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Kalende

Valeria Borsa, nata a Voghera, ha pubblicato Canti dell’altrove, 2009.

Kalende, la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, è composita e articolata architettonicamente

Non a caso il volume è scandito nelle seguenti sezioni: Autunno, L’inverno, Primavera, Aestiva vox, Epilogo e Elegie e satire.

La cifra essenziale e distintiva della poetica di Valeria Borsa che emerge dalla lettura di questo volume è quella di una vena neolirica tout – court che sfiora l’elegia in molti componimenti.

L’effusione dell’io – poetante, quella di un’anima sensibile nella sua intelligenza, si svela di testo in testo e il lettore, dall’inizio della lettura compie un cammino e arriva all’ultimo componimento riemergendo, dopo essere affondato nei testi, emozionato e stupito piacevolmente.

Emerge un solipsistico ripiegamento della poetessa su sé stessa nel seguire la fioca traccia di sé stessa.

C’è anche una vena intellettualistica per esempio quando la Borsa dice con urgenza in “Sospesa pace” che esiste una sottile distinzione tra vivere e pensare compiendo un acuto esercizio di conoscenza.

La tematica dominante e fondante è quella della natura espressa soprattutto, oltre che con cieli e venti, attraverso fa nominazione accurata di molte forme vegetali come la resina acre di pino, il sambuco, il gelso, i rovi e le more che divengono simboli di vita, un esistere che appare amore per la bellezza, amore che è anche per sé stessi se l’essere umano è pure natura,

A proposito della natura è spiegato mirabilmente il senso di una fusione ontologica con la natura stessa, un interanimarsi di Valeria con il paesaggio dolcemente e anche con una panica e consapevole ebbrezza.

Linearità dell’incanto domina nel versificare di Valeria cosa rara nel panorama contemporaneo costellato da orfismi e sperimentalismi ed è raggiunto spesso il climax dell’idillio e, a questo proposito, è veramente leggiadra l’immagine metaforica dello scoppiettante sorriso della corrente.

La struttura dei componimenti è connotata da una forte verticalità e le stesse poesie risaltano nella loro nitida e luminosa chiarezza anche se la poetessa gioca con le parole producendo una densità, metaforica, sinestesica e semantica veramente notevole.

Incontriamo una magia sorgiva delle parole nel loro assemblarsi nel costituire immagini che sgorgano le une dalle altre e il lettore resta meravigliato dalla fluida scorrevolezza dei versi.

Una poesia en-plein-air quella dell’autrice e Kalende potrebbe essere illustrato con immagini delle Ninfee di Monet, maestro dell’impressionismo.

Anche una parvenza mistica e religiosa si ritrova nella lode francescana al Signore, nell’Angelo bianco che fiocca e nel chiedersi dell’autrice se è l’anima quest’ansia bianca che si sente.

Attraverso le sezioni si ritrova il dipanarsi felice delle quattro stagioni e tornando al discorso sulla natura dobbiamo affermare che quella detta dalla Borsa è una natura classica, misurata, una natura che riecheggia con le dovute distanze quella di Goethe definita dallo stesso poeta tedesco Abito vivente della divinità, al tempo del romanticismo tedesco caratterizzato da un’immagine della natura stessa inquietante e misteriosa.

Il poiein è atmosferico e materico con sospensione e vaghezza in componimenti aerei che decollano senza sforzo sulla pagina per planare soavemente.

Recensione
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