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I nomi delle cose

I nomi delle cose, la corposa raccolta di poesie di Giancarlo Baroni che prendiamo in considerazione in questa sede, nella sua composita e articolata struttura architettonica, rivela le intenzioni consapevoli dell’autore nell’usare i suoi strumenti letterari sottesi ad un’avvertita coscienza letteraria.

Il titolo del libro è sicuramente programmatico se le cose divengono tali solo quando vengono nominate e si fanno parole per il correlativo oggettivo di montaliana memoria.

Una fertile fantasia creativa legata a quanto suddetto è l’etimo dell’ordine del discorso affrontato da Baroni.

Si tratta infatti di un libro intrigante anche perché non è monotematico e in esso sono affrontati molteplici aspetti dell’esperienza umana come la guerra, l’amore e l’arte, in particolare quella pittorica.

Non a caso il testo è scandito nelle seguenti sezioni: La polvere di cavalieri amici, Un seme tra le mani, La partenza del padre, Le arpie dei pesci, Siete voi che amiamo, Solo chi rasserena amo, L’amore ha la stessa verità e Le trappole di Rauschemberg.

Serpeggiano costantemente nei versi inquietudine, senso di morte e senso del mistero.

Il ritmo dei versi che si evidenziano inverandosi in tessuti linguistici chiari, luminosi, icastici e a tratti affabulanti, crea nel complesso un’eterea luminosità nei dettati spesso stringati e sempre concentratissimi.

Cifra essenziale della poetica del Nostro pare essere una vena antilirica che è connotata da un incontrovertibile intellettualismo che permea i componimenti e non è assente il tema del sacro.

Stabile pare essere una parvenza affabulante che raggiunge magia e sospensione nei sintagmi che diventano immagini di quelle che si potrebbero definire delle micro narrazioni in versi.

Programmatica la poesia che apre la raccolta intitolata I battesimi del conquistatore nella quale lo stesso protagonista battezza (cioè nomina) montagne, laghi e fiumi con i nomi della sua lingua.

È presente qui il tema del potere nel distico conclusivo: Da domani sarà proibito / chiamare le cose in un altro modo.

Nella prima sezione si leggono poesie brevi e concentrate sul tema della guerra e del combattimento in atmosfere imbevute da un forte onirismo purgatoriale.

Si tratta di composizioni vaghe nella loro chiarezza e leggibilità ed è presente il tema del mistero.

Affascina il fatto che, se è vero che in poesia tutto è presunto, il lettore non ha la sensazione, la percezione della raffigurazione detta con urgenza di una delle tante guerre dei nostri giorni che rattristano nei telegiornali, quanto piuttosto di eventi bellici che riportano a contesti medievali e rinascimentali anche se in ogni epoca storica la guerra è sempre un pervicace male.

Si evidenzia nelle poesie la presenza di un bestiario attraverso molte specie animali che vengono nominate che sembrerebbero diventare simboli e a volte il poeta gioca con le rime alternate.

Recensione
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