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La ragazza di giada

Pierangela Rossi (Gallarate 1956) vive a Milano, dove svolge attività di critica poetica per il quotidiano Avvenire. Ha pubblicato numerose raccolte e plaquette di poesia tra le quali Le avventure di un corpoanima (puntoacapo 2017).

La ragazza di giada è un poemetto suddiviso in due parti che presenta una prefazione di Gina Cafaro esauriente e ricca di acribia.

Da notare che la giada è una pietra dura, untuosa e calda al tatto di colore verde, presente in aggregati compatti.

Il riferimento della ragazza del titolo alla suddetta pietra ci fa preliminarmente intendere che il discorso qui è fondato sulla corporeità che è ovviamente alla base dell’esperienza e del pensiero.

Infatti come scrive la prefatrice il tema del libro è quello del tai chi, antica arte marziale cinese non offensiva nella quale molti trovano un’alternativa alla medicina occidentale.

Dice la Cafaro che Pierangela Rossi sceglie di modulare la voce sulle frequenze dell’incanto per raccontare il suo incontro con il tai chi.

Tutti i componimenti di eterogenea estensione iniziano con la lettera minuscola elemento che conferisce loro il senso di un’arcana provenienza.

Centrale il senso della fisicità e il tai chi stesso diviene una ragione di vita e una notevole fonte di salute, equilibrio e felicità come la poetessa esprime nei versi armonici, rarefatti e didascalici con i quali vuole fare conoscere ai lettori la magia del tai chi che per lei è davvero essenziale nella sua esistenza.

Alcune poesie sono composte da parti senza a capo e questa caratteristica le rende sottese ad una cosciente forma di sperimentazione nelle variazioni del ritmo e della musicalità.

Vengono detti i precetti della medicina cinese collegati al tai chi e il libro pare divenire un manuale teorico in versi.

La pratica di tale disciplina è collegata alle mistiche corporee quando si parla di alcuni esercizi fisici da fare a letto per poi pregare per fare sogni d’oro e d’argento, discorso ricco di fascino.

Il tono dei componimenti è del tutto narrativo e prosastico del tutto antilirico e anti elegiaco nella sua chiarezza e linearità e gli esercizi citati sono simili a quelli dello yoga.

Si tratta di una finalizzazione al benessere psicofisico per accedere all’incanto della poesia come già la Rossi aveva cercato per altre vie nella sua raccolta precedente Le avventure di un corpoanima.

Si avverte la presenza della dimensione ontologica quando il punto di partenza è dichiaratamente il corpo.

Scrive l’autrice che il tai chi contrasta la senescenza pari a una buona notte di sonno, un’alba gustata, un bicchiere d’acqua d’estate, un’amica rivista dopo lungo tempo, l’amore ben riposto, vedere i figli sereni, i nipotini se ci sono.

Il tai chi sembra avere poteri sorprendenti e il discorso su di esso si armonizza e fonde con quello sulla poesia come se i due ambiti fossero tout-court in continuum.

Poesia e tai chi sono due sfere entrambe portatrici di grandi benefici per la salvezza nella vita per un migliore contatto con le cose, la natura e sé stessi.

Recensione
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