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Geografie Private

Riccardo Campion è nato ad Alessandria nel 1966. Traduce da varie lingue, tra cui il polacco e il bulgaro per le riviste di poesia online IrisNews e Atelier. Su quest’ultima sono apparse le poesie Siamo entrati nel mondo, Ottobre, stazione e Il primo giorno dopo l’operazione.

Geografie Private, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è la sua raccolta poetica d’esordio. Il volume presenta una prefazione di Fabiano Alborghetti esauriente e ricca di acribia.

Il testo non è scandito ed è costituito da componimenti eterogenei tra loro quasi tutti forniti di titolo. Cifra distintiva della poetica di Campion espressa in quest’opera è quella di una vena intellettualistica.

Il poeta puntando la sua cinepresa sulla realtà in tutte le sue sfaccettature, come attraverso un gioco di specchi e lenti deformanti, ce la restituisce in versi originali, profondi e avvertiti.

Una parola detta con urgenza decolla instancabilmente sulla pagina e ogni componimento, sempre efficacemente risolto, diviene carico di senso attraverso una sempre elevata densità metaforica sinestesica e semantica.

Una poesia che, anche se gridata, finisce sempre con l’essere ottimamente controllata, nonostante aleggi il tempo che inesorabilmente scorre come un fiume impetuoso che non si può fermare, durata che ha per precipitato inevitabile il senso della morte e della precarietà.

Siamo sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi, e si contano gli anni a manciate, per usare un’espressione di Milo De Angelis. Tuttavia, come correlativo oggettivo e salvifico esiste la poesia stessa, che, soprattutto nei suoi esiti alti, e tali sono quelli di Campion, ci salva.

Sembra di scorgere una maniera che spesso assume la connotazione neo orfica, in quanto le composizioni, per quanto abbastanza chiare e non alogiche o anarchiche, hanno spesso una consistenza misteriosa, magica, vanno decriptate e devono essere lette più di una volta per essere recepite e intese.

In Controra, a proposito di tematiche alte, viene nominata la verità e a questo proposito torna alla memoria l’ultimo Fortini di Composita solvantur con il suo verso memorabile …proteggete le nostre verità…Tuttavia è diversa la verità come vuole farcela intendere il Nostro perché afferma che la verità la trovi forse solo negli scomparsi, nei nascosti, nelle porte socchiuse.

Una verità dunque che coincide con una pulsione inconscia per i vivi che la ritrovano a brandelli e inevitabilmente inespressa nei morti.

È magmatica la linea espressiva di Campion, nell’approccio alla parola stessa, nel ritrovarla dopo averla smarrita: e qui avviene l’attimo forte, qui scocca la scintilla della pienezza dell’essere che solo la poesia può fornire, a meno che non ci sia un’uscita religiosa e mistica.

E bene quanto suddetto è sintetizzato nei versi di un componimento senza titolo: - “// Qui ti vorresti trasformare in sale / o sabbia per vestirti delle orme / di piedi oppure essere vapore /…”.

Spiazzante e affascinante la densissima poesia di questo libro nella convinzione condividibile dell’autore consistente nel fatto che comunque prevale nella vita il privato che è l’interiorità dell’essere stesso.

Recensione
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