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Ieri e domani (poesie 2007- 2017)

Ieri e domani di Rossella Luongo, la corposa raccolta di poesie che prendiamo in considerazione i n questa sede, non è scandita e costituisce un insieme di testi prelevati dai vari libri dell’autrice, una delle voci poetiche più promettenti nel nostro panorama odierno vista anche l’ancora giovane età della poetessa.

Nel suo sapersi rinnovare di raccolta in raccolta la Luongo segue sempre il filo rosso di una scrittura neolirica, chiara e luminosa nella sua icastica leggerezza, qualunque siano gli argomenti trattati.

In apertura il libro presenta una nota critica di Lucianna Argentino intitolata Come un prisma.

A chiusura del volume ritroviamo una scelta di brani critici sulla Luongo a firma di autori notevoli tra i quali spicca quello di Giorgio Bárberi Squarotti.

Ieri e domani, il titolo di questa summa dell’autrice irpina, è intrigante perché ci fa riflettere (e questo è sicuramente nelle intenzioni di Rossella) sul tema del tempo che se è una categoria negativa perché riporta al tema del limite, della finitezza e della morte, come tempo lineare, può trovare un varco salvifico nell’attimo in senso heideggeriano quando proprio il tempo stesso si ferma e diviene feritoia tra prima e dopo, Ieri e domani, appunto, e questo evento catartico può avvenire solo in poesia anche se però può riflettersi nella vita che se è una fotografia trova il suo negativo nella poesia stessa.

Spicca nella poetica della Luongo il tema dell’epica del quotidiano, quotidianità che per ognuno di noi si realizza come battaglia per risolvere situazioni speso difficili se la stessa intelligenza è definita tra l’altro come capacità di risolvere i problemi e se la vita stessa è spesso la pesantezza la poesia sia che sia praticata con la scrittura, sia come lettura, come tutte le arti in generale, riesce a rendere meno gravoso il fardello e riesce a dare luce e forza all’esistere stesso.

Sottesa una venatura elegiaca e creaturale quando la stessa creatura, che potrebbe essere incarnata dall’io – poetante, diviene persona per intrinseca necessità per difendersi.

È presente costantemente una dose di tenerezza e dolcezza nelle immagini connotate da un forte nitore.

Serpeggia in modo inquietante il dualismo bene-male in commistione con il dolore dell’esserci sotto specie umana.

Il dolore stesso però diviene il viatico per raggiungere la felicità che esiste ed è raggiungibile non solo nelle idilliache immagini della poesia che in questo caso ne è testimonianza.

In alcuni componimenti brevi e verticali si evidenzia la forte presenza di una forza assertiva per cui si riesce a sfiorare l’epigramma e del resto qui è tutto proteso in un ripiegamento su sé stessi dell’io – poetante nel suo riflettere sul senso che è finalizzato alla ludica gioia in ogni manifestazione esistenziale.

Natura che fa da sfondo al vivere che fluisce in tutte le sue sfaccettature e che è degno di essere vissuto.

Recensione
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