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La montagna nel mare

Gianni Pizzolari, l’autore del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Milano dove risiede; ha pubblicato una plaquette con disegni di Nunzio Pino negli anni Ottanta. Suoi testi sono apparsi su varie riviste e pubblicazioni; nel 2006 ha pubblicato il poemetto La neve non è bianca. La montagna nel mare è un testo composito, architettonicamente, strutturato nelle seguenti scansioni: Andirivieni, sassi e mare, L’impeto dei giorni scossi, Oltre le valli cespugli, La via che porta altrove, Il pesce a forma di cuore, Gli sguardi di Maria.

In La neve non è bianca quasi tutti i componimenti sono caratterizzati da una forte verticalità e sono molto concentrati; tutte le poesie sono senza titolo e ciò crea un’aurea di mistero; si tratta di testi che possono considerarsi lirici; è presente nella raccolta una forte sospensione unita ad un certo mistero, insieme ad una forte venatura neo orfica. La natura pare essere una delle tematiche centrali; nel tessuto linguistico, dal quale emerge una forte dose di magia; la sezione iniziale può essere letta come un poemetto, paragonabile ad un mosaico, del quale ognuno dei brevi componimenti è una tessera; si tratta di poesie descrittive e i versi sono veloci e scattanti e il ritmo è caratterizzato da una suadente musicalità; in Andirivieni, sassi e mare il protagonista è il mare stesso. Leggendo le poesie, si può individuare un virtuale filo roso che le lega, che pare essere il tema di una navigazione, un tragitto che rimane nel vago e nell’indistinto.

La montagna del mare, libro nel quale emerge un forte carattere di originalità, è costituito tutto da segmenti staccati. Incontriamo, in quelli che potremmo definire frammenti e che sono le parti che costituiscono il testo, una forte oscurità anche se, a volte, si riscontrano delle accensioni, che danno luce alle parole. Un senso criptico pervade le poesie e uno dei temi pare essere quello della liquidità: infatti vengono detti non solo il mare, ma anche la pioggia e il fiume. È presente il senso materico di una natura che viene interiorizzata, attraverso i sensi e si fa parola. Riscontriamo, nei testi, una certa precisione e una indiscutibile icasticità; molto spesso le composizioni si risolvono in un unico respiro ed è presente una sinuosa leggerezza, insieme ad una dolce grazia nel susseguirsi dei versi.

Si potrebbe riconoscere, nella prima scansione, una vera poetica dell’acqua, vista come elemento di rigenerazione e di vita: quanto detto vale a partire dal titolo della raccolta, La montagna nel mare, quasi che il mare possa inglobare o contenere una montagna. Il mare potrebbe anche simboleggiare l’inconscio, dal quale scaturisce la forza plastica di questi versi. In Andirivieni, sassi, mare, è riscontrabile una compattezza espressiva notevole; la mancanza di titolo delle composizioni, ne accentua il senso del mistero, mistero che, a volte, viene detto, come nella composizione a pag.11:-“Mistero dei sapienti / tre o più in dune o mosse / in danze in notte già agitata / stretti nella marcia scivolosa / fredda fatica a volontà / nell’accantonare / sapienti e leggi racchiusi / nella stella marina mobile / alta solida nei secoli bassi”; c’è qui una vaga bellezza, che si coniuga ad una notevole eleganza formale.; i sintagmi sembrano fluire come in un flusso magmatico..C’è anche dolcezza in questi versi precisi e caratterizzati da un grande nitore.

Il libro è articolato e composito e, nella totalità delle sue sezioni, ben coese tra loro, può considerarsi un poemetto. È presente anche il tema del misticismo e la religiosità di Pizzolari può essere vista come un’aurea di senso oltre il quotidiano. Come scrive Mauro Ferrari nell’acuta postfazione, si può anche parlare di valenza morale di questa poesia, e di un pensiero che mira alla serenità della saggezza più che al dogma religioso. Per Ferrari la poesia di Gianni Pizzolari, da sempre caratterizzata da una profonda vena riflessiva di tono lirico- elegiaco, si apre, in questa raccolta, ad importanti novità tematiche e stilistiche, nel segno di un lavoro di scavo e persino di ridefinizione della sua poetica. Si potrebbe in effetti definire questa poesia “religiosa”: esiste infatti un ben preciso filo logico, evidenziato dalle puntuali citazioni del Vangelo, che tracciano per punti la parabola terrena di Cristo cui assiste un testimone a cui è concessa la parola ma non la salda corporeità di una persona narrante. Il testimone è sempre più coinvolto in una dimensione spirituale per lui inusitata e, sebbene non ci sembri giungere ad una vera e propria conversione, acquisisce man mano una più piena consapevolezza del proprio ruolo nel mondo, che funge da momento chiarificatore della propria vita disordinata e di comprensione del male che nel mondo agisce e corrompe.

Una poesia di grande fascino, quella di Pizzolari, metaforica ed ellittica, chiazzata in più punti da opacità e slittamenti, sempre sul filo del ripiegamento, eppure aperta al mondo, slanciata in un afflato ideale, una poesia che sa far dialogare l’hic et nunc con la più alta dimensione spirituale e religiosa, con modalità assolutamente personali e modernissime. Un esercizio di conoscenza.

Recensione
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