Servizi
Contatti

Eventi


Il diavolo a molla - antologia 5

Fermenti Editrice, prestigiosa casa editrice romana, diretta da Velio Carratoni, alla quale hanno collaborato, tra gli altri, Giorgio Bárberi Squarotti, Dario Bellezza, Giacinto Spagnoletti, Domenico Cara, Mario Lunetta, Gualtiero De Santi, Aldo Rosselli, Vito Riviello ecc. ha in catalogo numerosi testi di poesia, saggistica e narrativa e anche diversi testi antologici, tra i quali il libro che prendiamo in considerazione in questa sede, intitolato Il diavolo a molla, curato da Donato Di Stasi. Lo stesso Di Stasi, interrogandosi sul significato di altri titoli, afferma, nell’introduzione, che un’antologia può servire a definire il punto di arrivo del processo di autocostituzione della lingua italiana, oppure a individuare quale livello stilistico è in grado di produrre una particolare età storica. Una raccolta poetica verifica la serietà oggettiva degli autori presentati, la loro determinazione ad agire letterariamente in presenza di lettori concreti. Da un lato chi viene antologizzato acquista coscienza del proprio lavoro nel confronto di stili e tematiche, dall’altro il pubblico (sentendosi rappresentato) può assegnare il diritto di scrivere versi, permettendo ai poeti di ricomparire come riconosciuti biografi della società.

Perché il titolo Il diavolo a molla? Si tratta di una citazione colta tratta da un’opera del ‘900 di Henri Bergson, Il riso, saggio sul significato del comico; come scrive Di Stasi, passate in rassegna le ragioni della comicità, il filosofo francese prendeva in considerazione un gioco d’antan, consistente in una semplice scatola dalla quale (chi lo ricorda) scattava fuori di sorpresa un diavoletto impiastricciato, tanto per mettere paura ai bambini. Il divertimento risiedeva nel cacciare il pupazzo in basso, aspettando che la molla si ricaricasse di nuovo, fino a sollevare il coperchio e a far riapparire l’orrido (si fa per dire) demone. Il comico si originava da due situazioni meccaniche: quella del pupazzo a tirarsi su e quella del bambino nel ricacciarlo nel suo finto inferno. La metafora appare chiara: il diavolo a molla con la sua rigidità simboleggia la condizione odierna della poesia, in molti casi schernita e derisa, nemmeno si tratti di un parto di imbecilli. D’altro canto il diavolo a molla esorta a cercare nella scatola della coscienza e della scrittura inattese sorprese linguistiche, scelte tematiche inusitate, nuovi scatti ritmico-melodici.

I poeti antologizzati sono dieci: Giorgio Bárberi Squarotti, Domenico Cara, Velio Carratoni, Antonino Contiliano, Gianluca Di Stefano, Silvana Folliero, Marcella Leonardi, Tommaso Putignano, Antonio Spagnuolo e Vinicio Verzieri. Lo schema, proposto nell’antologia, consueto per quanto riguarda quelle curate per Fermenti Editrice, è il seguente: dopo l’introduzione, curata, in questo caso, con notevole acribia, da Donato Di Stasi, seguono dieci schede, corrispondenti agli autori inclusi. In ognuna sono presenti una nota biografica, osservazioni critiche personalizzate, relative ai testi antologizzati e, infine, i testi poetici stessi. Vengono rappresentati dieci universi poetici eterogenei, appartenendo gli autori a diverse generazioni ed avendo ognuno una particolare cifra distintiva. I poeti presentano tipi di sensibilità variegati tra loro e sono accomunati dall'intenso desiderio di trasmettere ai lettori profonde e più o meno chiare verità. Attraverso l’insieme dei poeti antologizzati, si vengono a conoscere diverse fisionomie di autori che traggono dalla vita, ognuno a suo modo, le occasioni del quotidiano, per trasfigurarlo e sublimarlo in poesia. I temi e gli stili dei poeti qui inclusi, spaziano dal naturalismo all’epicità, dal surrealismo alla visionarietà, fino al documentarismo interiore. In Italia il genere dell’antologia continua a proliferare e questa, tra le tante, pare essere una delle migliori del settore, sia per l’alto livello dei testi inclusi, che per la sua struttura organica ed esauriente. Si tratta di un testo piacevole alla lettura, sia per il critico, sia per il cultore di poesia (che poi, quasi sempre, è a sua volta poeta).

Le antologie pubblicate nel nostro paese presentano schemi intrinseci diversi tra loro: ce ne sono molte che presentano solo i testi tout-court e altre nelle quali solo pochissimo spazio è dedicato alle note critiche o altre dove per ogni singolo autore è presente un solo testo. Il diavolo a molla, contrariamente agli esempi suddetti, presenta una notevole organicità, tra testi, note critiche e note biografiche, per cui l’opera può essere vista come un tutto, come un insieme compiuto, nel quale ci si può soffermare maggiormente su qualcuno dei singoli autori o singole parti; da segnalare la qualità degli autori presenti in questa antologia: tutti i poeti selezionati sono di alto livello.

Il primo autore che incontriamo è Giorgio Bárberi Squarotti, decano della critica, guida morale per i tanti giovani che ha formato, dispensatore di provvidi consigli per quelli che gli hanno sottoposto le loro sillogi e le loro prose. Giorgio Bárberi Squarotti è la personalità più importante e significativa, tra quelle che incontriamo in questa antologia. Le poesie che il nostro ci presenta, raccolte nella silloge intitolata Dalle parti del Tanaro, sono caratterizzate da una notevole estensione; si tratta di testi connotati da chiarezza e nitore e da una frequente aggettivazione. Incontriamo un tono affabulante e narrativo, al quale ben si adatta la notevole lunghezza di ciascun componimento. Si ritrovano anche atmosfere e andamenti classicheggianti. È presente anche una forte dose di erotismo raffinato che non sconfina mai nel pornografico. In Dalle parti del Tanaro si riscontrano idilliache raffigurazioni naturalistiche e un forte senso di magica sospensione e mistero; fatto saliente è che in queste prove si fondono un tempo attuale e uno mitico, realtà ed epos; incontriamo in esse una forte musicalità, icasticità e leggerezza. Come afferma il curatore, non inganni il loro favoleggiare preordinato, il divagare di un passato mitico: siamo di fronte a uno straordinario documento allegorico sull’esistenza Poiché tutto è finto in questi pezzi levigati e classicamente rotondi, tutto risulta anche terribilmente vero e autentico, nel mentre la vita passa come una meteora e trascina nella sua traiettoria, rimpianti, nostalgie e fantasmi.

Il secondo autore antologizzato è Domenico Cara, studioso d’arte e di letteratura, editore e giornalista che ha pubblicato numerose opere di critica e di poesia. In questa antologia il nostro ci presenta componimenti poetici per la maggior parte brevi, molto concentrati e costituiti da una o due strofe molto stringate. Il titolo della silloge presentata è L'infinito in ogni dove. La natura pare essere lo scenario nel quale sono ambientate queste composizioni, tutte ben risolte e levigate. Incontriamo in esse raffigurazioni di falde d’acqua o di mari; è una natura rarefatta, quella che ci presenta l’autore, natura che ha una vaga venatura neorfica. C’è, in questi testi, talvolta, un tono tragico che trova in In annegamento, la sua più inquietante espressione, avendo questo componimento per argomento, appunto l’annegamento di un ragazzo, contemplato dalla madre, con il suo straziante dolore.

Il terzo autore antologizzato è Velio Carratoni, saggista, narratore e poeta, che firma Giravolte sessuali e altre ribellioni. Carratoni nel 1971 ha fondato la rivista “Fermenti”, periodico a carattere culturale, informativo, di attualità e costume. Programmatico il primo brano intitolato Un poeta non gareggia. Con costrutti lapidari e ironici Carratoni si riconnette al tema fondamentale dell’antologia, cioè quello che la poesia sia da molti irrisa e sbeffeggiata, nel contesto postmoderno in cui viviamo, anche se, in esso, ci sono molti che scrivono versi. L'autore afferma che i poeti sentenziano le loro verità esclusive, ritenendosi incompresi, reputando la nostra lingua profanata e invisa. Prevale un'acuta critica all’attuale sistema letterario, come stigmatizzato in I critici non leggono, per cui possiamo considerare questi componimenti originali e metapoetici. I temi di Carratoni sono rarefatti e efficacemente risolti, tramite una forma icastica ed elegante. Come scrive Di Stasi, il nostro adotta una lingua corposa e ritmica, razionale e realistica; del resto un espressionismo vivido, leggero e scattante, caratterizza anche la narrativa di Carratoni.

Il quarto autore è Antonino Contiliano, nato a Marsala, che presenta la silloge Contropresente. Le poesie sono tutte divise in strofe e procedono in lunga ed ininterrotta sequenza, in un fluire ininterrotto, secondo i dettami di quello che si potrebbe definire un neobarocchismo. Tutti i componimenti iniziano con la lettera minuscola e questo può dare il senso di un’arcana e misteriosa provenienza. Prevale un certo gusto per lo sperimentale. Talvolta emerge una sottile alogicità; si può scorgere una certa entropia in questi versi, un disordine di cui l’autore è cosciente con cui produce alti esiti estetici. Tuttavia, in Nel giardino sotto il mare,, l’autore adopera un registro espressivo diverso, con costrutti più distesi e squarci naturalistici. Come scrive Di Stasi, ci troviamo di fronte ad un materiale prezioso, un breviario di ecologia letteraria, fondato sulla benignità della natura e sulla pericolosità del Potere.

Il quinto autore selezionato è il giovane Gianluca Di Stefano, che presenta Poesie e altre amenità. Silloge caratterizzata da una forte chiarezza e da un grande nitore. Un versificare che scorre sulla pagina senza sforzo, leggero e icastico, vagamente neolirico. Componimenti densi di significato, quelli di Gianluca, sia che si rivolga con sentimento amoroso ad un tu femminile, come in Il patto, sia che si scelga, come in La poesia che dice nulla, interlocutori quali Bukowskj, Borges, Kerouac, Neruda, Ungaretti, Edgar Lee Master, nonché Emily Dickinson ed altri. Come afferma il curatore, Di Stefano ci sveglia nei nostri letti piccolo borghesi e ci sbatte in faccia l’alienazione e la nevrosi che cerchiamo di stordire davanti agli schermi televisivi.

Silvana Folliero ci presenta la silloge Una nuova Itaca. Una vena narrativa e affabulante caratterizza la sua poetica, sia che ci presenti un colloquio scritto senza andare a capo, sia che proponga pezzi vagamente neolirici, molto rarefatti, quasi gridati, ma sempre controllati. Prevale spesso una forte crudezza venata da una certa visionarietà. Si tratta di tematiche che raggiungono esiti icastici, anche per una punteggiatura spesso serrata di verso in verso. Una raccolta che ha per argomento privilegiato gli esseri umani, i figli, ad esempio o, collettivamente i popoli della terra.

Marcella Leonardi è nata nel 1967 a Pesaro. Da sempre appassionata di cinema e letteratura, subisce in particolar modo il fascino della cultura americana e del cinema di Hollywood di cui è un’appassionata studiosa, l’autrice ci presenta la silloge Aurora. La forma dei suoi componimenti è elegante, leggera e icastica e il ritmo sostenuto e ben cadenzato. È forte anche la capacità di cogliere la psicologia dei personaggi, che fa vivere sulla pagina come in Due donne, dove sono descritte due figure al bar, non più giovani, nella loro tensione di voler apparire ancora belle e piacenti. A volte c’è un tu al quale la poeta si rivolge, come in Notte brava,, in cui l’io poetante al femminile si rivolge ad un uomo che arriva in casa sua nella notte, in un’atmosfera vagamente inquietante, quasi gotica.

Tommaso Putignano, nato nel 1972, ci presenta la silloge Si riparano bambole di carta. Si tratta di brevissimi frammenti che, a volte sembrano irrelati tra loro. Poesia gridata e dal ritmo martellante, quella di Putignano, costituita da versi che sembrano giustapposti, ma che hanno un rigore logico. Voce acida, metallica, quella del nostro, scrive il curatore, voce che annuncia nuove geometrie esistenziali, un altro cibo per la mente, un altro modo di riparare l’anima fatta a pezzi, o coscienza ridotta a brandelli, o pensieri cablati e affondati nel nulla. Poesia dell’ansia, veloce e scattante nelle sue descrizioni visionarie. In Cuore sacro, c’è una forte tensione dell’io poetante verso un fondersi, un indifferenziarsi con la natura che lo circonda.

Antonio Spagnuolo, figura rilevante della letteratura italiana e del ‘900, nella silloge Stagione ormai incisa, conferma la sua vena peculiare, che porta a compimento una poesia a tratti alogica come già notato da Asor Rosa nella sua antologia dove il poeta napoletano è citato. Nell’ultima produzione del nostro si avverte il senso del tempo che passa inesorabilmente e una strenua volontà di resistere nella vita il cui anelito è affidato alla forza della parola espressa. Descrizioni affascinanti caratterizzano questa silloge, nella quale il tema del tempo pare essere centrale. Spagnuolo sa dosare con le parole, in una forma sorvegliatissima, per cui ogni componimento pare essere risolto con eleganza, e l’io-poetante si perde di volta in volta sulla pagina per poi ritrovarsi. Scrive acutamente Di Stasi che, in questo autore, la dimensione escatologica dell’Oltre e l’incepparsi continuo delle cose e delle occorrenze quotidiane, rappresentano le quinte di un teatro che va svuotandosi, senza perdere d’importanza e di significatività. Antonio Spagnuolo si dimostra maestro nel tenere testa ai muti cani, invocati come Eros e Thanatos.

Tutti i testi che Vittorio Verzieri ci presenta sono senza titolo e ciò ne accresce il senso d’indeterminatezza e di mistero. La silloge denominata Società minata potrebbe essere definita un poemetto nel quale attraverso il dirsi della parola l'autore riflette su molti argomenti, a partire dalla poesia stessa e dai suoi esponenti. In questa silloge ritroviamo i versi strutturati in strofe in un procedere per accumulo, in un vago monologo interiore. Vengono qui trattati vari temi come quello della civiltà minata e anche quello della trascendenza: “Se mi confronto/ con la passione di Cristo/ e con i suoi seguaci martirizzati/ sorrido del mio squilibrio”. C’è un tono assertivo, gnomico in questo brano che può apparire tout-court come un esercizio di conoscenza.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza