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Magneti d’Oriente

Enzo Villani, napoletano, ha pubblicato tre raccolte di poesia per le Edizioni Semar: Turchia, amata Turchia (1994), Fuoco sul Bosforo (1995) e L’impagliatore (1999); due con la Fermenti Editrice: Girasoli bruciati (2008) e Gli dei sono malattie (2012), presentate nell’ordine da Giampiero Bona e da Gualtiero De Santi. Ha inoltre all’attivo sei opere narrative. Cura altresì raccolte di poesia, arte e fotografia. Vive tra Istambul e Roma.

Magneti d’Oriente comprende la prima serie di libri di poesia di Villani e include uno scritto introduttivo di Gualtiero De Santi intitolato Della seduzione in Oriente e una nota al testo dello stesso autore.

Non è facile identificare la cifra distintiva che caratterizza la prima fase della produzione poetica di Enzo. Svariati sembrano essere i percorsi e i temi affrontati. Quello che si evidenzia, in primis, è la presenza, che riguarda quasi tutti i componimenti, di atmosfere e luoghi carichi di fascino e di suggestione. Questi sono evocati attraverso la bellezza e la misteriosità dell’amata Turchia, vista come terra di adozione, paese d’elezione e di salvezza, di desiderio spirituale e sensuale, di pace per l’anima e per il corpo e, anche, raramente, di dolore.

Natura e cultura, usi e costumi, sapori, odori, sensazioni fisiche che divengono interiorizzate, fanno parte della materia trattata con sapienza e con quella che si potrebbe definire una vena di dolcezza. I componimenti sono tutti concentrati e compatti, risolti in modo elegante nella loro forma controllata. A volte sono formati da un unico periodo, in altri casi sono costituiti da strofe.

Elemento centrale, che si evidenzia in molte poesie, è quello della presenza di svariati “tu” maschili, ai quali l’io-poetante si rivolge in maniera confidenziale e spesso connivente. Nel relazionarsi a queste figure, a tali interlocutori, emerge chiaramente un rarefatto e dolce erotismo, che si rivela nella voglia del poeta per i suoi vari compagni. Da notare che l’eros espresso, spesso vissuto con il corrispettivo pathos, può divenire anche mistico, come si evidenzia nel verso:-“…Sorprendi la mia anima nuda.-“, tratto dalla poesia Bosforo. che fa parte di Turchia amata Turchia. raccolta non scandita. Inoltre spesso il carattere erotico è permeato da una suadente intonazione naturalistica e ha qualcosa di mitico.

Un altro degli elementi fondanti, nella poetica di Villani, è quello della descrizione della natura stessa del paese che lo ospita, soave e numinosa, che, nei suoi particolari, è amata con un forte e sincero sentimento .Essa si fa ispiratrice di molte composizioni e diviene sfondo delle scene descritte con urgenza. Sono detti magicamente volatili come piccioni o gabbiani e scenari arborei, che portano all’idillio, con molteplici tipi di piante. Esse vengono nominate, spesso in modo stupito, come un platano di quattrocento anni. Da notare che il poeta usa, per le specie vegetali, a volte, il nome scientifico, come ha fatto Seamous Heaney, e questo fa crescere il senso di suggestione attraverso la precisione della classificazione. L’aggettivazione è frequente e crea molte cangianti e pervasive sfumature nei vari sintagmi che costituiscono i testi. Il dettato è nitido, chiaro e luminoso, scattante e leggero nella sua icasticità e tende spesso alla narratività.

Viene da chiedersi perché il letterato abbia dato al libro il titolo complessivo Magneti d’oriente. La risposta a tale domanda risiede nel fatto che l’autore è consapevole che ogni singola composizione, proprio come un magnete, può evocare, appunto, un campo magnetico, un fattore x di fascino e magia, sul piano letterario, attraverso la carica espressiva e l’ipersegno.

A livello stilistico va messo in luce che le composizioni di Villani possono essere considerate neoliriche e spesso vagamente elegiache. Prevale nei testi una forte linearità dell’incanto, che si collega a un senso, nell’affrontare le situazioni della vita, stabilmente connesso alla ricerca di nuove esperienze e a una vena ludica e di sogno ad occhi aperti, La natura, detta dall’autore, è lussureggiante e rassicurante.

La forte ritmicità dei versi crea musicalità attraverso le parole e si raggiunge spesso un climax per poi ridiscendere nella tensione espressiva, soprattutto nei componimenti lunghi. Alta la breve poesia Ricchezza, costituita solo da sei versi, che ha un tono gnomico, di apologo. In essa l’io-poetante, rivolgendosi ad un presunto amante, afferma che per strabiliare un giovane virile servono di più il pane e il companatico del cuore, che beni materiali come ville e castelli.

Una caratteristica evidente nel poiein di Villani, che può divenire anche chiave interpretativa, è quella dell’armonia, di una spiccata capacità di saper fondere, nel discorso, i vari nuclei tematici. Così, empaticamente, amore, natura e capacità di meravigliarsi, si amalgamano nel dettato, nel giungere a risultati di una levigata bellezza.

In La barca, formata da strofe irregolari, viene detta la scena stupenda di una trepida navigazione, vissuta dall’io - poetante come un incantesimo. Molti particolari dell’imbarcazione, delle persone a bordo, come le ragazze turbate che cantano e Kamil, che governa la barca stessa, vengono nominati. Elementi del contorno naturalistico sono detti in modo efficace e particolareggiato. Nell’ultima strofa Villani si rivolge ad una figura la cui voce, nido di api e favo di miele, è raccolta con avvolgente complicità.

Il libro di poesia Fuoco sul Bosforo, scandito nelle sezioni Lottatori, Fuoco sul Bosforo, Ritratti da uno specchio e Guardando libri di fotografia, si apre con la sequenza che ha per tema la lotta. In essa vengono delineate, nella loro sensualità, le figure fisiche di vari atleti, che sono il punto di partenza per penetrare nelle loro psicologie, nell’esaltazione della corporeità e dell’agonismo. Nella parte eponima vengono delineati luoghi turchi di tipo rurale. In tale contesto s’inserisce il discorso religioso (mussulmano) che si realizza quando viene raffigurato il muezzin che urla dal minareto a Dio. Questa presenza sacerdotale fa ripensare, per similitudine, al sostrato religioso dell’Alessandria d’Egitto dell’Ungaretti de L’Allegria, 1942, a conferma che la poesia, come affermava Goethe, è sempre d’occasione. Ovviamente l’italiano Ungaretti si trovava al cospetto di una manifestazione religiosa islamica ai tempi della prima guerra mondiale in un momento diversissimo da quello in cui si colloca Villani, che percepisce il valore del sacro vissuto in Turchia e ne resta affascinato. Inoltre i due poeti sono antitetici tra loro per sensibilità, anche se Ungaretti già in vita s’inseriva nella modernità superando la forma della tradizione dannunziana.

Centrale il componimento Cronaca, che coniuga i temi dell’amore omosessuale e della morte. In essa, all’estasi dei sensi, vissuta dal poeta per un giovane dalla pelle di madreperla, che lo seguì invisibile per la città, si avvicenda lo strazio per la notizia, appresa da un quotidiano, dell’uccisione dell’amante, che era un guerrigliero. L’avvenimento era stato preannunciato da un sogno premonitore funesto, nel quale un uccello dalle ali affilate era caduto ai piedi dello sventurato. Così s’inserisce nel discorso complessivo di Villani anche la tematica dell’angustia, connessa alla fine di una vita umana. In Cronaca, nella strofa finale, è presente il tema della nostalgia, che non è vano rimpianto, quando viene rivissuto, in modo struggente e solare, lo sfondo paesaggistico di una promenade dei due nel bosco con le mani aperte, nel captare attentamente ogni segnale dalla natura generosa, come l’odore della terra, l’erba nascente, le lumache prudenti e i ramarri rattrappiti.

Anche il nucleo tematico del tempo che scorre inesorabile, emerge nella caleidoscopica scrittura di Villani. In Salvar, termine per designare i pantaloni tradizionali con il cavallo basso, nell’incipit, c’è l’invito a immaginare d’incontrare, in un caldo luogo senza respiro, armenti e pastori del tempo del Profeta. Rovine antichissime fanno da sfondo alla scena. Nella stessa poesia, in un pezzo sconvolto di città moderna, ecco apparire un motociclista mascherato, in sella a una Gilera. Nella lirica, in modo inconsueto, avviene il rivolgersi ad un voi, i lettori stessi, nell’efficace evocazione del cronotopo.

Nella sezione Ritratti da uno specchio sono presenti (tranne un componimento lungo e composito), poesie molto brevi e tutte concentratissime. In Poeta, composizione che riflette sullo stesso tema della poesia, viene detto il pittore Marco che, con la perfezione della metafora visionaria delle sue poesie, sfida la bellezza di crisalide del Poeta ligure (Montale?) e scava nell’intima oscurità cercando una profezia.

Nella parte intitolata Guardando libri di fotografia, molto alta Come in un giardino andaluso nella quale è raffigurato l’ozio letterario dell’autore che in una fascinosa ed opulenta vegetazione, pervaso dalla natura su un prato, tra molte piante, si dedica alla lettura di liriche proibite di poeti turchi. Lo scenario si apre alla vertigine del sereno del cielo in un’atmosfera di tranquillità e chiarore e si approda alla malinconia del passare del tempo. Si rivela qui il tema della solitudine, anche se il luogo descritto è carico di malia.. Si percepisce il senso di fusione ontologica con l’universo del poeta sdraiato nel verde tra lo stormire delle foglie di un castagno.

In Atelier i versi procedono per accumulo in una descrizione ricca di particolari traboccanti di sensualità e bellezza: vengono detti conchiglie, farfalle collezionate e, tra le altre cose, un quadro a macchie di colore che pende da un filo.

Suddivisa in sei scansioni la raccolta L’impagliatore: L’impagliatore, La duna di Pattra, Un quadrato ci cielo, La fine dell’estate, Un braccio di mare e In viaggio. Nella poesia eponima, formata da quattro strofe, in modo sensuoso l’artigiano descrive il suo lavoro a partire dall’incipit: “raccolgo cose che furono vive” “…stipo in sagoma e pelle d’animale”. L’io – poetante afferma di essere circondato da forme apparenti, gli animali impagliati che sembrano vivi, e così, nella sua officina, ritrova la propria identità, che è fatta essenzialmente di contatti con presenze inerti che erano state animate, elemento che crea una notevole e rara sospensione.

Nella prima suddivisione, insieme a poesie che tendono ad un senso di ammirazione e attaccamento verso l’esistere, in Il comandante della Cecenia, attraverso immagini oscure, cariche di un senso di annientamento, viene detta la guerriglia, rappresentata simbolicamente da un personaggio misterioso con la giubba nera. Nel suddetto componimento anche la natura si mette in sintonia con i protagonisti, nella tetraggine espressa dell’atmosfera, attraverso versi che nominano uve di nebbia, pipistrelli d’aria, germogli gemmati di funereo acanto e vegetazione dove si oscurano le nubi.

Di contro in Abitanti di un bosco ritroviamo subito il sentire idilliaco e di ammirazione per il creato. Si tratta di una poesia tutta descrittiva con un tono magico e un vago splendore, nella quale sembrano accentuarsi il senso di compostezza e armonia, quasi classica, che già si manifestava nelle altre raccolte della prima fase di Villani. Siamo in aprile e la prima acqua scioglie la neve e tutto sembra risvegliarsi. Quello che trapela, qui e nelle altre descrizioni naturalistiche, è il rivelarsi di una forma di natura incontaminata, vergine, senza nessun condizionamento dell’inquinamento e della distruttività dell’uomo, fatti tanto attuali.

In Desideri, formata da due quartine libere e irregolari, il tono è disteso e il poeta si rivolge ad un “tu” che siede nel giardino dei ciliegi fioriti, mentre un airone vola affilato verso ovest. Qui compare il tema dell’indifferenziarsi dell’io – poetante con l’universo che lo circonda, quando, sdraiato nella vasca lunare, le nuvole attraversano come ombre il suo corpo.

In La duna di Pattra si ritrova ancora una volta l’attenzione di Villani nel descrivere i luoghi. Qui il poeta è affascinato dall’accumulo di sedimento sabbioso modellato dall’azione dei venti, la duna, appunto, sulla quale il piviere ha impresso una traccia. Sulla sabbia anche il poeta lascia un’impronta, quasi come volesse marcare la sua presenza in quella zona o intendesse mettere una firma, per suggellare l’adesione al fascino del luogo.

Cambiando del tutto il genere, nella sezione Braccio di mare, l’autore presenta anche poesie dedicate a poeti e poete scomparsi, tra i quali Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza e Amelia Rosselli. In tali componimenti si conferma l’eleganza formale della scrittura, l’impronta dello stile.

Un desiderio di conoscenza, attraverso l’uso della parola, che esplora molti campi delle sue possibilità, con strumenti scaltriti. E’attento Enzo, con la sua cinepresa virtuale sulle cose, per penetrarle in profondità. Nel discorso globale, pregio essenziale è l’originalità dell’autore, la sua marcata unicità. Villani conosce le regole della vita ed è consapevole che tradurre la vita stessa in versi è un fatto salutare, sotteso ad una solare pedagogia della gioia e ad un acume psicologico forte, che portano al dinamismo dell’anima. Se siamo gettati nel mondo, rimanendo coerenti a noi stessi, possiamo raggiungere la felicità, se riusciamo a controllare le nostre emozioni, con parole sempre rivolte alla faccia positiva delle realtà varie e non a quella che porta al baratro.

Recensione
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