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Guanciali di terra

Caterina Accardo in Guanciali di terra, ricorda la natia terra di Sicilia, dove affondano le sue radici. La poetica che l’autrice ci presenta, nel testo che prendiamo in considerazione in questa sede, è tout-court lirica: la poetessa, con immagini che, a volte risultano icastiche e risolte, manifesta, nel suo poiein, una vena immediata, che si realizza con una scrittura quasi elementare, sicuramente chiara e nitida, nell’oscillare continuo tra gioia e dolore, luce e ombra. Anche se molto spesso vengono trattate situazioni dolorose, la poetessa non si geme mai addosso e il risultato è un tessuto linguistico equilibrato, privo di preoccupanti sbavature. E’ un procedimento per accumulo, quello che ci presenta Caterina Accardo e ogni immagine, spesso, pare scaturire da quella precedente; l’aggettivazione è frequente e ciò intensifica l’alone di semplicità che pervade tutti i testi della raccolta, caratterizzati da una certa pesantezza del discorso / piuttosto frequentemente.

Il testo non è scandito e tutte le composizioni sono provviste di titolo. I componimenti che Caterina Accardo ci presenta, pur essendo estesi, sono costituiti da tanti segmenti, tante frasi brevi, che la poetessa assembla insieme, creando un risultato di forte compattezza espressiva. C’è un rimanere alla superficie delle cose dette, in queste poesie, caratterizzate da una forte densità metaforica e semantica. Una tematica, fondamentale in questo testo, è quella amorosa, che esalta la tensione lirica / di queste poesie: è un amore, quello detto dalla Accardo che è sempre intriso di naturalismo con esiti che ricordano vagamente le poesie amorose di Pablo Neruda:-“/Un boato sordo / uno scoppio d’ira. / Trema la terra / e sprofonda il sorriso. / Quanto spazio attorno! / Sapore di tormenta. / Il seme della vita / ad incastro tra fiumane di pensieri. / Corto è quel brivido / bagnato il suo sudore. / Vivi il suono dolce di un richiamo / abbarbicata al tuo grande amore. / Tu vivi una tenera agonia, / nel mare verde dei ricordi. / T’imbevi di passione / gongola il tuo cuore / /”in questo componimento, intitolato non a caso Intima assonanza, con immagini efficaci e vagamente visionarie, la poeta ci presenta, riuscendo a dirlo efficacemente, tutto il turbinio di sentimenti, di idee, di slanci e di tensioni, che fanno parte dell’immaginario amoroso e che è un denominatore comune della passione erotica, nel senso di esperienza totalizzante. Da parte dell’io-poetante femminile c’è tutto il pathos provato che l’eros provoca. Si tratta di un componimento verticale che ha una patina di barocchismo nella sua tormentata, tutt’altro che fluida stesura; c’è anche, in questa poesia, il senso di una situazione estrema, quasi come se si sfiorasse la morte. Come dice nell’acuta prefazione Monia B. Bellamello, in queste liriche viene dato risalto alla percezione del circostante, più che alla sua natura oggettiva; si tratta di una poesia che dà spazio a sfumature soggettive anche attraverso l’uso di una frequente aggettivazione, forse troppo accentuata. Non ci sono inganni di sorta: è un percorso che si sposa al concetto puro di poesia, quello che richiede di entrare in consonanza con i versi, senza troppo chiedere alla biografia delle cose; in tutto ciò c’è una tensione verso l’idilliaco, verso l’incantevole, cosa molto rara nella poesia contemporanea italiana e anche straniera..

In qualche componimento riscontriamo un tessuto linguistico più complesso, per una forte carica di intrinseca visionarietà. Leggiamo la poesia Beffa, che è tutta un trasalire di sensazioni forti, che si traducono in immagini debordanti, legate intrinsecamente l’una con l’altra:-“Arroventate molecole / di silenzi indistinti / carrellata di sogni // ammainati nel tempo/ / fuorvanti indizi / di fresche brezze. / Dondola un aitante scettro, / cresciuto al riparo / di un organico schema, / indiscusso respiro / di sghignazzi / sollazzi e tremori / Le dominanti correnti / afflosciano il cuore, che è vivo e corrotto, pochezza nel niente…”; qui è tutto indistinto, magmatico, privo di coesione, al limite con l’alogico, con quello che in pittura può essere definito astrattismo: è un componimento del tutto verticale, che presenta un forte scarto linguistico, dal linguaggio standard. Troviamo nella raccolta una certa eterogeneità di toni e di registri espressivi: infatti ci sono nel libro poesie del tutto antitetiche a quella suddetta, che è composita e articolata. Per esempio, il componimento Piano è denso di quella che si può definire linearità dell’incanto:-“/Ciliegi in estate / agghindano vasti orizzonti di luce, / piano t’incammini / sulle ali del vento / e respiri piano, ma intensamente. / Piano / volgi lo sguardo indietro, / e, senti a credere, ritrovi subito / le linee ordinate: / dell’organico spunto d’amore /…” Qui il respiro si fa più disteso e viene, con versi ariosi e precisi, rappresentato un idillio tra natura e poeta, idillio che coinvolge anche il lettore.

Qui domina una natura che trova nei ciliegi il simbolo della vita e dell’amore, in una descrizione, tutta giocata in plein-air. La natura stessa viene detta in questo libro, non troppo frequentemente e, quasi sempre, attraverso elementi vegetali che si stagliano in paesaggi da eden, come in Si aprono le viole, poesia semplicissima e forse un po’ ingenua:-“Corone e diademi rilucenti/ sgusciano i fiori/ dal profumo inebriante…”. . Un forte amore per la vita traspare in queste poesie, frutto di uno sguardo sulle cose, sguardo che si trasforma in immagine, attraverso la parola. Per intendere bene questa poesia, occorre far sparire l’autore dall’orizzonte del verso, durante la lettura, per farlo riapparire solo dopo, nella riconsiderazione del tutto, senza però cercarne l’esattezza.

 Noi due

 La sedia impagliata
In un angolo del piano di sotto
E’ lì che mi aspetti seduta
Con la mente carica di preoccupazioni
con il sorriso più tenero stampato sul volto.
E’ lì che mi siedo appena cenato
e profondo in una pace che il sole ha donato.

Rughe indurite negli anni dal vento
sul volto tuo,
sul mio di sempre
vellutate dai ricordi
i ricordi di un tempo
del nostro tempo.

Le posate rimaste alla rinfusa sul piano
e noi di beatitudine intrisi stasera
Stasera è una sera tra tante sere
tutte uguali, tutte colme
del nostro inestinguibile amore.

Notte di luce

Due passi nella notte
e fornaci annebbiate
infiammano il tuo occhio.
Coriacee intemperanze,
occhiate oscurate;
Vendono sorgenti,
accenti informali
Curiosi elementi
Occhiate oscurate
Ventilano sorgenti,
accenti informali.
Curiosi elementi
di verbose tracce
incollate ai briosi paesaggi.
Carrucole incrostate
di querule impronte
e tu gironzoli, inquieto, scontroso
Nelle acque fresche del ruscello
si specchia la luna
luce nella tua notte.

Recensione
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