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Questo volume raccoglie la produzione poetica di Gianfranco Isetta dell’arco temporale che va dal 2001 2010 e include inediti e vari interventi critici. A questa raccolta ne sono seguite altre tra le quali Passaggi curvi, poesie non euclidee, 2014 e Gigli a colazione, 2017.

L’autore, che ha riportato numerosi premi, è nato a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1949. Le sue prime opere sono Sono versi sparsi, 2004 e Star rosa, 2008 entrambe arricchite di interventi critici di Giorgio Bárberi Squarotti.

Il testo si sdipana attraverso la cronologia dei componimenti inclusi tramite le seguenti scansioni: ANNO 2001, ANNO 2002, ANNO 2003, ANNO 2004, ANNO 2005, ANNO 2006, ANNO, 2007, ANNO 2008, ANNO 2009, ANNO 2010, ANNO 2011.

Tutti i componimenti presentano le date in cui sono stati scritti e questo elemento ci fa intendere anche l’influsso atmosferico che ne ha influenzato le stesure secondo l’alternanza dei mesi e delle stagioni.

Un senso di sospensione e mistero connota le composizioni di Isetta e cifra essenziale della sua poetica pare essere una forte introspezione che sfocia spesso nel rivolgersi ad un “tu” che presumibilmente è quello dell’amata e del quale vengono detti pochi riferimenti.

Quello di una natura rarefatta e intellettualizzata pare essere uno dei temi più diffusi e fondanti di questi versi che, come dal titolo, si rivelano, in ogni circoscritto componimento, come indizi e il tema investigato è proprio quello della vita.

C’è un ottimismo in Isetta che sottende l’idea della possibilità della felicità attraverso lo stupore davanti all’amore e alla natura stessa.

Quindi Gianfranco non è assolutamente un nichilista nel suo essere vagamente lirico ed elegiaco attraverso dettati che procedono attraverso illuminazioni e spegnimenti.

Non a caso in Senza gravità (di pensiero), poesia alta e bella il poeta scrive, secondo un discorso cosmico, di curvatura dell’universo, d’immortalità futura e di spazio e tempo, fattori dai quali non si può prescindere.

Una densità semantica, metaforica e sinestesica caratterizza le composizioni scabre ed essenziali, sempre misurate e ben risolte nella loro eleganza.

Attraverso le datazioni di cui si diceva il poeta sembra scrivere un diario di bordo della vita che naviga nel mare magnum del nostro mondo liquido; allora per noi sommersi dai mass – media nel villaggio globale può aprirsi il varco salvifico di una vita ricca di senso solo attraverso la parola poetica detta con urgenza nel rivolgersi sia ai lettori che agli interlocutori letterari.

L’universo naturalistico del mondo vegetale sembra centrale per l’autore che spesso nomina foglie e piante e frutti come, per esempio l’uva, in Si pigiava l’uva nella quale il poeta rievoca l’atto compiuto di quando era ragazzino di pigiare il frutto con una memoria involontaria che non è vana nostalgia ma ricerca di senso e di riattualizzazione. E il poeta nel finale scrive in questa poesia intellettualmente, non a caso, che l’atto che si compiva non cercava per lui ragazzino un di più o un di meno di senso.

Recensione
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