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Le ancelle della regina Mab

Giorgio Bárberi Squarotti, allievo di Giovanni Getto, professore emerito di Storia della Letteratura italiana all’università di Torino, si è occupato della nostra letteratura contemporanea, dedicando attenzione al fenomeno delle avanguardie. E’ ritenuto uno dei maggiori critici italiani contemporanei. Ha curato numerose edizioni di classici e diretto il Grande Dizionario della Lingua Italiana edito da Utet.

Le ancelle della regina Mab è stato pubblicato in collaborazione con la Fondazione Marino Piazzolla di Roma presieduta da Velio Carratoni.

La copertina è illustrata dall’opera pittorica Libellula di Elio Rizzo e il volume include altre tavole dello stesso artista. Le tavole di questo autore, nel loro tendere all’informale, s’ispirano al senso di un arcano e delicato naturalismo, nel loro manifestarsi anche con una vaga parvenza figurativa. La loro caratteristica è una colorazione fantasmagorica dagli effetti di una straordinario cromatismo di sapore espressionista.

Le protagoniste del volume, che potrebbe essere considerato un lungo poemetto, sono, nella maggioranza dei casi, ragazze spesso nude e discinte. La frequenza della presenza delle suddette icone femminili ci fa riflettere sul fatto che con esse Squarotti rappresenta simbolicamente le ancelle e la misteriosa regina Mab, nominate nel titolo, delle quali ogni riferimento resta taciuto.

La cifra distintiva apparente della scrittura di Giorgio, che si è accentuata nella parte più recente della sua produzione, è quella della costruzione di un tessuto linguistico connotato da accensioni e spegnimenti. L’andamento dei sintagmi è vagamente magico, sinuoso nella sua chiarezza, che porta al raggiungimento della linearità dell’incanto con esiti inaspettati. I versi sgorgano spesso in lunga ed ininterrotta sequenza.

Il poeta, come un regista cinematografico, punta la telecamera su paesaggi, figure e sfondi, tratteggiati con urgenza, tramite caratterizzazioni lapidarie e coinvolgenti.

Una forma sorvegliatissima, nella quale ogni unità minima si inserisce nel tessuto complessivo, mette in risalto la poetica del Nostro, che potrebbe essere definita di descrizione di figure in movimento, nel loro agire consueto e di circostanza.

Il dettato è chiaro e nitido e il tono affabulante. Tutti i componimenti, risolti in una sola strofa, sono spesso incisivi. I versi procedono in maniera musicale, tramite un ritmo incalzante e sincopato.

Un vago alone mistico, inserito nella natura, che spesso si sviluppa in squarci luminosi, pervade talvolta le poesie di Squarotti in cui emerge una visione panteista del creato. Le situazioni presentate, spesso imbevute di drammaticità, sono, in ogni caso, ambientate in contesti che si riferiscono alla quotidianità.

Le ragazze, pur vivendo esperienze concrete, sembrano immerse, nei loro pensieri, in un’aura di onirismo purgatoriale, in bilico tra gioia e dolore, compenetrate da un profondo solipsismo.

Le opere, che esprimono anche sensazioni e riflessioni dall’esterno, si possono considerare tout-court neoliriche.

Tema dominante pare essere quello erotico che si estrinseca nella descrizione dei corpi succinti di ragazze, non solo in ambienti privati, ma spesso anche in luoghi all’aperto, forse per una tensione e necessità esibizionistica.

L’erotismo delineato è raffinatissimo e non scade mai nella pornografia e le fanciulle, a volte, si spogliano spontaneamente ed in altri casi sono denudate dai loro partners, come nel caso di una studentessa sedotta dal proprio docente.

Il poeta, da qualche tempo, privilegia la tematica della ragazza che si spoglia, generando metafore di una forte ricerca di libertà della donna stessa attraverso trasgressioni o tensioni verso riscoperte di intime essenze.

E’ un’esaltazione della giovinezza e della bellezza, quella del Nostro, che parte dai corpi per scavare nelle profondità delle anime, delle giovinette che mette in scena. Queste ultime sembrano spesso adombrate da un disagio estraniante verso la realtà esterna, sia che si trovino per strada o in altri luoghi, come per esempio al bar, più volte citato nella raccolta.

L’io-poetante si proietta nelle sue creature, realizzando un immaginario nel quale non mancano presenze dell’antichità mitologica, come dei, erinni e satiri, non esclusi gli angeli, in un felice connubio tra sensualità e irrealtà.

Recensione
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