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Ifigenia siamo noi. Antologia poetica

Il senso di una nuova antologia, come quella che prendiamo in considerazione in questa sede, va ricercato innanzitutto nella selettività del Curatore della stessa (in questo caso Giuseppe Vetromile) nello scegliere le sedici poetesse incluse che, esprimendosi in maniere differenti, raggiungono in modo incontrovertibile esiti estetici alti.

Le autrici antologizzate sono in ordine alfabetico: Lucianna Argentino, Gaetana Aufiero, Victoria Artomonova, Floriana Coppola, Ulrike Draesner, Federica Giordano, Anila Hanxhari, Giovanna Iorio, Amalia Leo, Ketti Martino, Vera Mocella, Rita Pacilio, Vanina Zaccaria, Regina Célia Pereira da Silva, Anna Tumanova, Monika Rinck.

Il filo rosso che guida l’opera vista nel suo insieme è quello della tematica della scrittura poetica al femminile come afferma nella prefazione densissima e ricca di acribia lo stesso Vetromile.

Il testo è strutturato con la presenza iniziale della suddetta introduzione di Vetromile alla quale seguono le sillogi delle poesie e poi vengono le note biografiche sulle stesse autrici, alcune straniere.

Viene in mente, e questo è il tema conduttore della presentazione, se esistano come categorie una poesia al maschile e una al femminile.

Una differenziazione di tale genere potrebbe essere avvalorata dall’incontrovertibile scatto e scarto biologico che avviene nella genesi del poiein poetico considerate le differenze fisiche uomo – donna.

Se questo è un dato interessante da prendere in considerazione molto più pregnanti e importanti sono da considerare gli aspetti culturali, sociologici, psicologici, antropologici e storici che sottendono la condizione della donna stessa considerata ontologicamente in maniera diacronica.

E qui entra in scena la simbolizzazione attraverso la figura di Ifigenia e il suo sacrificio che viene detta nella mitologia greca.

Ifigenia come archetipo della condizione femminile dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni, già stigmatizzata da fenomeni come il femminismo nella lotta per l’emancipazione della donna.

Del resto il sesso femminile non è debole dal punto di vista fisico visto che in media le donne sono più longeve dei maschi.

Scrive il Curatore che Ifigenia siamo noi, siamo ancora tutte noi, donne madri sorelle mogli figlie compagne. Siamo noi che lottiamo per la nostra libertà e per i nostri diritti, in qualunque tempo della storia e in qualunque luogo della terra.

E quindi la poesia per il passaggio dal sacrificio alla liberazione, poesia come salvifica redenzione, riscatto.

Se ha scritto un’altra poetessa, Patrizia Cavalli, Le mie poesie non cambieranno il mondo, si deve però ammettere che la poesia stessa sia un fatto di elevata intensità etica, frutto del pensiero divergente che è alla base della creatività.

Per questo le autrici antologizzate proprio scrivendo (e non solo scrivendo) escono dalla condizione del sacrificio per una femminilità che riesca a realizzarsi a tutto tondo proprio in un rapporto paritario con l’universo maschile.

Recensione
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