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Raramente, nel panorama della poesia del terzo millennio, ci si imbatte in un'opera di questo tipo, e ciò per due motivi: innanzitutto il genere e poi, per una connessione inscindibile ad esso, per la particolarità di una purissima bellezza. Poesia dalla cifra originalissima, quella di Gemma Forti, dalle tonalità vibranti e contenute, tuttavia, in uno stile, una forma pura e classica, dominata da un nitore e una maestria nel descrivere situazioni. Dicevamo il genere: si tratta di un poemetto in cinque tempi, modalità piuttosto rara nella poesia contemporanea e, tuttavia felicemente praticata da alcuni, basti pensare agli esempi di Maria Luisa Spaziani con la sua Giovanna d'Arco, o da Marco Loi col suo Angél.

Contrariamente alla raccolta di poesia tradizionale, sia pur scandita e composita, il poemetto in prosa o romanzo in versi, che dir si voglia, condensa un unico tema, un'unica misura, sia pur complessa e articolata, nella quale il discorso diviene un fluire d'immagini che sgorgano l'una dall'altra, in questo caso precise e misurate nella loro leggerezza.

Così l'incipit della prima sezione intitolata "Un pomeriggio assolato":

Angelica | Nel patio della bianca villa isolata | Adagiata mollemente sotto la fresca Fiesole | Nella calma di un pomeriggio toscano | Assolato | primi di giugno dell'anno di grazia | Millenovecentodieci | China sul libro aperto | Avida legge:  | Caterina da Siena | figlia di Jacopo Benincasa | forte e robusta da adolescente | capelli e trecce | si fustigava più tardi | tre volte al giorno | digiunando per sé e per il bene del mondo": qui ritroviamo l'incedere del verso libero con una musicalità avvolgente e lo slittamento temporale 1910-2000, data dell'uscita del libro, si coniuga ad un'aurea leggera e icastica.

Leggiamo nel terzo tempo intitolato Nel giardino ulula il vento, nel componimento eponimo:

Piove a dirotto
Dalla finestra interminabile
L'acqua scroscia
Ora bianca ora giallastra

Chiusa nella sua stanza
Accanto al caminetto acceso
A pomeriggio inoltrato attende
Mai passano le ore

Verso le diciannove Si alza un forte vento
Che ulula nel giardino scuote le piante
Furioso batte sui vetri del terrazzino

Sembra quasi un uragano
La terra beve assetata
A pioggia d'ottobre eppure così simile
A pioggia d'agosto del malinconico Guido Gozzano…

Intimismo, bellezza, versi di grande densità metaforica e leggerezza e precisione, si coniugano e la figura di Angelica sembra essere al centro della scena e pare che pareti misteriose contornino l'aurea della scena e dello spazio, come se la stessa protagonista fosse, e forse è vero, proiezione della poetessa che l' ha creata.

Piove a dirotto
Dalla finestra interminabile l'acqua scroscia
Ora bianca ora giallastra

Chiusa nella sua stanza…

Si respira nel poliedrico dipanarsi del testo, un'atmosfera magica e rarefatta, il fluire di una parola arcana e moderna, toccata da una grazia soave e femminile, che traspira da ogni singolo sintagma, un afflato fiabesco, che si proietta nella storia con voli pindarici espressione di una fantasia precisa ed esatta, come dice Stanislao Nievo nella prefazione:-"E questa forse è la risposta alla domanda iniziale Probabilmente il destino di un poemetto in prosa è quello di sollevarci usando le ali della lingua, al di sopra di ogni moda, sentimento e ricerca, in cerca di un momento assoluto. Dopo essersi bagnato nelle lagrime di una donna innamorata, questo è il volo del mondo umano dal papa a Castro applauditi insieme nel quarto tempo del libro". Così leggiamo nel XXII componimento Ventun gennaio 1998

Ventun gennaio 1998
Il Papa a Cuba
Nella piazza della rivoluzione
Cristo accanto a Che Guevara

Giovanni Paolo II:
"Il mondo si deve aprire a Cuba
Cuba al mondo"

Fidel Castro
"Noi siamo due uomini a confronto…"
Precisa Giovanni Paolo II
Nell'intervista sul jet.

Vespa imperversa a "Porta a Porta"
Dialogando sull'evento eccezionale

Fidel
Ultimo rivoluzionario comunista"…
Cede le armi davanti a Cristo

La folla applaude
Mentre il Dipartimento di Stato degli U.S.A.

Fa sapere che l'embargo è una legge".

Qui si coniuga misticismo, politica e umanità: la possibilità di tendere un arco, di creare un ponte, di unificare gli opposti di giungere a una connessione di politica e misticismo cristiano . Tra la voce di Woytila e quella di Castro, nel loro umanissimo confronto, pare di leggere l'apoteosi del tanto difficile connubio tra umano e cristiano, che dovrebbe sintetizzarsi per ogni uomo in quella Dichiarazione dei diritti, tra cui quello alla felicità che fa parte della costituzione degli U.S.A. Eppure l'embargo è una legge e chi ne è penalizzato, sono i bambini degli ospedali irakeni, che molto poco probabilmente, tutti insieme, come quelli occidentali, potranno in un prossimo futuro o nel presente, leggere poesia.

Recensione
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