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La meraviglia

Ivan Fedeli (Monza 1964) insegna Lettere e si occupa di didattica della poesia.

Ha pubblicato diversi percorsi poetici, tra cui Abiti comuni (Il Ponte Vecchio), Dialoghi a distanza nel volume Sette poeti del Premio Montale (Crocetti), Vie di fuga (Biblioteca di Ciminiera), Un mondo mancato (Il Foglio, finalista Premio Caput Gauri), Inventario della specie opaca (LietoColle, finalista Premio Sandro Penna e Teatro naturale (puntoacapo).

Gli sono stati assegnati il “Premio Montale”, il “Premio Luzi” per l’inedito, il Premio Gozzano” e il “Premio Vent’anni di Atelier”.

La meraviglia, il libro del Nostro di cui ci occupiamo in questa sede, presenta una prefazione di Tiziano Broggiato esauriente e ricca di acribia.

Come scrive il prefatore la nuova raccolta di Ivan Fedeli avrebbe potuto benissimo intitolarsi La traversata di Milano se non fosse che questo titolo è già stato inventato nel 1980 da Vittorio Sereni.

Le sezioni nelle quali il libro è scandito sono precedute dalla poesia eponima che come qualche altra è scritta in corsivo

Le poesie della raccolta a volte presentano il titolo, a volte no e i titoli sono tutti racchiusi tra parentesi, elemento originale che ne accresce il fascino.

Nella poesia iniziale memorabile l’incipit: semplici esistenze sul filo, quasi / l’ombra avesse peso mentre il profilo / sfugge e non c’è sguardo, versi di vaghissima bellezza situati in un’atmosfera di dissolvenza e sospensione che ha qualcosa di veramente magico.

Si stempera il resto della composizione in un’aurea che ha fortemente qualcosa d’inquietante quando il poeta afferma che le esistenze sono particelle da fondo città in uno smarrirsi mentre più in là ci sono le polveri dei camion e alberi al vento turbati.

Composita e articolata architettonicamente la raccolta scandita nelle seguenti parti: Vite irrinunciabili, Code, Gli angeli, Aule, La grande bellezza, L’ora del grigio, Il tavolo zoppo del bar, Dicono l’amore, Esercizi di felicità, Inventari.

Emerge l’elemento della quotidianità urbana.

Nella prima scansione, dopo una poesia in corsivo senza titolo che sembra riprendere la suddetta per il tono vago nel descrivere esistenze, seguono componimenti che, con qualche eccezione, costituiscono una galleria di personaggi maschili e femminili alle prese con il tran tran giornaliero e il poeta con il suo descrittivismo crea con le parole dei versi veri e propri ritratti che sono connotati da un certo realismo.

Serpeggia una forte dose d’ironia nel poiein del Nostro che è caratterizzato da narratività e chiarezza quasi come se ogni singola poesia costituisse un racconto in versi preciso e circostanziato.

E Milano è lo spazio scenico dove i personaggi recitano le loro vite.

Un certo minimalismo emerge nei componimenti per esempio nella descrizione di gesti elementari come quello di aprire il finestrino di un’auto.

E ci sono tematiche forti come quelle dell’identità nel passaggio di una poesia che così recita: / essere un altro solo per un soffio un cambio di marcia /: qui il poeta dà un tono pirandelliano alla sua poesia ricordando Uno nessuno e centomila.

Nonostante la loro essenza narrativa i versi hanno un’intrinseca musicalità e un ritmo serrato nel loro procedere per accumulo costituendo immagini.

Fortissima la densità semantica in un lavoro che è una riflessione sulla vita nel nostro postmoderno occidentale e di raccolta in raccolta Fedeli senza mai ripetersi si apre al tema della ricerca del senso nella nostra contemporaneità attraverso le figure eterogenee nel loro essere calate nella montaliana ressa cristiana.

Ma come nella raccolta A margine prevale l’ottimismo e addirittura, a volte, una capacità di stupirsi dell’autore nel suo specchiarsi nella sua gamma eterogenea di figure.

Cifra essenziale è una capacità affabulatoria detta in versi e tutti noi potremmo essere i modelli umani che Ivan dice con urgenza.

Recensione
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