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La linea curva

Anna Cacciatore per quasi quarant’anni ha insegnato nei licei letteratura italiana e latina e scrive poesie fin dall’età giovanile, ma solo dopo la pensione si è dedicata a mettere un po’ d’ordine tra le sue carte, iniziando a pubblicare due raccolte di poesie, la prima nel febbraio 2007, Il pozzo del cuore, la seconda nell’estate 2009, intitolata A tratti. Ha pubblicato poi qualche poesia sull’agenda letteraria Le pagine del poeta, edita da Pagine, a partire dall’anno 2008 e sempre per Pagine ha partecipato all’antologia I poeti contemporanei (2012, 2013) e ad altre antologie In linea con la poesia (2012), Parole sparse (2013). Recentemente nella collana Perle d’inchiostro è stata edita sempre da Pagine una sua silloge di poesia L’eco del tempo (2014).

La linea curva è una raccolta di poesie non scandita che si può definire tout-court neo lirica.

La poetica che esprime qui la Cacciatore ha come cifra distintiva la tensione verso la ricerca della linearità dell’incanto, sia che si tratti delle descrizioni paesaggistiche, sia che i componimenti si rivolgano a persone care all’autrice nel suo effondere verso di esse la sua sensibilità e la sua anima cariche di affetto e amore.

Una capacità di stupirsi coglie nel segno in queste liriche, secondo un percorso originalissimo, che va controcorrente nel panorama odierno della poesia italiana, nella quale dominano gli sperimentalismi e i nei orfismi.

Chiarezza e immediatezza sono sempre presenti nei testi della poetessa che, d’altro canto, presentano anche una complessità intrinseca, frutto di un’avvertita coscienza letteraria e di una vasta cultura (a questo proposito non si deve dimenticare che Anna è stata professoressa di letteratura italiana e latina nei licei).

Colpisce una grande empatia nella genesi in queste composizioni, una riuscita sintonia, dono raro dell’autrice, nel suo relazionarsi con gli ambienti, gli altri, con sé stessa, nonché con i lettori.

La natura sembra essere la protagonista della maggior parte delle poesie, una natura idilliaca e rarefatta che viene colta in tutti i suoi particolari più segreti con attenzione e dedizione.

Per esempio in Il giardino, poesia nella quale il giardino stesso diviene personificato, Anna, nel rivolgersi ad esso, che presumibilmente è frequentato dalla poeta nella stagione estiva, afferma che quando lei sarà lontana, verranno le piogge a sciogliere i grumi di una terra essiccata dal sole d’agosto e a mettere in scena paesaggi d’autunno dei quali lei non conosce i colori, immagine molto bella.

Anche il tema etico è affrontato quando in Spietato cacciatore, parlando del suo gatto, prima ne fa le lodi dicendo che l’animale ha bisogno di calore umano e che è divertente giocare con lui, ma poi constata che può il felino diventare spietato predatore di lucertole e farfalle.

Nella suddetta poesia viene realizzato un apologo sulla condizione umana, sul bene e sul male, soprattutto quando, negli ultimi versi, la poeta afferma che nulla in natura di innocente esiste – uomo o bestia che sia.

A livello strutturale si riscontra nei versi un forte controllo e tutte le composizioni sono efficacemente risolte.

Quello che connota le poesie è una forte leggerezza che si coniuga all’icasticità del dettato. I sintagmi fluiscono nitidi e musicali, in modo misurato ed armonico, producendo esiti sorprendenti di magia e sospensione. Per esempio in Porto azzurro, la poetessa si rivolge ad una presenza – assenza che ha nel cuore dicendo di sapere che con essa mai avrebbe visitato il porto e tuttavia nel fruscio del vento l’autrice avverte questo tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, e ne ascolta la rassicurante voce.

Recensione
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