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Gli occhiali di Sartre

Ivan Fedeli (Monza 1964) insegna Lettere e si occupa di didattica della poesia.

Ha pubblicato diversi percorsi poetici, tra cui Abiti comuni (Il Ponte Vecchio), Dialoghi a distanza nel volume Sette poeti del Premio Montale (Crocetti), Vie di fuga (Biblioteca di Ciminiera), Un mondo mancato (Il Foglio, finalista Premio Caput Gauri), Inventario della specie opaca (LietoColle, finalista Premio Sandro Penna e Teatro naturale (puntoacapo).

Gli sono stati assegnati il “Premio Montale”, il “Premio Luzi” per l’inedito, il Premio Gozzano” e il “Premio Vent’anni di Atelier”.

Gli occhiali di Sartre, la raccolta di poesie del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Elio Pecora esauriente e ricca di acribia.

La prima poesia del libro ha un carattere programmatico ed è scritta in corsivo nel suo precedere le scansioni dalle quali è composta la raccolta.

Il suddetto testo si può indubbiamente considerare una riflessione in versi sulla vita nel nostro postmoderno occidentale nell’era dei cellulari e di internet; in questo componimento nell’incipit vengono dette le anime belle che potremmo essere noi tutti come cittadini del nostro tempo inseriti nella caotica vita di una metropoli, per esempio Milano.

Tali persone sono denominate sentinelle dei tempi con efficacia e potrebbero essere considerate dei feticisti del quotidiano per la loro sensibile tensione critica nel loro relazionarsi con la realtà.

La stessa realtà potrebbe essere fatta della stoffa sia di eventi minimalistici, come attendere il verde al semaforo, sia di cose più astratte come la contemplazione del cielo o anche dei sogni, anche di quelli ad occhi aperti.

Anche in questa raccolta Fedeli, come per esempio era già avvenuto in Teatro naturale, realizza una galleria di tipi umani, entrando nelle pieghe delle loro menti e soprattutto osservandoli dall’esterno anche nell’aspetto.

Per esempio il soggetto nominato in Quattro carciofi potrebbe essere il padre di tanti ed è tratteggiato come un derelitto o un perdente, una persona della quale il poeta ha una viva compassione.

Nel libro Ivan alterna composizioni più definite con titolo ad altre che non ne hanno e quelle che hanno il titolo lo riportano tra parentesi, elemento che crea intense magia e sospensione oltre al senso di un’arcana provenienza.

Riguardo al nome della raccolta Gli occhiali di Sartre, che è il celebre autore della Nausea e il teorico dell’esistenzialismo, si potrebbe dedurre che l’io – poetante immagini di usare egli stesso gli stessi occhiali puntati sul mondo per coglierne l’essenza, l’etimo dell’esistenza stessa, nel penetrarla profondamente, o meglio delle esistenze in cui si proietta.

La sezione Immaginando Parigi è un poemetto sul tema della stessa capitale francese sulla quale Fedeli si sofferma sia sulla mappa urbana, esteriore, della città sia sui vari tipi da cui è popolata, dalla cameriera che nell’incipit serve il caffè, fino ai lavoratori pendolari in metrò che sono detti con una certa compassione.

Di raccolta in raccolta il Nostro si conferma acuto indagatore del suo tempo e con la sua vena alta e affabulante nell’esprimersi, con un inconfondibile stile da prosa poetica, crea tessuti linguistici densi semanticamente e originali, espressione di una poetica elevatissima, sottesa nella sua genesi a una forma di realismo in poesia.

Recensione
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