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e mi domando la specie dei sogni

Giovanni Perri nato a Napoli nel 1972. Ha pubblicato poesie su molte riviste cartacee ed on-line e ha vinto due primi premi in concorsi di poesia.

e mi domando la specie dei sogni un titolo programmatico che sottende una scrittura onirica e visionaria come lo sono i sogni stessi nel viverli nello stato di sonno ed anche ad occhi aperti.

Fin dagli albori dei tempi i sogni hanno colpito l’immaginazione dell’essere umano e chiedersi la specie dei sogni stessi, come fa Giovanni Perri, per ciascuna persona, un compito intenso e ricco di stimoli.

I sogni sono stati oggetto di studio di Freud, che li leggeva come proiezioni di desideri e di Jung che li considerava in modo mistico – magico come premonitori secondo la sua teoria della sincronicit.

Se ci caliamo nelle atmosfere descritte da Perri sembrerebbe pi intonato al suo sentire l’approccio junghiano e infatti molte poesie prendono le mosse proprio dai sogni stessi, senza determinismi o chiusure alla fantasia di stampo freudiano.

Il testo non suddiviso in scansioni e tutti i componimenti sono forniti di titolo. Presenta una postfazione ricca di acribia di Ivan Ferrari.

Programmatico la composizione di apertura a partire dal suo titolo allusivo: Vi dico. Questa poesia, nel rivolgersi dell’io – poetante al lettore con un tono connivente e profondo, esprime efficacemente il senso della scrittura stessa a partire dall’incipit: “- avrei un tavolino pieno di concetti/ e di poesie giocattolo per farvi divertire/ un piede per darvi direzioni… “.

Nei suddetti versi il poeta s’improvvisa, con una certa dose di ironia, guida di coloro che lo leggeranno, nel riflettersi, nel ripiegarsi della poesia su se stessa in un gioco di specchi affascinanti.

L’io – poetante si esprime con immagini di solito chiare e le poesie sono sempre affabulanti e cariche di una certa carica intellettualistica.

Il poeta invita i lettori a leggere e scrivere e chi legge deve immergersi nella pagina per recepire il messaggio profondo, raffinato, ben cesellato ed avvertito.

Versi icastici, tutti efficacemente risolti spesso in un unico respiro e ottima la tenuta anche di quelli lunghi debordanti e intensi.

Poetica antilirica quella del nostro nella quale l’io – poetante molto autocentrato e in una poesia alta, intitolata Due, il poeta afferma nella chiusa:-“…fossimo dell’impresa di capirci veramente…”.

I suddetti versi, rivolti ad un’interlocutrice femminile, della quale ogni riferimento resta taciuto, costituita da parole esatte ed acuminate nelle quali il Nostro esprime l’idea di fondersi, di provare insieme alla donna le stesse sensazioni all’unisono:-“… /e ti raccolgo e ti sento/ mio albero/ mio teatro invisibile/…”.

Il poeta conscio della carica di pensiero divergente che connaturata alla poesia stessa, elemento che emerge nel componimento La mosca nel quale Perri s’identifica nell’insetto che diviene simbolo del poeta stesso. Infatti qui Giovanni afferma che suo compito, mestiere quello di rompere gli assi cartesiani, centrare rovelli poetici e di essere l’assente di turno.

Vagamente underground il discorso del Nostro che trasferisce con eleganza in poesia emozioni gridate e nello stesso tempo sorvegliatissime.

Recensione
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