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L’ascesa e la rinuncia

Il libro di poesia che prendiamo in considerazione in questa sede è costituito da venticinque sequenze numerate precedute da un componimento senza titolo che ha un carattere programmatico e nel quale prevale la verticalità.

Segue dopo le scansioni uno scritto in prosa intitolato “Agli addetti e ai non addetti ai lavori” nel quale Cardona fornisce la chiave interpretativa per la comprensione del suo poiein.

Nella poesia iniziale serpeggia una fortissima inquietudine che si realizza nell’iterativo sintagma “sono caduto” che resta indefinito e carico di fascino perché non è detto dove è avvenuta la caduta e il suo motivo.

La caduta stessa indica un presunto commiato dalla vita e nella poesia il poeta nomina con urgenza la dignità e affronta la spirale del dolore tra luci e ombre kafkiane in una sintesi che esprime nitidamente il turbamento tra birre bevute e sigarette fumate che simboleggiano lo stato di disagio.

Differenti per intonazione i 25 componimenti che sembrano denotare un atteggiamento ottimista del poeta del tutto antitetico da quello della composizione iniziale.

Infatti in Via Sant’Antonio il poeta scrive:/ mentre percorrevamo svincoli vertiginosi / a capofitto / io non avevo paura /.

Nel dichiarare di non avere timore l’io – poetante molto autocentrato dimostra il suo sentire fiducioso nei confronti della vita, sentimento che diventa il filo rosso di tutta la raccolta.

Fortissima la densità metaforica, sinestesica e semantica. Il dettato è chiaro e luminoso e ha qualcosa di affabulante nella sua leggerezza ed icasticità.

Cifra distintiva della poetica di Pietro è quella di una vena intellettualistica che genera una sorta di esistenzialismo nel rapportarsi e relazionarsi dell’io – poetante con la realtà a lui esterna in tutti i settori della quotidianità.

Tutto l’ordine del discorso del poeta è permeato di magia e sospensione.

È presente un tu femminile del quale tutto resta presunto e taciuto, tu che potrebbe essere quello dell’amata.

Le venticinque composizioni potrebbero essere lette come un poemetto compatto, articolato e composito.

Una certa visionarietà si nota nei dettati permeati da un certo onirismo purgatoriale.

Un senso di mistero si staglia sullo sfondo delle composizioni mentre sembra al lettore di partecipare con il poeta all’atto di abitare poeticamente la terra.

Ottimo il controllo della forma con i versi che attraverso il ritmo elegante raggiungono una certa musicalità.

L’ascesa e la rinuncia del titolo possono essere viste simbolicamente come la gioia e il dolore del poeta nel suo credere nei valori fondanti dell’esistenza.

Anche una natura rarefatta è presente nel testo e i tessuti linguistici sono tutti raffinati e ben cesellati e costituiscono tout-court quello che può essere considerato un esercizio di conoscenza.

Recensione
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