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DNA

Rossana Bucci, coautrice dell’opera che prendiamo in considerazione in questa sede, è nata a Corato (Bari) dove vive e lavora. Poetessa, artista e performer, da sempre ha operato nel mondo dell’arte e della letteratura. Petali di me in volo (2014) è la sua prima raccolta di poesie. Fa parte di numerose antologie e le sue poesie sono apparse su numerosi blog, tra i quali Poetrydream e Big Splash_Network Poetico. E’ stata protagonista di numerose mostre, tra le quali, “Rosso di donne” e “Arte di facciata”.

Oronzo Liuzzi, coautore della presente opera, è nato a Fasano (BR) e vive e lavora a Corato (BA). Artista poliedrico, durante la quarantennale attività, ha esposto in numerosi musei e gallerie a carattere nazionale ed internazionale. Ha pubblicato numerosissime raccolte di poesie ed è inserito in molte antologie tra le quali In forma di scritture (2012) e L’evoluzione delle forme poetiche, a cura di Ninnj Stefano Busà e Antonio Spagnuolo (2013).

DNA è una densa e originale plaquette scaturita dal sodalizio letterario tra Bucci e Liuzzi che, empaticamente uniti nel loro poiein e forti di notevoli e raffinati strumenti espressivi, producono un testo armonico e avvertito.

In esso i materiali forniti dai due autori divengono esteticamente un unico discorso, proprio per la sintonia, sorgiva, spontanea ed estatica che li lega.

Questa si rivela nella fluida urgenza del dire, in una parola attenta e tesa a scandagliare il reale, a riflettere su tutte le situazioni del mondo esterno, partendo, e questo è un dato fondante, dalla dualità dei testi presentati, che si fa un unico ipertesto. .

Perché il titolo DNA? A questa domanda sembra di trovare la risposta nelle parole di Rossana quando nello scritto iniziale, intitolato Dialogo in azione afferma che il nostro DNA è un’energia necessaria completamente nuova, originale che abbatte tutte la barriere e distanze come la poesia e l’arte vuol essere.

Se ognuno di noi ha un DNA unico, proprio nella creazione artistica il poeta, essendo in quell’atto, più che in ogni altro, autenticamente se stesso, riesce a raggiungere la verità, sgretolando ostacoli e spazi, come dice la stessa Bucci.

La poesia deriva da una scatto biologico connesso alle profondità dell’inconscio e sotteso per ogni vero poeta proprio al DNA: così, come afferma Liuzzi, il poeta si fa interprete del rapporto che unisce l’essere al divenire per ri-trovare un transito di appartenenza e soprattutto per vivere la vita come luogo di costruzione e di condivisione.

Si potrebbe aggiungere che proprio tra essere e divenire si situa l’attimo in senso heidegeriano, feritoia atemporale, dalla quale scaturiscono i versi, unico antidoto, nello stabile tendere e avvicinarsi all’indicibile, allo scorrere inesorabile del tempo.

In Gocce di emozioni, una delle poesie più alte del testo, il binomio Bucci – Liuzzi (in corsivo le parole di lei e in formato standard quelle di lui), realizza un tessuto linguistico suadente, luminoso, icastico e magico, nel riflettere sui temi della verità, del dire, del tempo, dello spazio e sul comprendersi tra persone.

In una chiarezza sottesa ad un uso magistrale di metafore e sinestesie, si giunge ad un livello ontologico nella poesia stessa che ricorda vagamente, che sembra essere somigliante, come da una provenienza, alla poetica di Mario Luzi.

Recensione
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