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Le spezie della terra - The Spice-Box of Earth

Leonard Cohen, (Montreal, 1934) è uno dei più ispirati e influenti cantautori di tutti i tempi, autore di classici come “Suzanne”, “Bird on a Wire”, “I’m Your Man”, “Halleluyah”. Alla lunga carriera musicale Cohen affianca, fin dagli anni Cinquanta, quella letteraria: oggi ha al suo attivo due romanzi e numerosi volumi di poesia: oltre a Le spezie della terra, che prendiamo in considerazione in questa sede, Confrontiamo allora i nostri miti (2004) e L’energia degli schiavi (2003).

Scritte durante un soggiorno sull’isola Greca di Hydra e pubblicate per la prima volta nel 1961, le poesie di questa raccolta catturano il lettore grazie alla magia delle immagini, al potere della precisione, al coraggio dell’onestà, muovendosi tra tematiche che caratterizzeranno tutta l’opera letteraria e musicale di Leonard Cohen: misticismo e lussuria, depressione e sciamanesimo, l’eterno controcanto tra l’ironia e le tragicità della vita.

Tutte le poesie della raccolta, hanno un titolo e presentano il testo in inglese, originario, a fronte; il libro non è scandito. Il fatto che ogni componimento abbia un titolo dà ad ogni poesia una forte definizione. Si percepisce, leggendo le poesie di Le spezie della terra, una forte urgenza del dire da parte dell’autore e il ritmo di ogni componimento è incalzante, cadenzato e controllato e la forma è sempre nitida e luminosa. Bisogna innanzitutto mettere in rilievo che la scrittura di Leonard Cohen è caratterizzata da una forte dose di narratività che si coniuga con un’assoluta chiarezza e una grande leggibilità; con questo non si vuole assolutamente intendere che la poesia del nostro sia semplice o elementare; al contrario i versi del poeta sono densi e complessi a livello metaforico e semantico.

Quello che colpisce è l’abilità di Cohen di padroneggiare la propria materia, cosa in cui l’autore riesce producendo un tessuto linguistico icastico e leggero nello stesso tempo, accattivante, anche se il linguaggio del poeta presenta una minima dose di scarto, rispetto alla lingua standard. La forza delle poesie di Le spezie della terra risiede nelle immagini che il poeta produce in modo serrato, come se da ognuna di esse scaturisse, quasi magicamente quella successiva in un dettato densissimo. Interessantissima la poesia d’apertura intitolata Un aquilone è una vittima. In questa poesia il procedimento anaforico della ripetizione del sintagma Un aquilone avviene quattro volte ad inizio di ogni strofa, rendendo la poesia musicale e icastica. L’aquilone, attraverso la parola poetica diviene simbolo del dolore della condizione umana ed è quasi animato ed umanizzato:-“/Un aquilone è una vittima di cui puoi star certo. / L’ami perché tira / piano quanto basta a chiamarti padrone / forte quanto basta a chiamarti pazzo; / perché vive / disperato come un falco ammaestrato / nell’aria alta e dolce, / e puoi sempre richiamarlo / e rinchiuderlo in un cassetto //…”.

L’aquilone, da mero oggetto materiale, può diventare disperato come un falco ammaestrato e può parlare e rivolgersi a colui che lo manovra chiamandolo padrone o anche pazzo. L’aquilone può diventare un pesce preso dalla vasca e può essere anche l’ultima poesia che l’autore ha scritto, in versi che riflettono sulla poesia stessa, con un procedimento complesso e interessante. L’aquilone può essere inteso anche come un patto di gloria / da stipulare con il sole per strappare alla luminosità stessa del sole un brandello di felicità. Come mette in rilievo, con notevole acribia, Moni Ovadia, nell’esauriente prefazione, la raccolta, tra l’altro, è costellata, nella sua stesura, da frammenti rapsodici di un’inquietudine ebraica. Tuttavia, come mette giustamente in risalto la prefatrice, Le spezie della terra non è specificamente caratterizzata da temi ebraici e i suoi sguardi sono molteplici e aperti e parlano di un uomo e un poeta che ha avuto relazioni profonde e prolungate con altre culture e spiritualità, come quella buddista, per fare un esempio, ma anche con la carnalità della vita e dell’amore.

In Le spezie della terra Cohen pare voler manifestare una personale quanto irriducibile e pulsionale tensione verso il suo essere ebreo, anche se non si tratta di un’adesione identitaria e perentoria. Così, nella varietà delle tematiche, che l’autore ci presenta, c’è quella della tradizione ebraica veterotestamentaria come nel componimento intitolato Le mogli adultere di Salomone:-“Le mogli adultere di Salomone / Giacciono con giovani arcieri oltre le porte filigranate. / La musica della sala del trono, musica di negri / E di ragazzi ben addestrati, pervade la notte. / Attraversa porte d’argento, ed entra in camere / Dove gli amanti non avevano mai pensato di tradire il loro re. //” Attraverso questi versi si ha un efficace descrizione di un quadro di tradizione e ambientazione ebrea, descritto con una grande quantità di particolari; il re Salomone viene tradito dalle amanti del suo harem, e una musica della sala del trono, come colonna sonora della scena, attraversa, come un fiume invisibile, porte d’argento ed entra nelle camere dove si compiono gli adulteri.

Ritroviamo, in Le spezie della terra il tema dell’adulterio in una delle poesie più riuscite della raccolta, intitolata La canzone del cornuto, poesia in cui l’io poetante con amara ironia autodelatoria descrive il tradimento amoroso subito da parte della persona amata, evidenziando la scena con ricchezza di particolari. Al principio della poesia il poeta riflette nuovamente sulla poesia stessa, affermando che se la stessa composizione sembra una poesia è il caso di avvertire il lettore che la stessa non ha intenzione di esserlo. C’è qui tutto il dolore dell’amante tradito, attraverso un linguaggio scabro e crudo, testimonianza di un poiein antilirico, antielegiaco, amaramente ironico e spesso autocompiaciuto che pervade e caratterizza tutta la raccolta.

Recensione
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