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Le vicissitudini della libertà

capriccio libertino post–barocco

Le vicissitudini della libertà è un romanzo suddiviso in sedici brevi capitoli, ai quali si aggiunge il sedici – bis, tradotto dal francese da Antonino Lo Cascio che ne ha curato le note e la presentazione. Il libro si può considerare un divertissement libertino, colto, ricco di raffinatezze letterarie e spesso ha dei contenuti surreali. La mitica statunitense Statua della Libertà, che è entrata a fare parte dell’immaginario collettivo del villaggio globale, si trasforma improvvisamente in una donna viva, allupata, desiderosa d’amore e di esperienze, vissute in una Parigi anni Trenta. Da notare che la Statua della Libertà, eretta nel 1886, fu donata dai francesi agli americani in segno di amicizia. Con i suoi 93 metri di altezza il monumento risulta visibile fino a 40 chilometri di distanza.

Tramite la Presentazione di Lo Cascio possiamo intendere l’importanza del contributo dello stesso psicoterapeuta dato ad Antòn per la realizzazione dell’opera. Tale collaborazione è importante per la comprensione del background del libro medesimo. Infatti Pasterius, prima di scriverlo, chiese ad Antonino di riferirgli dettagliatamente i contenuti delle fantasie sessuali in casi clinici da lui esaminati. Lo psicologo lo ragguagliò esaurientemente, senza infrangere mai il segreto professionale.

Nel plot, attraverso le intriganti descrizioni, si avverte l’influenza sull’autore dei materiali fornitigli dallo psicologo. Così lo scrittore ha delineato con mordente ironia e notevole introspezione alcune figure efficaci nella composita diegesi, che vivono intriganti situazioni di natura sessuale. C’è da mettere in rilievo che l’immagine policroma in copertina, un photocollage del 1913, è opera dello stesso artista e s’intona decisamente bene con gli argomenti del libro. Infatti rappresenta una mutazione chimico-alchemica e, non a caso, è intitolata Trasformazione della guerra in pace.

Si stabilisce una circolarità nell’affabulazione in quanto la prima parte si congiunge tematicamente con l’ultima per la comune ambientazione a New York e per le vicende delle metamorfosi della statua in donna e viceversa. Una vena visionaria connota tutto il libro, che si apre con la sezione intitolata La cronaca di un inizio. In quest’ultima è narrata l’intervista di un giornalista free lance di una radio di New York ad un testimone oculare della scomparsa della Statua della Libertà stessa. Il personaggio intervistato viene delineato come esperto bevitore in fase di momentanea sobrietà e amico di Bukovskj.

Protagonista del testo, scritto in terza persona, è Colomba un’avvenente ragazza narcisista e caratterizzata da un egoismo metaforicamente definito di rame e acciaio (che sono i materiali che costituiscono il monumento). Il nome della giovane può essere letto come simbolico, portatore di pace per quelli che la circondano e per se stessa. Nella tradizione giudaicocristiana la colomba rimanda alla purezza e allo Spirito Santo. In realtà Colomba, pur essendo un’ erotomane, compie la sua vivacissima attività amatoria in modo innocente, per sperimentare a trecentosessanta gradi la propria autonomia. Questo le crea problemi relazionali con il partner, per i quali decide di andare da una psicoanalista. In realtà possiede la doppia e segreta identità, di donna e di Statua della Libertà e questo è il punto nodale dell’opera, il dato statisticamente improbabile.

Suggestive le atmosfere della Parigi degli anni Trenta, che emergono attraverso le descrizioni di alberghi e bar dove avvengono le gesta erotiche della giovane. Le sue vicissitudini sono dette in modo particolareggiato e senza mai cadere nella volgarità della pornografia, in quanto quello espresso da Pasterius è un erotismo mentale. Molte le figure secondarie come il cameriere Jacques che, con la dolcissima ragazzina prostituta Marianne, passa momenti di un intenso e risvegliato piacere, raggiungendo un’intima gioia. Proprio il sesso e le sue pratiche sono il motivo conduttore, il filo rosso del libro, come già era avvenuto spesso nelle opere precedenti di Pasterius.

Le vicissitudini della libertà è un componimento letterario in prosa avvincente, che si legge tutto di un fiato e che conferma la cifra inconfondibile e originalissima dell’autore.

L’eros che viene raffigurato non è fine a se stesso ma diviene espressione di una consapevole ricerca di emancipazione. Essa trova, proprio nell’estasi dei sensi, una delle sue più alte espressioni a prescindere da nazionalità, classi sociali o censo di chi la sperimenta, in conformità con quel diritto alla felicità al quale s’ispirano gli americani e che è sancito nella loro Costituzione.

Recensione
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