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Lettere nomadi

Luciano Neri, autore del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Genova nel 1970. Ha pubblicato Dal cuore di Doguerre, 2001, con prefazione di Mariella Bettarini e La spedizione del controtempo in Nono quaderno italiano di poesia contemporanea, 2007, a cura di Franco Buffoni e con introduzione di Fabio Pusterla. Suoi testi, inoltre, sono presenti su varie riviste e blog di letteratura.

Lettere nomadi è un testo composito architettonicamente e potrebbe essere letto come un poemetto; è scandito nelle seguenti sezioni: Ultime notizie, Corpi disseminati, (parte prima), Pagine controluce, Il custode di Murad Reis, Il ragazzo volante, Corpi disseminati, (seconda parte), Lettere chiuse, Sosta ad Exharia, Fine del ritorno (composto da tre sezioni); seguono Note al testo e il saggio La necessità del linguaggio di Tiziano Pacchiarotti.

La prima sezione, intitolata Ultime notizie, è composta da una sequenza di quattro componimenti e fa da prologo alla raccolta. La scrittura di Neri procede scattante, attraverso schegge luminose di versi; in essa è presente una forte fisicità e sono dette molte parti del corpo; lo stile è scabro ed essenziale e scarsa l’aggettivazione, in un discorso, che potremmo definire prosciugato. Molti componimenti della raccolta sono brevi e verticali, costituiti da una sola strofa, mentre altri sono caratterizzati da una notevole estensione dei versi, che occupano tutta una pagina e vanno a capo, come se si trattasse di narrativa e non di poesia; da notare che la tenuta del verso lungo è molto buona.

Tutti i componimenti poetici sono connotati da una forte compattezza formale e sono molto concentrati e oscuri e spesso i versi sono anarchici e caratterizzati da una vaga alogicità.

La poesia che apre la raccolta, intitolata (cronaca delle ultime cose riflesse), ha un carattere programmatico e, in essa, incontriamo i temi intriganti della scrittura nella scrittura, della parola nella parola e della parola stessa, che si fa cosa, secondo i termini del correlativo oggettivo. Qui il poeta riflette sul suo poiein, che è simile ad un viaggio, che viene detto attraverso Le lettere nomadi, che sono le poesie che compongono il testo; i testi poetici di Luciano Neri sono caratterizzati da una forte densità metaforica e semantica e, spesso, per cadute in una certa oscurità, si connotano di vaga magia e rarefatta sospensione. Le poesie possono essere lette, come si diceva, come delle lettere, come dal titolo del libro e ciò ne accresce l’indiscusso fascino.

Il procedere dei versi è costantemente strutturato per accumulo e in lunga ed ininterrotta sequenza, in un fluire indistinto, veloce e caratterizzato da una certa pesantezza, che si coniuga ad icasticità. Il versificare è calibrato e misurato.

La sezione Ultime notizie pare, nella sua brevità e stringatezza, essere un’introduzione al libro, nel suo insieme. Da notare che Neri riesce a costruire un egregio impianto architettonico, attraverso la stesura delle scansioni e prevale un tono indeterminato e intriso di una vaga bellezza.

In tutta la raccolta c’è la presenza di una natura che si fa sia parola, sia sfondo alle immagini e che è protagonista di queste pagine, nelle quali vengono detti spesso mari e cieli. Tutto l’ordine del discorso, che Luciano Neri ci presenta, è caratterizzato da una grande sospensione, venata da un afflato di magia.

Una forte densità semantica caratterizza Lettere nomadi, libro nel quale è presente un certo tono neoorfico, che dà alle immagini una forte dose di mistero, visioni che sono caratterizzate da luminosità e da una certa pesantezza del dettato, senza che questa debba essere necessariamente intesa in senso negativo.

Come scrive Tiziano Pacchiarotti nel saggio su questo testo, intitolato La necessità del linguaggio, il progetto di Lettere nomadi può dirsi già in atto con la raccolta La spedizione del controtempo. Si tratta di una prima fase di elaborazione e di risistemazione di questi materiali poetici che danno corpo a sezioni come Notizie dalla Haven e La telepatia dei nomadi. È qui che affiora già con forza l’idea del viaggio, inteso come esperienza di sé attraverso l’altro.

La tensione poetica del viaggio sembra dunque costruirsi sulla ricerca di nuovi spazi interumani, capaci di liberare l’individuo da un “reale” impossibile da conquistare con l’esempio dell’esperienza già data. Tale concezione risulta evidente nel momento in cui il linguaggio emerge come ipotesi ancora tutta da verificarsi, ancora non presente e non visibile sull’orizzonte dell’esperienza umana. Ogni mittente non conosce né destinazione né destinatari. Il viaggio compiuto è tutto della parola. La lettera rappresenta l’incompiutezza di una voce che trasferisce nell’identità ignota del destinatario la sua necessità di esperire il linguaggio come forma di reciprocità. Proprio questa consapevolezza conferisce all’attività di corrispondenza lo sconfinamento in spazi della conoscenza del tutto nuovi.

Il viaggio, dunque, attraverso la lettera, come esercizio di conoscenza.

Recensione
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