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Gigli a colazione

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (Alessandrial) nel 1949. Laureato in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano, è stato per dieci anni sindaco di Castelnuovo, promuovendo il Centro Internazionale di Studi “Matteo Bandello”. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e ha vinto vari premi.

Gigli a colazione è una raccolta non scandita che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.

Il libro presenta una postfazione di Ivan Fedeli ricca di acribia.

È il poeta stesso in un breve frammento situato prima dei componimenti a svelarci l’etimo, le intenzioni del suo testo poetico.

Scrive Isetta, riferendosi al titolo dell’opera: - “Perché questi testi sono stati proposti ad amici lettori al mattino, all’ora di colazione, con la segreta ambizione di offrire versi puri e puliti come i bianchi gigli in fiore” -.

Del tutto antilirica e anti elegiaca la poetica dell’autore, intrisa invece di una vena intellettualistica e riflessiva.

Le parole sono dette con urgenza e tramano tessuti linguistici intensi e affascinanti caratterizzati da una forte densità metaforica e sinestesica che produce segrete illuminazioni.

In Gigli a colazione il Nostro dimostra una coscienza letteraria notevole e riesce a creare un senso di sospensione nell’adoperare uno stile assertivo ed epigrammatico attraverso uno scarto poetico molto elevato.

Nel leggerli sembra di affondare nei componimenti che, tuttavia, non sfiorano nemmeno la forma alogica e quella anarchica.

Sembra d’intravedere e intendere una vena surrealistica in questo poiein e Isetta, attraverso una vaga linearità dell’incanto arriva al dono del turbamento attraverso immagini scattanti, leggere e icastiche.

Anche un senso di mistero sembra pervadere le composizioni di Gianfranco, elemento prodotto da una vaga bellezza nell’assemblaggio delle parole che fluiscono in periodi brevi.

Per esempio in Il cielo e le pareti l’autore descrive un incontro con un “tu” del quale ogni riferimento resta taciuto: - “… /Ora tu entri e quella porta s’apre/al vuoto, per il silenzio che chiede/Scrutavo il tempo al fondo della piazza- …/.

L’autore ci rivela qui che siamo sotto specie umana per dirla con Mario Luzi e che siamo inevitabilmente nel cronotopo quando il tempo stesso diviene visibile al fondo di una non precisata piazza

Se in poesia tutto è presunto le poesie del libro presentano tutte una forte dose d’ipersegno e sembra che il poeta, partendo dai sensi, ci fornisca quelle sensazioni che ognuno di ognuno di noi ha provato ma che non eravamo mai riuscito ad esprimere in parole.

Anche una natura molto rarefatta è presente nei versi di Isetta e vengono detti il cielo, il vento e varie specie vegetali che divengono simboli e metafore di una vita che merita di essere vissuta in pieno e con attenzione per cui il poeta diviene un feticista del quotidiano.

Recensione
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