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La spira - Poemetto

Mauro Ferrari (Novi Ligure 1959) è direttore editoriale di puntoacapo Editrice. Ha pubblicato Forme (Genesi, Torino 1980); Al fondo delle cose (Novi 1996); Nel crescere del tempo (con l’artista valdostano Marco Jaccond, I quaderni del circolo degli artisti, Faenza 2003); Il bene della vista (Novi 2006, che include la precedente plaquette); Il libro del male e del bene, antologia ragionata (puntoacapo 2016); Vedere al buio (ivi 2017). Ha inoltre pubblicato la raccolta di saggi Civiltà della poesia (puntoacapo, Novi 2008) e i racconti di Creature del buio e del silenzio (ivi 2012).

La spira, l’opera del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è un poemetto scritto tra il 1996 e il 2018 ed è scandita in sei parti numerate.

Al testo seguono delle note dello stesso Ferrari che sono veramente utili per il lettore per giungere alla chiave interpretativa del libro.

Scrive Mauro che questo poemetto, dedicato “Alla mia generazione”, contiene diversi riferimenti alle esperienze vissute da chi è nato tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta; vi sono inoltre diversi riferimenti topografici e non solo alla zona del Novese. Il lavoro ambisce però a rappresentare, secondo i modi della poesia, una riflessione più ampia, che coinvolge le generazioni (almeno tre) dei nati dopo la Guerra, forse le prime della storia umana ad aver vissuto un così lungo periodo di pace (almeno relativa) e a cui poteva essere demandato il compito – oggettivamente in parte riuscito, anche se a caro prezzo – di migliorare le “condizioni oggettive di vita”, ma anche e soprattutto anche di dar corpo a ideali che sono invece pian piano sfumati , tanto che quelle stesse generazioni sono probabilmente le ultime ad aver coltivato ideali utopici – con affetto, rabbia e molta ingenuità.

Equilibrato e controllato il dettato di Ferrari in La spira, che presenta un andamento narrativo e chiaro, icastico e leggero nello stesso tempo e connotato da una vena scattante, luminosa che si rivela nei versi ben cesellati e raffinati.

È lo stesso Ferrari a informarci che da qualunque strada si giunga a Novi Ligure si può vedere la spira della fabbrica Italsider/Ilva, in cui suo padre lavorò come operaio. Nell’inverno freddissimo del 1963 la vecchia fabbrica fu spostata più in periferia.

Poetica di luoghi e cose si può definire quindi quella del Nostro nel suo ricercare, e questo è il dato saliente, la sua identità e quella della sua generazione.

Il testo è corredato da fotografie in bianco e nero intriganti che raffigurano i posti detti dal poeta con estrema urgenza.

E poi s’incontra la tematica della poesia stessa come evento salvifico o percorso alternativo quando il poeta si chiede, dopo aver perentoriamente affermato che la Storia e la vita non danno seconde possibilità e che troppi bivi portano a vicoli ciechi, percorsi in tondo, precipizi, se c’era la linea di fuga, la tangenza immaginifica.

E non è solo un discorso utopico quello dell’autore nel suo chiedersi se avrebbero potuta seguirla lui e i suoi coetanei quella linea di fuga nell’abbattere ruderi mitragliati in fretta e con vergogna per plasmare un mondo nuovo.

Poemetto civile, quindi, La spira, quando proprio l’atto di scrivere diviene esercizio di conoscenza anche se non possiamo andare al fondo delle cose né immergere la mano sotto la superficie.

Un’epicità del quotidiano pare trasudare nelle pagine nel tentativo di chiedersi quale sia il senso della vita e la risposta si può dare solo scrivendo versi: così aprendosi all’ottimismo il poeta scrive che riaffiorano dagli anni le case miracolate e la fabbrica, un eldorado sommerso ai laghi della Lavagnina.

La spira stessa diviene simbolo di un possibile riscatto morale e rappresenta il lavoro nella fabbrica per un rassicurante profitto domestico.

Recensione
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