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La cripta di Superga

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.

La cripta di Superga, la plaquette di Marchetti che prendiamo in considerazione in questa sede, ha come cifra distintiva la realizzazione di una poetica dei luoghi visibili, posti da visitare del capoluogo piemontese.

Il discorso del Nostro diventa intrigante perché si tratta di luoghi che si riferiscono al passato come i Giardini Reali e Piazza San Carlo.

Così entra in scena la nozione di cronotopo perché si tratta di luoghi del passato praticati nel nostro postmoderno occidentale e si crea quindi l’effetto magico e affascinante del tempo inserito nello spazio, in vari spazi.

Programmatica la poesia iniziale intitolata Un’ipotesi torinese nella quale il poeta si rivolge a Torino stessa definita amata – odiata città.

Nella suddetta composizione il poeta usa la metafora della donna – città, e Torino viene detta come una figura femminile sfuggente che offre al poeta il corpo ma non l’anima.

La città diviene una signora irraggiungibile e bella, un’amante perfetta per godere delle gioie dell’amore, e il poeta con intenso erotismo dice che la sua città quando fa l’amore tiene gli occhi aperti.

Torino e le sue bellezze soprattutto architettoniche come occasioni del poiein di Marchetti icastico, chiaro e luminoso e veloce nella sua leggerezza.

È presente il senso della ricerca della felicità, una gioia inseguita che pare irraggiungibile.

Infatti in Anche in questa città il poeta scrive: - “Pensare che la vita potrebbe essere così dolce / anche in questa città - / la guglia della mole s’incastona nel cielo / azzurro e rosato, l’aria tiepida…”.

Eppure, nel suo rapporto ambivalente con Torino, vincono gli slanci dell’anima che si traducono nella capacità di amare la città gustandone appieno le meraviglie artistiche.

Così la ricerca si fa esercizio di conoscenza e i luoghi stessi divengono, per usare una metafora musicale, la colonna sonora della vita.

Una scrittura attenta al dettaglio, raffinata e ben cesellata connota i tessuti linguistici di Loris che controllando le sue emozioni ci offre lo spaccato di una città interiorizzata.

E anche torinesi illustri come Gramsci, Gobetti, Monti e Pavese vengono citati per cogliere l’archetipo, l’etimo della mentalità torinese.

Un’opera originale questa plaquette di Marchetti nella quale è detto con urgenza il relazionarsi del poeta con il luogo d’origine in maniera intensa e a volte veramente struggente.

Siamo tutti sottesi al luogo in cui viviamo e questo emerge particolarmente in questo testo nel quale il poeta conferma la sua intelligenza creativa.

Recensione
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