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Lallazioni

Salvatore Malizia, psichiatra e psicoanalista, autore della raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Monreale nel 1935; il termine lallazioni, che dà il titolo al libro, sta ad indicare i caratteristici balbettii del bambino che sta imparando a parlare. Lallazioni, che è costituito da poesie, scritte tra il 2004 e il 2006, è un testo composito e architettonicamente articolato, suddiviso nelle seguenti scansioni: Altri cieli, Mitografia domestica, Poesie per Daniela, Tempo e luogo dell’altro, Mulini al vento, Storie senza storia, Effetti di luce: chiude il libro una Nota per il lettore intitolata Le ragioni di una vocazione tardiva, nota in cui l’autore afferma che non è facile chiarire l’origine di una vocazione poetica manifestatasi tardivamente, pur essendo egli stesso cosciente di essere stato influenzato dall’esperienza psicoanalitica a livello di emozioni, pensieri e scrittura.

Il libro si apre con la poesia Lallare, componimento che non è inserito nella prima sezione, poesia nella quale vengono detti la meraviglia e lo stupore che si provano davanti a un bambino che comincia ad emettere suoni, tema già trattato da Alfonso Gatto, in una poesia dedicata al figlio; in Lallare si parla di una presunta felicità del bambino, nell’essere al mondo, nel suo emettere suoni spontanei e semi di parole, promesse di una creatività annunciata; in questo contesto emerge il tema della memoria in versi in cui all’io-poetante sovvengono arcaiche parole, desuete, dette da una madre a un bambino, bambino che potrebbe essere il poeta stesso.

La scrittura di Malizia è essenziale, del tutto antilirica e antielegiaca ed è caratterizzata da chiarezza e narratività. Le tematiche affrontate nelle varie sezioni sono molto eterogenee e diversificate tra loro. La prima sezione, intitolata Altri cieli, ha per argomento un viaggio del poeta in un Paese del Terzo Mondo: in questa scansione riscontriamo, come primo elemento, tutta la malia provata dall’uomo occidentale, nei confronti di una realtà del tutto antitetica alla propria, nello stupirsi dinanzi ad un paesaggio in cui la natura è superiore all’uomo stesso.

Con versi lineari e levigati sono dette con urgenza emozioni forti, filtrate dall’occhio del poeta nel percepire persone e cose completamente nuove per lui. La poesia che apre questa sezione è intitolata: Pioggia a Taman Negara:-“ / Ascolto il tamburo della pioggia sul tetto / fondersi al rumore dei pensieri, / ridondante eco del domani, / nelle oscure stanze della memoria /”; in questa poesia viene espressa una sensazione che è peculiare tra quelle che si possono provare in un contesto esotico, una sensazione di spaesamento, pervasa anche da una vaga magia, provata dall’io-poetante, in uno sfondo caratterizzato dallo scrosciare della pioggia, nel suo fondersi al rumore dei pensieri, in un’arcana fusione di tensione verso il futuro e, nello stesso tempo, ,verso il passato: quattro versi compatti costituiscono questo componimento di per sé icastico e risolto in modo abbastanza efficace.

In queste poesie sul tema del viaggio, come si diceva , emerge il tema del ricordo, per esempio in Viaggiare nei ricordi::- / Ritrovi nella mente / oggetti obliati. / Non fotografare, non filmare, non registrare, / non imbalsamare il reale, / I ricordi vanno incontro a chi li sa ricreare /”. Forse, dinanzi al paesaggio esotico, visto da vicino, nella magia della sua numinosità, il poeta rivede sembianti mai fino a quel momento contemplati se non attraverso lo schermo della televisione, del computer o nelle illustrazioni dei libri o delle riviste.

Quindi, secondo questa modalità, avviene un ritorno virtuale e reale in un luogo dove si era già stati: ecco dunque lo scatto memoriale e il doppio livello del viaggio, nello spazio e nel tempo. Il contesto geografico, in cui si svolge il viaggio dovrebbe essere quello dell’Africa e, quello che colpisce il lettore in queste poesia e la minima presenza di elementi naturalistici detti dal poeta. E, in particolare viene nominata, per esempio, in generale, la parola albero, senza che si specifichi che tipo di albero sia. Più che un viaggio tout-court, quello compiuto da Malizia pare essere un viaggio interiorizzato con venature filosofiche:-“ / Si viaggia per sfuggire / agli astri avversi / a se stessi / Non c’è nulla da scoprire / nella realtà virtuale / senza tempo e spazio. / Strugge la nostalgia / per le illusioni perdute / e per i tanti te stesso / da cui a fatica, tu sei separato. / L’ora che volge al desio / seduce, solamente, / dal quadrante di un orologio svizzero / ; in questa poesia c’è tutto il dolore per qualcosa che si è perso e che non tornerà più: il componimento è pervaso da un forte senso di nostalgia, sentimento verso qualcosa di cui ogni riferimento resta taciuto: allora il viaggio è per sfuggire da una realtà che va stretta un rifugio, come potrebbe essere l’effetto di un sogno senza sogni. Anche nella sezione intitolata Mitografia domestica, molto spazio viene dato all’interiorità delle situazioni vissute, al loro significato profondo.

Apre questa parte della raccolta una poesia dedicata al padre intitolata Mio padre:-“Orfano di padre, / senza fratelli, / non incontrò il suo doppio. / A cent’anni, memoria lucida dell’antica Monreale, / in avanti guarda /”-Il padre, quindi, diviene il simbolo di una provenienza, legata strettamente al luogo natale, Monreale. Interessante, in questa parte, la poesia intitolata La cattedrale di Monreale, nella quale incontriamo anche la tematica sociopolitica dei morti ammazzati dalla criminalità organizzata. In altre sezioni si riscontrano altri temi trattati dall’autore, come quello erotico - amoroso: in complesso Salvatore Malizia ci offre un testo piuttosto piacevole da leggere, opera che risente anche della sua professione di psicoanalista: il titolo Lallazioni, potrebbe riferirsi alla poesia in se stessa in generale, poesia vista, al suo stato embrionale, prelogico, come generatrice di suon disarticolati che, poi, progressivamente, si definiscono, sulla pagina, come parole compiute.

La cattedrale di Monreale

Vada la strada in salita
sulla conca un tempo donato
colori solari
di bocce gialle nel verde
agri in bocca di dolce sapore.
Mefitici odori ammorbano l’aere
del lezzo di morti ammazzati
per osceni cementi
in avide bocche entrati.

Dalla rocca
nel meriggio d’autunno,
scende,
di gioie d’altri adornata,
la cattedrale dall’arco normanno
di luce d’ocra di rabbia scolpita.

Materna m’accoglie all’interno
delle navate
istoriate da abile mano
con lapilli e colori.

Angoscia

Sono bugiardi gli angeli del cielo
non c’è pace in terra
né buona volontà.
Tornate a casa pastori
la stella cometa porta sfortuna
“Destino de mistico Agnello è d’essere scannato
urla atterrito lo spaventato.

Centrismo

Voltagabbana senza pudori
irridono a programmi e valori
con parole banali suadenti:
“Mettiamo (dicono) le mani dentro al reale”.

Sospinti da variabili venti
sobbalzano sul centro,
topos tropico dei trasformisti,
.scevro di storia e valori

Fieri delle nostre memorie,
sventoleremo su loro addosso,
il prezioso straccetto rosso.

Recensione
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