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Il giovane dolore

Il giovane dolore è una raccolta di poesie che per la sua unitarietà tematica, contenutistica stilistica e semantica potrebbe essere considerata un poemetto e questo dato è avvalorato dal fatto che i componimenti del volume non sono scanditi in sezioni, elemento che ne accresce la fluidità.

Ai testi segue un’appendice che include i seguenti due scritti: la postfazione Scordato dal dolore di Silvio Aman, e la nota Il tenero fanciullo non vuole morire. Trionfo dell’ossimoro e non -sentimento del tempo ne Il giovane dolore di Silvio Raffo di Sacha Piersanti.

Cifra essenziale della poetica di Raffo pare essere una vena intellettualistica e speculativa espressa in strutture che tendono all’anarchico e a volte quasi all’alogico con una forte componente neo orfica.

Il lettore s’imbatte in testi che trasmettono emozioni rarefatte e si tratta di componimenti che per essere compresi devono essere letti più di una volta con attenzione.

Per entrare nel merito del messaggio che Silvio vuole lanciarci con questa silloge bisogna partire dal titolo il giovane dolore che è da interpretare.

Pare essere un dolore universale, quello della condizione umana, ma come ha scritto Franco Battiato in un suo testo, la gioia e il dolore dell’esistere, il poeta lascia trapelare tra le righe che vi possono essere anche la felicità, la serenità e la gioia nella vita che non esisterebbero se non ci fosse lo stesso dolore, a partire da quello del neonato che viene al mondo piangendo.

Infatti, nella poesia eponima, il dolore può anche sorridere e quindi si crea un gioco di specchi e di rimandi di significati, in un contesto speculativo.

Inevitabilmente per assonanza viene in mente il celebre romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Goethe che fu scritto dal poeta tedesco per sublimare una sua giovanile delusione amorosa.

Solo Goethe che era un forte visto che l’amore stesso è forte come la morte poteva arrivare ad una simile lucida soluzione: fare suicidare il personaggio proiezione di sé stesso nella finzione per farsene una ragione nella vita reale delle sue pene amorose.

E la letteratura salva non solo nell’espressione poetica perché sempre nella suddetta poesia è detto Il mondo un paradiso sconosciuto e questo è un verso veramente ottimistico perché se nella concezione religiosa cristiana il mondo stesso è per antonomasia cattivo, può diventare poeticamente un nuovo Eden, forse utopisticamente, come era il biblico Eden prima del peccato originale.

Anche un tono assertivo, epigrammatico e quasi gnomico caratterizza queste composizioni dalle quali scaturisce una forte dose d’ipersegno attraverso la loro densità e attraverso il tema del detto e non detto.

Non a caso in Quello che eri diretta ad un tu il poeta scrive nel distico della chiusa: Tu la tua vita, paradiso e inferno / io stesso sogno effimero ed eterno.

Un esercizio di conoscenza nel quale nulla è concesso al neolirico e all’elegiaco giocato con una tastiera analogica vincente contro lo scacco che dà la vita stessa.

Recensione
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