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Il pollice smaltato

Gemma Forti, poetessa e scrittrice, vive a Roma dove è nata; ha pubblicato testi di poesia e narrativa.

Il pollice smaltato, con introduzione di Gualtiero De Santi, illustrato da immagini policrome di Bruno Conte, è scandito in sei sezioni: When, A mezzanotte, La teoria dei quel, Mala tempora, Down e Sera obliqua.

Nel complesso il volume, bene articolato, presenta un carattere antilirico e antielegiaco, inquadrandosi, nell’ambito della poesia civile italiana contemporanea. Non mancano, in qualche componimento, fulminanti accensioni generanti anche un carattere giocoso.

Infatti, come scrive il prefatore, quella della poetessa è una scrittura che investe o aggredisce il presente.

Le varie tematiche affrontate si collegano per lo più, alla sfera delle problematiche politiche, economiche e sociali, avendo per oggetto aspetti deteriori della società contemporanea, tra cui la corruzione, la violenza e il tema ecologico, come in La monnezza sale, che si inserisce nella sezione Mala tempora.

Molti i testi in cui è raccontata l’Italia, con le molteplici contraddizioni.

Il genere praticato potrebbe essere quello visuale, per il modo in cui i sintagmi sono disposti sulla pagina; i versi presentano grandezze dei caratteri eterogenei e alcuni di essi sono delineati in corsivo o in neretto.

Spesso l' autrice gioca con le parole e, non a caso, De Santi, nell’introduzione, parla di un neo cubofuturismo, italiano e femminile/ista, affermando che tale scrittura ha scomposto la realtà e i suoi falsi segni.

Si constata una quasi totale assenza di punteggiatura e tutte le composizioni presentano la forma centrata sulla pagina, che dà un tono di vaghezza ai componimenti e, anche per questo, la poetica della Forti si può considerare come sperimentale, per scelte e tecniche utilizzate.

Le strofe sono irregolari nella loro estensione e, a volte, si assiste ad una ripetizione dei sintagmi, che crea variazioni e approfondimenti.

Nel complesso emergono anche spunti naturalistici trasfigurati ed idilliaci e lo stile è elegante e curato.

I versi, luminosi ed icastici, generano una scrittura originale e curata.

Il tono è assertivo. Una vena gnomica, sottesa spesso a queste poesie, è presente assieme a una ironia costante.

Gli accordi procedono per accumulo, in lunga ed ininterrotta sequenza. Affiora, a volte, il tema erotico amoroso, sostenuto dalla descrizione di una evidente corporeità.

L’autrice crea anche termini del tutto assenti nella lingua italiana, come zunnare, esprimente una piacevole cantilena, conferendo alla poesia un tono dolce e melodico nella sua polisemia. A volte, si possono leggere parole costituite da più termini.

Sono presenti sospensione e magia in un libro dalle tante sfaccettature.

Viene sviluppato il tema della violenza, facendo, tra l'altro, accenno al tragico caso di Eluana Englaro.

Il ritmo è scattante. Si realizza nel tessuto musicalità. I versi sono leggeri, veloci, spesso simili a schegge acuminate.

Centrale la poesia IL RE, che può essere letta come un apologo politico.

In sintesi una parodia in versi sull’attuale contesto economico- politico-sociale, espresso, nello stesso tempo, in modo buffo e tragico.

Le tavole di Bruno Conte, ideate per l'occasione, esprimono un'analisi di turbamenti di una massa alla scoperta di fobie aggrovigliate e frenetiche ove lo sdoppiamento umano non è un gioco scomposto, ma una presa di coscienza. Il colore diviene una maschera che si sdoppia alla ricerca di un'armonia mai falsificata o sminuita dalla mendacità delle lingue o dei gesti.

IL BEL PAESE

dove il NO risuona in ogni luogo
quasi sempre di bottega
vile
s/cortese

Recensione
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