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L’ultimo nome scolpito

Tommaso Putignano è nato ad Urbino nel 1972 e attualmente residente a Roma.

Ha pubblicato con Fermenti le sillogi di poesia: Mezzagamba e Millesguardi, (2005), Navigatori a vista (2009).

L’ultimo nome scolpito, raccolta prefata con notevole acribia da Donato Di Stasi, è un testo che, per la forte dose d’introspezione, non lascia indifferente il lettore.

Chi legge tende ad identificarsi con l’-io poetante e ad entrare nel suo universo virtuale.

E’ un libro ben strutturato architettonicamente, anche perché scandito in numerose e composite sezioni: WIFI Overload, Porta Girevole, Vagiti Metropolitani, Una boccata d’aria e Commiato.

Da notare che tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola, elemento che dà ad essi una notevole forza espressiva.

Interessante il primo componimento dell’opera, senza titolo, che si può considerare un esempio di poesia visuale e sperimentale.

Infatti è costituito unicamente dal sintagma Kernel panic che viene ripetuto sulla pagina tre volte per ogni rigo per trentuno volte.

Il termine Kernel indica il nucleo di un sistema operativo e, associato a panic, può farci immaginare il senso di sgomento ed inadeguatezza che una persona può provare di fronte al fenomeno dei media internet ed e-mail.

Tale sensazione si rivela, in generale, nello sperimentare quotidianamente la rivoluzione che, nella nostra epoca, ha provocato il computer. E in realtà questo mezzo ha radicalmente mutato, nella nostra contemporaneità, i rapporti tra gli individui e quelli dell’uomo con la società, nell’era della globalizzazione.

Scrittura tout-court antilirica e antielegiaca, quella di Putignano, connotata da chiarezza, luminosità, leggerezza e velocità, con uno stile che tende, a volte, al narrativo e all’affabulante.

Cifra essenziale della poetica di Tommaso, che avevamo già identificato in Navigatori a vista, è quella di un tessuto linguistico avvertito, icastico, che si realizza con urgenza e che risulta, nello stesso tempo, controllato.

Un tono crudo e inquietante è presente in vari componimenti come Zitto, tratto dalla sezione Vagiti metropolitani.

Nella suddetta composizione l’io-poetante si rivolge ad un tu, presumibilmente un bambino, un ragazzo, un figlio, al quale dice, in modo autoritario, di prendere la pasticca e di stare buono, di non fiatare e non parlare.

Al futuro ed addirittura al passato dell’interlocutore penseranno loro, la persona interpellata deve solo stare tranquilla e andare a dormire.

Si può intuitivamente pensare che la somministrazione forzata di uno psicofarmaco, necessaria e dolorosa, sia il tema della poesia nella quale non mancano versi quasi gridati:nella loro tragicità: “…Prendi la pasticca e vatti a far fottere il cervello/ Così se la tua carne non sarà da galera/ Lo sarà la tua mente…”.

Il tema amoroso, erotico è presente in L’ultimo nome scolpito, quando l’io poetante si rivolge ad un “tu” femminile, cosa che frequentemente avviene nelle varie scansioni del testo.

La donna viene intesa come connubio di bellezza salvifica e intrigante sensualità.

Un’atmosfera vagamente surreale si realizza nei componimenti di Putignano, quando si perde ogni concretezza nelle immagini, prodotte con nitore e contenute, generalmente, in strofe brevi.

Tale caratteristica si riscontra in maniera notevole in Ti ho sposata ieri, inserita nella sezione Una boccata d’aria.

In questa poesia il poeta, nel rivolgersi all’amata, nel descrivere le scene di uno sposalizio, delinea situazioni che escono da qualsiasi logica razionale.

Per esempio scrive che la chiesa era piena di gente ma che gli sposi erano soli, mentre i testimoni erano la città, e che ha amato la sposa prima d’incontrarla e che lei gli ha dato cento figli.

Nella chiusa viene detto lo stesso matrimonio come mai morto, mai nato.

In Poesia per C. Putignano si relaziona ad un’identità femminile, della quale ogni riferimento resta taciuto, definendola in vari maniere: libeccio e tramontana, cielo sereno e scuro, miele più dolce e fiele più amaro, libellula e ragno divoratore.

Pare che la dimensione amorosa sia vissuta in modo conflittuale dall’autore, con una diffidenza strutturale verso le destinatarie dei suoi sentimenti e del suo eros.

Del resto l’intero libro oscilla, tra accensioni e spegnimenti, in una dimensione di limbo, tra vita e morte come in Apocalisse, inserita sempre in Una boccata d’aria.

In essa l’io – narrante immagina, inserendo un titolo che si riferisce ad un fenomeno collettivo, la sua fine privata, che sottende però una rinascita: ma rinascerò domattina.

Una stabile inquietudine, che, si coniuga ad una grande rarefazione formale, connota L’ultimo nome scolpito, nome che è quello del poeta inglese John Keats, scolpito eternamente nell’acqua, come leggiamo nell’ultima poesia, a lui dedicata, inserita nella sezione Commiato.

In copertina viene inserita la composizione originale Stati antagonisti, 2015, pigmenti naturali su carta di Giancarla Frare, un'artista stimolante che si è formata alle accademie di Napoli, Urbino e Venezia. Con all'attivo numerose mostre personali e rassegne internazionali in Europa, America e Oriente.

Prevalgono nel disegno per Putignano effetti segnici dai contrasti marcati, collegati ad atti d'accusa nei confronti di esasperate vicissitudini della memoria.

Recensione
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