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Il gomitolo d'oro

Il gomitolo d’oro è un testo composto da cinquantuno capitoli e in esso sono incluse immagini a colori caratterizzate da un tono onirico e fiabesco che invoca la scoperta di ogni mistero recondito.

Definire questo libro è difficile: non risultando un romanzo né un saggio.

Potrebbe essere considerato una lunga storia, connotata da una forte valenza filosofica, nel suo addentrarsi nei meandri dell'origine vitale.

Il testo è imbevuto di influenze delle filosofie orientali e leggendolo si respira un’atmosfera magica ed evocativa.

Scrive l’autrice in una pagina introduttiva di avere cassetti e scrivanie piene di foglietti, appunti e schizzi, risultato di studi, lavori, pensieri e lezioni e di avere deciso di fare ordine, raccogliendo tante vicende umane in tutti i suoi passaggi, dall’incarnazione, a essere feto e poi bambino, adolescente, adulto, anziano, fino alla morte, e poi ad essere di nuovo parte del Tutto.

È la descrizione di un immenso mandala, fatto di simboli, numeri, geometrie.

È la trama di un disegno raccontato un po’ come una poesia, o forse una fiaba, o una musica che sa di altro mondo.

Indubbiamente, infatti, il testo è intriso di misticismo più vicino ad una spiritualità buddista, induista o tantrica.

Si respirano un’aria e un’aurea insolita, leggendo Il gomitolo d’oro, lavoro molto originale e si ha l’impressione di affondare nella pagina, partendo dal nascere della vita, dal suo etimo più recondito, che è anche il relazionarsi con l’alterità e non solo con l'essenza solipsistica.

Sono presenti magia e sospensione e sembra anche derivare dall’architettura nel testo, una forte carica derivante dall’estetica zen.

Ogni capitolo è costituito da frammenti brevissimi che si susseguono, scaturendo progressivamente l’uno dall’altro.

L’ordine del discorso non procede in lunga ed ininterrotta sequenza. Non assistiamo al dipanarsi di un fluire barocco delle parole, dato che ogni segmento è separato.

C’è una giustapposizione di parti, separate l’una dall’altra da molti punti, come se fossero ognuna dei brevi respiri...

Questa è la nostra storia raccontata in modo lieve ed empatico, eppure icastica sulla pagina.

Il tessuto è denso, leggero ed è presente una forte intensità. In tutta la narrazione c’è una tensione morale verso il bene, l’unità, l’essere come spinte propulsive che trionfano, anche se, tra i temi c’è quello del male, nel suo gioco dialettico.

Viene messa spesso al centro la materia dalla quale è composto il cosmo, perché l’autrice ci descrive un mondo effettivamente ordinato, che tende al suo sviluppo, tramite la sintesi degli opposti: maschile e femminile, luce e buio, sole e luna, umano e divino.

È descritto molto bene l’iter che avviene quando il piccolo uomo, il neonato, si affaccia alla vita, nel suo percepire sensazioni tattili e visive con i sensi.

Vengono dette bene le prime pulsioni del piccolo nel suo essere gettato fuori dalla protezione del ventre materno, nell’attimo tragico e intensissimo del suo primo respiro, che diviene pianto.

Si parla anche del tema dell’Uno, come totalità onnicomprensiva della quale ogni persona, o creatura che sia, fa parte.

In chiave trascendente l’idea non è quella cristiana di anima personale, bensì quella di una fusione con la totalità dopo la morte, un ritorno all’inizio, un indifferenziarsi.

Una fiaba cosmica intrisa di poesia e bellezza, questa di Rosanna Maggio[1].

Perché il titolo Il gomitolo d’oro? Nell’ambito della diegesi questo elemento viene detto più volte e pare che esso possa essere letto come simbolo di una forza redentrice e ordinante.

Lo stesso gomitolo nelle belle illustrazioni di Carla Sturini, appare luminoso e sembra che da esso emerga un filo di luce, che può farsi anche stella brillante del cammino dell’essere umano.

Un libro ottimista, dunque, intriso di speranza e stabile stupore, nonché di gioia, dinanzi all'enigma dell’esistere, un esercizio di conoscenza tout-court, frutto di una poetica della gioia.

[1] Laurea in Medicina e Chirurgia. Frequenta la Scuola di Medicina integrata di Luigi Oreste Speciani. Si Diploma in Psicologia della Scrittura presso l'Istituto di Marco Marchesan, dove è docente di Psicosomatica della scrittura e del disegno.

Recensione
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