Servizi
Contatti

Eventi


Le sette balze

Daniele Ciacci (Urbino 1987) inizia a scrivere poesie negli anni del liceo. Ha collaborato con Poesia, ClanDestino e Cenobio. Nel 2011 pubblica la silloge Ogni nota di blu (Alla chiara fonte ed.), che confluirà poi nel 2016 in Infiniti Svolgimenti (Terra d’ulivi ed.), finalista del premio Antica Badia di San Savino nello stesso anno. Suoi testi compaiono nell’Almanacco Punto (puntoacapo 2011), in Cenobio, Rivista letteraria (con il poemetto inedito La velocità del vuoto), Poetàrum Silva e nel blog di Luigia Sorrentino. Nell’ottobre 2018 pubblica Libido Sciendi (Terra d’ulivi ed.).

Le sette balze, la raccolta di poesie del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’esauriente postfazione di Mauro Ferrari ricca di una notevole acribia.

Per entrare nel merito degli intenti creativi di Daniele Ciacci espressi in questo libro, rifacendoci al titolo, dobbiamo sottolineare che le balze sono le pareti quasi verticali di un monte che per l’azione erosiva hanno preso forme tormentate e scoscese spesso con strapiombi e precipizi.

A questo proposito si potrebbe presumere che il poeta nominando le stesse balze è consapevole del fatto che la poesia stessa può essere qualcosa che se non è controllata può, pur raggiungendo esiti altissimi, divenire gioco pericoloso per i poeti e le poetesse stesse.

In altri termini rispetto a quanto suddetto le emozioni che si generano nel poeta e che sono trasmesse ai lettori devono essere controllate affiorando dall’inconscio e tramite la sublimazione divenire poesia.

E sette come le balze nominate dall’autore sono le sezioni nelle quali è suddiviso il testo; tali scansioni sono: Sotto un perno da mola, Si vede nella nebbia, Un corpo ai clandestini, Da ovest un’eco a Castagnola, Sotto le volte di mattoni lombardi, Al fondo del respiro e Soldato fantasma.

Composito e articolato, dunque, l’impianto architettonico dell’opera, bene strutturata con testi tra loro eterogenei per contenuti ed estensione. Si passa non a caso da poesie brevissime e concentratissime a componimenti di notevole lunghezza.

Da notare che tutti i brani poetici sono sforniti di titolo e questo elemento accresce complessivamente la carica di mistero e magia del libro stesso preso in toto, che potrebbe essere vagamente considerato un poemetto.

Da mettere in rilievo che le sette sezioni sono precedute da una poesia programmatica l’unica scritta non a caso in corsivo, composizione che è divisa in quattro strofe. In questa poesia l’io – poetante ha come interlocutrice la parola stessa in un suo ripiegarsi sull’atto della genesi poetica.

È affascinante questo monologo di Ciacci con la parola stessa nell’iterazione ridondante della parola parola stessa.

Si legge un intento intellettualistico nel poiein di Daniele in questa poesia nel suo tendere poeticamente a cogliere l’essenza o le essenze della parola: - “E tu parola ambrata/ sfaccettata/ parola da densità/ vicina all’illimitazione/ parola per vocazione/ detta non detta uguale/ parola increata che crea/ creazione creativa/ screanzata a volte/ sempre speranza/”

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza