Servizi
Contatti

Eventi


I figli dei cani

I figli dei cani è una raccolta di poesie scandita in due sezioni: quella eponima e quella intitolata Le rovine del mare.

Il testo presenta una prefazione di Marco Ercolani acuta e sensibile.

Già il titolo del libro riesce a farci individuare la visione del mondo dell’autore connotata da una lacerata identità perché è intesa la sua vita come quella di altri simili a lui generata dai cani e non dagli esseri umani e in questo vi è dichiaratamente un intento provocatorio nella sua ironia.

Interessante e necessaria la nota dell’autore stesso in chiusura nella quale Marià scrive che il suo libro non è un’automatica corrispondenza biografica, aggiungendo che la doverosa precisazione nasce dal rispetto, dall’onestà e dall’affetto verso la sua famiglia per evitare ogni fraintendimento.

Non si tratta quindi di poesie d’occasione e l’io – poetante non è Enrico ma una sua proiezione nella tenace fantasia di dire il peggio possibile nello specchiarsi sul fondo per poi risalire in superficie nella vita.

È ovvio che l’io-poetante potrà per certi versi somigliare all’autore ma in ogni caso non deve essere visto come un suo alter ego.

I componimenti sono fatti di immagini crude e gridate pur nel loro essere felicemente controllate nel loro debordare.

Tutte le composizioni sono senza titolo elemento che ne accresce la carica di vaghezza e di mistero.

C’è un tu al quale l’io – poetante si rivolge che è presumibilmente l’amata, ma in alcune poesie il poeta si relaziona anche alla madre e al padre.

Scrittura lapidaria e icastica nella sua leggerezza nella quale i versi procedono per accensioni e spegnimenti imbevuti di quotidianità nel loro essere dal tutto antilirici e anti elegiaci.

Molto fortemente presente è il tema del male da individuare nella violenza fisica e verbale frequentemente presente nei componimenti.

Ma lo stesso male si attenua tendendo all’innocenza perduta quando l’io – poetante vorrebbe farsi bambino.

Si legge di un erotismo estremo detto con urgenza in modo molto realistico ma senza mai cadere nella volgarità della pornografia.

Non si parla solo di eterosessualità ma anche di omosessualità e l’io – poetante arriva addirittura a prostituirsi.

L’io – poetante, come dal titolo, si autodefinisce bestia e cane nel suo approccio all’amore e al sesso e in contropartita alla tematica dell’amore c’è quella della morte vista come liberazione.

Quindi una forte carica trasgressiva connota le poesie della raccolta e si avverte la presenza di una forma di maledettismo in chiave postmoderna.

Il tema dell’abbrutimento connesso a quello dell’uso di sostanze stupefacenti si coniuga a quello della corporeità nei versi: essere promosso a carne/ da battere, violentare/ sono le umiliazioni/ che mi fanno ammazzare/ di calci i randagi.

È la carne martoriata dell’io – poetante a farsi parola in uno scatto e scarto memoriale di momenti non nel riviverli ma piuttosto nel ricrearli immaginandoli.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza