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La stanza in cima alle scale

Daniela Raimondi è nata in provincia di Mantova. Ha trascorso più di trent’anni a Londra e ora vive in Sardegna. Ha pubblicato otto libri di poesia e una raccolta antologica in edizione bilingue Selected poems, Gradiva, New York. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a concorsi letterari nazionali, tra i quali il Premio Montale per una silloge inedita, il Premio Sartoli Salis per Opera Prima e i premi Mario Luzi, Guido Gozzano e Caput Gauri per opere inedite. È stata selezionata per rappresentare l’Italia all’European Poetic Tournment a Maribot, Slovenia, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico (2012). Il suo primo romanzo L’ultimo canto d’amore, ha ottenuto i premi “Firenze”, “Io Scrittore”, “San Domenichino” e Thesaurus”.

Il titolo del libro di Daniela Raimondi che prendiamo in considerazione in questa sede evoca qualcosa di archetipico e arcano: la stanza in cima alle scale.

Non c’è dato di sapere se questa camera sia parte di una casa o se sia qualcosa di autonomo. Quanto suddetto crea fascino e si potrebbe credere che questa sia la stanza dove la poetessa scrive le sue poesie. in questo postmoderno occidentale quando in un mondo tecnicizzato si è persa l’abitudine della ricerca del silenzio e della riflessione.

Si tratta inoltre del titolo della poesia eponima situata nella sezione Primi dei dell’infanzia nella quale è rappresentato il mondo adulto intravisto dagli occhi della bambina che guarda gli amanti addormentati nella penombra.

Con questo libro la Raimondi si conferma autrice finissima e intelligente, capace di trattare tutti i temi della vita e conscia di essere sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi.

Cifra essenziale della poetica dell’autrice espressa in questo testo è quello di una chiarezza generale che non esclude la complessità, elemento che si rivela tramite accensioni e spegnimenti subitanei veramente folgoranti e mirabili.

La forma è elegantissima e la poetessa riesce perfettamente a dominare la vena magmatica e scrosciante del suo poiein, riuscendo a incastonare nei tessuti complessivi con perizia ogni singola parola e ogni sintagma.

La raccolta è articolata architettonicamente ed è scandita nelle seguenti parti, precedute da tre poesie iniziali: Primi dei dell’infanzia, Riti di passaggio, Foto di famiglia e Piccole storie di paese.

Molto interessanti le due composizioni iniziali intitolate La malinconia dei girasoli e Segni nelle quali Daniela riflette sul senso della scrittura e della poesia stessa, nella ricerca di una spiegazione del fenomeno poesia che paradossalmente avviene proprio in versi.

E tramite i suddetti componimenti la poeta dimostra di credere fermamente che la poesia salva la vita. Così leggiamo in Segni: Se scriviamo è per questo:/ per non dimenticare il sogno, / ritrovare un tocco d’angeli sulla guancia/ e sconfiggere i demoni/ immobili come aghi sotto la pelle…/Scriviamo per l’attesa, / quando un’orbita di luna ha sbagliato percorso, / per la corona di spine che ci sanguina la fronte/ e ci fiorisce le mani nella luce di un verso/.

In questi versi intrisi di misticismo c’è speranza perché scrivendo si possono ritrovare gli angeli e sconfiggere i demoni e anche la corona di spine può fiorirci tra le mani nella luce di un verso.

Predominano i temi dell’infanzia e degli affetti familiari e tutto s’inserisce nell’espressione di una parola magica, leggera, raffinata ben cesellata e icastica.

Recensione
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