli come nel tentativo, potremmo immaginare, di smussare gli angoli di una personalità forte, potremmo dire rendere meno aggressiva e più soave una figura femminile presumibilmente quella dell’amata.

Nella ricerca delle radici e del profitto domestico viene detta con urgenza la figura del padre dell’io-poetante.

Qui il discorso si fa complesso in una composizione nella quale il poeta afferma di aprire i cassetti del padre come qualcosa che abbia la capacità di delinearne la personalità con gli oggetti in essi contenuti che divengono dei correlativi oggettivi come il cacciavite simbolo e metafora dello strumento per relazionarsi con la vita avvitando e svitando noi stessi rapportandoci a lei e qui viene in mente lo scavare con la penna usato metaforicamente dal premio Nobel Seamus Heaney.

Una cadenza rapsodica che tende alla vena anarchica connota questi componimenti nei quali anche la fisicità e la corporeità hanno un valore profondo che emerge nei contenuti connotati da una zona d’ombra.

Perché diario? È ovvio che tenere un diario dei sentimenti connessi agli avvenimenti è cosa salutare in ogni parola, in ogni rigo che serve a fermare il tempo e il diario stesso si trasforma in poesia per dire le situazioni che sono le stazioni nelle quali si fa sosta nel viaggio della vita.

Nelle poesie aggiunte al volume originario si conferma il senso della magia e del mistero in un gioco tra detto e non detto nell’essere delineate in modo del tutto antilirico figure di vivi e di morti. Un intelligenze esercizio di conoscenza.

Recensione
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