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Il gioco della vita. Diario di una ragazza per bene

Diario di una ragazza per bene, il libro di Elsa Emmy che prendiamo in considerazione in questa sede, può essere considerato un romanzo di formazione nel quale agiscono personaggi di pura immaginazione ed è scritto in terza persona.

Nel testo la protagonista è molto autocentrata su sé stessa e, riferendosi anche a diari ritrovati, che interagiscono con il primo livello di scrittura, compie un percorso metalinguistico il cui scopo è la ricerca dell’identità, anche se per dirla con Pirandello siamo uno, nessuno e centomila.

Il volume presenta uno scritto introduttivo dell’autrice intitolato Le mie ragioni nel quale lucidamente ci dà le coordinate per la comprensione dell’opera che nel panorama contemporaneo spicca per originalità e per la complessa intelligenza che la sottende e che si rivela nell’articolata strutturazione e nell’incontrovertibile introspezione psicologica che la narratrice dedica alla protagonista.

Nel suddetto brano si parla dello stile “tentato” dall’esortazione surrealista e centrale nel plot c’è il tema di un diario ritrovato, restituendoci così la Emmy l’affascinante tema della scrittura nella scrittura.

Si presentano nel linguaggio espressioni in gergo e parole in autentico dialetto siciliano.

Si ritrova una cadenza lessicale che vuole rispecchiare l’orgogliosa appartenenza all’isola tramite un eloquio discorsivo.

C’è il tema di un nuovo genere femminile che si scontra con i pregiudizi perbenisti e con la falsa morale dell’ambiente sociale del Sud negli anni cinquanta, quando ancora l’onore della donna era legato alla verginità da perdere solo dopo il matrimonio nel cui ambito veniva amministrata dal marito la sua stessa dote.

Un lungo racconto di eventi che traccia il modo di vivere ed esprimersi di un arco di tempo che affonda le sue radici nell’800.

Si tratta di romanzare i contenuti diaristici riferendosi a una bambina che nell’altro diario diventa ragazza passo dopo passo con la sua generazione

Scrive l’autrice che il testo del diario è tutto da decriptare, sostituire o reinventare anche perché scritto in terza persona come se la narratrice non volesse svelarsi.

Dal diario stesso emerge una figura di giovane donna con il suo desiderio di emancipazione dai rigidi schemi sociali da raggiungere con la spinta d quell’oscuro istinto che cova in chi è delegato dalla necessità storica di anticipare i tempi pur pagando di persona, in questo caso in modo cruento.

Si realizza uno scatto nel passato, un’analessi, andando indietro di tanti anni per ricostruire l’ambiente della parte mancante e scritta con caratteri criptati.

Appunti tracciati con linguaggio infantile in terza persona per intrecciarsi con i contenuti da cui poi, via via, si evince il carattere di un’adolescente in difficile crescenza in un mondo ostile alle donne.

Si assiste a un variare del lessico che crea atmosfere affascinanti.

Il romanzo è strutturato in capitoli brevissimi e scorrendo il sommario si ha l’impressione dell’importanza fondante del tempo e della Storia, che è da considerarsi su due piani: quello del tempo appunto storico nel suo trascorrere e quello della durata della vita della protagonista.

Per questo il libro si può leggere come una parabola che parte dall’infanzia con i suoi affetti e luoghi mitici come la casa della nonna con la sicurezza di una famiglia patriarcale allargata.

Poi a fare da sfondo c’è la guerra con il rifugiarsi in paese fino all’armistizio e al ritorno alla vita e lo stesso dopoguerra.

E c’è la storia privata della protagonista a stagliarsi su questo scenario nel quale non mancano le estasi mistiche, le esperienze come quella del primo viaggio, i dubbi, la scoperta della sensualità, il primo amore, l’approccio con la cultura, la consapevole ricerca dell’identità, il primo bacio, il vero amore, l’impatto con il mondo, l’emigrazione e il lavoro, vicende nelle quali tutti possiamo identificarci.

Nel primo capitolo la protagonista a 93 anni, donna molto religiosa, in attesa di una partenza, riflette sul senso della sua vita fino al momento in cui chiude gli occhi e si mette in ascolto del suono della voce narrante che le proviene in modo surreale dal suo’interno in un intersecarsi e sovrapporsi di piani narrativi che hanno, trattandosi di voci, una valenza vagamente mistica e c’è da notare che qui avviene il passaggio dalla terza persona alla prima persona nell’affabulante diegesi.

La donna ringrazia Dio per averle dato una lunga vita e pensa che ogni epoca, nonostante la lezione della Storia si ritrova a scontare le colpe delle epoche precedenti che scorrono diacronicamente fino ad arrivare all’iniziale colpa del cancro del peccato originale, che nella concezione del Cristianesimo ha reso l’essere umano mortale perché come è scritto nel veterotestamentario libro della Sapienza Dio non ha creato la morte che deriva proprio dal peccato di Adamo ed Eva.

Notevole pregio nella narrazione è quello della cura notevole dei particolari nelle esatte descrizioni e c’è da notare che in ogni capitolo si ritrovano una voce narrante in prima persona e un'altra voce in terza persona.

Si tratta di un tipo di scrittura densa e il lettore s’immerge nelle pagine, affonda letteralmente in esse per riemergerne affascinato da tipi di eventi nei quali sembra rispecchiarsi come se li vivesse insieme ai personaggi, diventando anche lui personaggio vista l’introspezione notevole o addirittura diventasse personaggio dell’affabulante romanzo che diviene un enigma con la sua scrittura su più piani che ricorda non lontanamente quella di Italo Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore per il moltiplicarsi dei punti di vista in cui avvengono i fatti perché i romanzi contrariamente alla poesia sono costituiti da fatti.

Attraverso la cura dei dettagli e per i vari livelli di scrittura per certi casi Il gioco della vita può considerarsi un ipertesto e si percepisce una magia nelle pagine che si susseguono e dalle quali emerge un forte fascino.

La scrittrice crea un gioco di matriosche di bambole virtuali per usare una metafora e da ogni in ogni singola bambola se ne ritrova un’altra per l’elevato uso degli incastri anche se sempre a monte c’è la storia della ragazza per bene che non accetta l’ipocrisia di un mondo, quello in cui vive, nell’arretrata eticamente Sicilia degli anni Cinquanta e al centro della vicenda c’è il suo desiderio di emancipazione.

Anche altri personaggi fanno parte della narrazione, figure come Giustino personaggio misterioso che arriva a cavallo nella sua villa in un’atmosfera molto evocativa e raggiunge la sua sposa e i suoi figli e le sue figlie con la governante.

Sembrerebbe che i piani narrativi siano slegati tra loro ma leggendo con attenzione si ritrovano coerenza e coralità e altri protagonisti sono la società e i costumi che mutano ed è affrontato anche il tema del male quando l’autrice scrive che dietro la facciata di una persona per bene potrebbe nascondersi un pedofilo o un assassino e visto che il romanzo è ambientato in Sicilia anche un mafioso.

Ma la vita non è una recita, forse è un gioco come scrive nel titolo la scrittrice, un gioco il cui premio per il vincitore è la felicità stessa.

Sembra volerci ammonire Emmy del fatto che la vita stessa va avanti e diventa col passare del tempo per ognuno sempre più difficile e che non si può restare sempre bambini, però è vero che se un adulto rimane giovane nell’anima e nell’approccio alle cose proprio così potrà realizzarsi come adolescente da adulto per raggiungere una dimensione che faccia da antidoto al male di vivere d montaliana memoria.

Anche se il personaggio della ragazza protagonista è di pura fantasia è presumibile che la ragazza che diviene donna sia proprio l’autrice perché come scrive Flaubert ognuno è quello che scrive e la scrittura è sempre d’occasione come affermava Goethe.

Tenere un diario può essere un fatto salutare per inventariare il proprio vissuto nel bene e nel male perché l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori e del resto si può scrivere per sé stessi senza l’ambizione di diventare scrittori per un fatto salutare e anche nel 2022 esistono testimonianze di persone che nei campi di sterminio nazisti si sono messe a scrivere per salvarsi e non a caso sono persone che sono uscite indenni dal baratro e questo Elsa sembra saperlo molto bene.

Recensione
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