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Il Digiuno natalizio

Sergej Zav’jalov ha al suo attivo numerose pubblicazioni e prestigiosi riconoscimenti, tra i quali: il Premio Andrej Belyj nel 2015 e a Pistoia il Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari nel 2016. E’ autore di testi “insoliti” per la frammentarietà e la polifonia, nei quali affronta temi diversi: l’antichità greca e latina, le etnie ugrofinniche (il popolo mordvino), l’assedio di Leningrado (1941 – 1944), la rivisitazione del mondo sovietico.

Il Digiuno natalizio presenta un’esauriente prefazione di Paolo Galvagni, autore anche della curatela e della traduzione. E’ stato pubblicato in collaborazione con la Fondazione Marino Piazzolla di Roma, presieduta da Velio Carratoni. Il libro è scandito nelle seguenti sezioni: Tra i denti (2006-2007), Quattro buone novelle (2008), Il Digiuno natalizio (2009) e Cantate sovietiche (2012-2015). E’ inserita a fronte la versione in lingua originale.

Come afferma Galvagni nello scritto introduttivo, intitolato Nell’aureola dei raggi, nella poesia russa contemporanea non si troverà un poeta simile a Zav’jalov: egli ha creato un suo mondo, al quale è assegnato un posto particolare nella letteratura russa. Fin dall’inizio ha evitato il pericolo della continuazione pedissequa di temi altrui… Sergej Zav’jalov è una delle figure centrali delle lettere russe, se si guarda la poesia come un’attività viva.

Si deve sottolineare che le tematiche affrontate dall’autore in Il Digiuno natalizio sono spesso relative a fenomeni estremi, a volte epocali, come il terrorismo, l’Olocausto e la Seconda Guerra Mondiale. Altri motivi ispiratori sono la cultura mordvina, con un testo che rappresenta una sorta dei “Quattro Vangeli mordvini” e lo scontro tra la teoria marxista e la realtà implacabile della storia sovietica, raffigurato attraverso un ciclo di monologhi tragici. Poetica al massimo grado antilirica, quella di Zav’jalov. Non a caso ha dichiarato che la poesia lirica accanto alla musica accademica è forse la più fragile e inerme tra tutte le manifestazioni dell’intelletto umano. Quello che colpisce e coinvolge il lettore è la capacità creativa multiforme dell’autore, che, attraverso una personalissima sperimentazione, riesce a produrre testi che hanno un impatto fortissimo con il pubblico, grazie all’efficace dose di empatia che riesce a trasmettere tramite i numerosi flussi di coscienza e i brani descrittivi che entrano in gioco.

La cifra essenziale dei poemi, insoliti e apparentemente incomprensibili, è la loro essenza sinfonica Infatti sono costituiti da varie voci, estranee e diverse. Poesia civile e politica che si rivela in modo unico nel panorama attuale, anche per la grande carica dissacratoria e la crudezza.

Il trittico Tra i denti è formato dai poemi: I giudizi definitivi del signor Terreo, Le ore della distruzione e L’ ultima descrizione sul giornale di bordo. Nel primo scritto, diviso in sette parti, nell’inoltrarsi nella lettura, si ha l’impressione di percorrere una strada magmatica, nell’affondare in pagine densissime. I primi sei segmenti si articolano in una scansione enunciativa e in un’altra che riporta pseudo - citazioni in grassetto da libri sacri (l’Antico Testamento o il Corano). Invece la settima sezione ha un carattere di conclusione ed è scritta in corsivo. Il comune denominatore tra le due stesure delle sequenze iniziali si può ritrovare in un’affinità tra i due livelli espressivi, che hanno entrambi un tono apocalittico, anche se sono molto differenti tra loro. L’andamento dei versi procede a scatti attraverso sintagmi disposti in modo sghembo sulla pagina.

I giudizi definitivi del signor Terreo ha per tema la vicenda di un terrorista detta in terza persona con uno scavo profondo nell’animo del protagonista. I versi anche allineati hanno un marcato carattere anarchico e risultano essere notevolmente icastici. Si parla di un tragitto che Terreo deve seguire per compiere il suo atto omicida e vengono dette anche le sue pulsioni e le sensazioni, fisiche e psicologiche. Il tono è affabulante e connotato da una grande sospensione. Nel finale, che ha una carica di suspense e di vaghezza, viene detto che l’uomo compie qualcosa e che poi la permanenza del poeta nel testo risulta superflua e che il poeta stesso frustrato ne esce. Poi entrano in scena infermieri, poliziotti, giornalisti e le troupe. Indubbiamente il gioco di specchi rappresentato da Sergej, con la poesia che riflette su se stessa, è molto intrigante e pieno di fascino e si può affermare che il poeta inventa tout-court un poiein, un genere di scrittura, del tutto unico.

Le ore della distruzione comprende dieci frammenti brevi ed è dedicato allo sterminio degli ebrei ad Auschwitz.

Il poema eponimo Il Digiuno natalizio ha per argomento l’assedio dell’esercito nazista contro Leningrado nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un’opera composita e articolata con vari livelli di scrittura che s’intersecano ed è definibile come un collage di frammenti sottesi ad una grande armonia. L’opera è suddivisa in sette parti corali, ognuna delle quali ha per titolo una data tra il 1941 e il 1942. Per esempio il primo segmento è intitolato 29 novembre 1941, sabato. Da notare che, nella tradizione ortodossa, “Il Digiuno natalizio” viene prima del Natale (7 gennaio) e ha la durata di 40 giorni, dal 28 novembre al 6 gennaio.

Il poeta coglie nel segno attraverso le atmosfere create tramite una particolareggiata ambientazione storica che ci riporta alla memoria l’atrocità e l’insensatezza della guerra, come quando viene detto, in un brano narrativo, che il nemico ha lasciato sul campo di battaglia più di cinquemila uomini nei combattimenti per la liberazione di Rostov. Inoltre ognuna delle sequenze, nella sua originalità, si apre con Il meteo, uno scritto tecnico, nel quale sono accuratamente delineate le condizioni atmosferiche a Leningrado in quel giorno. Inoltre, sorprendentemente, l’autore fornisce un risvolto mistico nelle vicende narrate, quando vengono detti i santi relativi alla prima settimana del “Digiuno natalizio” e la regola monastica riguardante l’alimentazione, giorno per giorno, durante la settimana. La suddetta vena religiosa è coinvolgente e sorprendente in quanto già nel 1941 e fino alla caduta del muro di Berlino e del comunismo sovietico, la pratica della religione era vietata in URSS. Ad accrescere il senso di una presunta ricerca della trascendenza sono riportati due righi in grassetto in latino del Magnificat, cantato nella funzione mattutina. Nell’orchestrazione globale della sequenza, fondamentali, per il tema stesso del digiuno, il brano Le tessere dei viveri, nel quale sono riportate le definizioni dei tagliandi delle razioni alimentari in tempo di guerra per il pane, i cereali, i maccheroni, il pesce,

Seguono degli inserti che riportano i pensieri di vari interlocutori in prosa o in prosa poetica, inserite in contesti spesso riguardanti la quotidianità. L’autore utilizza, nel delineare le serie delle voci, un procedimento vario e affabulante, nell’esprimersi con quelle che si potrebbero definire delle didascalie accostabili a quelle di una sceneggiatura. Tali ripartizioni del discorso sono precedute da frasi brevi (Io ho detto, Tu hai detto, Egli ha detto, Lei ha detto, Voi avete detto, Loro hanno detto e E abbiamo cantato la funzione mattutina) e fanno crescere il senso di mistero e sospensione.

Un’atmosfera arcana e magica si crea complessivamente nel testo e il dolore controllato è attenuato nella descrizione di una nevicata maestosa al tramonto con i fiocchi che cancellano i segni dello spazio, le linee che scompaiono, la perdita delle ombre e l’affievolirsi dei suoni. Le altre parti de Il Digiuno natalizio hanno la stessa struttura e l’opera globalmente può essere considerata un ipertesto.

La poetica di Zav’jalov risente profondamente in senso diacronico di un passato russo incancellabile. Si apre il poeta alla bellezza in commistione con il mero dato storico e potrebbe aprire una strada da seguire nel panorama odierno della poesia non solo russa.

L'autore, per l'occasione dell'assegnazione del Premio Ceppo 2016, formata da una prestigiosa giuria, presieduta da Paolo Fabrizio Iacuzzi, ha seguito le varie fasi della manifestazione, nonché della presentazione del libro avvenuta a Pistoia, Verona etc., durante un lungo tour culturale in Italia.

Recensione
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