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Gli dei sono malattie

Enzo Villani ha pubblicato varie raccolte di versi: tra queste ricordiamo Girasoli bruciati, Fermenti, 2008; è autore anche di romanzi e vive tra Istanbul e Roma.

Il testo, che presenta il sottotitolo Epigrammi ed è prefato da Gualtiero De Santi, non è scandito ed è strutturato in modo omogeneo; ogni pagina della raccolta include due poesie, quasi sempre molto brevi, e, in chiusura, incontriamo l’unica composizione lunga, che ha anche un contenuto programmatico, intitolata Gli Die.

Gli dei sono malattie costituisce una rilettura in chiave postmoderna della classicità, attraverso la descrizione di una estesa galleria di personaggi dell’immaginario, spesso dei o dee, a volte altre entità, a ognuno dei quali è dedicata una poesia.

La scrittura è permeata da una vena di sottile ironia, ma è anche nominato un forte senso del dolore e si percepisce la sensazione di un sentimento di perdita e di caduta, detto con tono sarcastico e irriverente; nel panorama odierno l’opera si colloca in una posizione di assoluta originalità per i suoi contenuti: infatti un libro intriso tout-court di cultura e tematiche relative al mito è veramente un unicum; in ogni componimento una figura della leggenda si esprime in prima persona; è presente un aspetto ludico in questa poetica, che si manifesta in un tono lapidario e originale.

Si deve sottolineare che ogni verso inizia con la lettera maiuscola e termina con il punto: questi elementi contribuiscono a dare compattezza formale ai vari segmenti, li rende molto concentrati e anche icastici, simili a schegge acuminate.

L’insieme delle poesie costituisce un caleidoscopio di immagini, una polifonia di argomenti e situazioni molto eterogenee tra loro, sempre in bilico tra gioia e dolore; la dizione è vagamente lirica, caratterizzata da precisione e velocità, che si coniugano ad eleganza stilistica ed ogni componimento è efficacemente risolto; le composizioni sono suddivise in varie stringhe minime di parole da una frequente punteggiatura.

Spesso ’incontriamo situazioni scabrose ed erotiche, senza cadute nella pornografia, e non manca il tema della metamorfosi, in sintonia con il mondo atavico, che fa da sfondo, anche se, talvolta, vengono detti elementi della contemporaneità, come il bus, il condominio e l’ecstasy, che creano slittamenti temporali.

Come scrive il prefatore, “con bella concisione epigrammatica, il testo che ci avvia alla lunga suite dei ritratti antichi, proclama che stare al mondo è angoscia, è cura (al modo leopardiano): asserisce che i nostri indugi sulle illuminazioni momentanee, persino quelle del sesso e insieme del desiderio di conoscenza ed espansione, valgono l’affanno, i deliri e le inquietudini; che tutto ciò che rimane alla conclusione di una vita come di un’esperienza, corrisponde alla falsità oppure al martirio”.

C’è da mettere in rilievo che una forte chiarezza espressiva caratterizza il tessuto linguistico del libro, che può essere letto come un poemetto, per l’unitarietà del tema che accomuna tutti i frammenti, simile ad un mosaico, del quale ogni poesia è una tessera; anche l’aspetto poematico contribuisce a dare alla stesura una valenza antica. per il genere praticato, che viene a definirsi con un poiein composito e variegato, che si apre ad epifanie ed accensioni.

La scrittura è fortemente avvertita e domina una notevole urgenza del dire attraverso poesie che sono spesso composte da un distico, a volte da un unico verso; nelle immagini, create dai sintagmi, si riscontra spesso una forte dose di corporeità e di fisicità, con le quali i vari io-poetanti si relazionano con la realtà circostante come in I Coribanti:-“Talvolta andando con le man/ Al cielo e le braccia slanciate/…/E voi guardando la brace degli occhi/ Labbra di cinabro e bocca di ramarro/ E occhi di fiamma e lingua di fiele/”-; Ogni brano è sotteso ad una forte dose di ipersegno, a un rimando ad altri significati; a volte la forma si risolve quasi in un gioco di parole, come in Bellerofonte:-“Conoscete la differenza/ tra sognare di volare e avere le ali?”.

Nella poesia suddetta prevale un tono giocoso e leggero, mentre nella maggior parte delle liriche aleggia un forte pessimismo, che si evince a partire dal titolo Gli dei sono malattie: perché l’autore scorge anche nella beatitudine, divina in senso pagano, una tenace compresenza del male di vivere, che si traduce, appunto, nella malattia dell’anima.

Gerione

Ero il più forte del giro mani da per tutto.
Uno mi denunciò: i buoi nutrivo con la carne.
Allarmai l’opinione pubblica. Venne un Ispettore..
Dall’Alto e fu la fine: me li tolse tutti.

Dioniso

Con un bicchiere passa la malinconia.
Poco e vi scioglie delle pene.
Per i miei gusti mi vedete effeminato?
Vi farò sbranare da una delle mie donne.

Recensione
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