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Mosaico Villiano

Renato Fascetti, autore di Mosaico Villiano, è nato a Roma nel 1936. Consegue il diploma di maturità scientifica ed anche se contemporaneamente frequenta alcune lezioni dei corsi serali all’Istituto d’Arte di via di S. Giacomo a Roma si considera autodidatta.

E’ proprio questa autonomia che gli consente una più personale ricerca che esprime attraverso un originale spazio pittorico, concreto, reale, visivamente percorribile, necessitato dal bisogno emotivo e psicologico di varcare la superficie del quadro.

Il testo è preceduto da Sobillazioni sibilline (per Emilio Villa, in memoriam) di Mario Lunetta, poemetto in cui l’autore si rivolge all’amico con una scrittura visionaria e ironica, attualizzando degli immaginari incontri con il poeta, che è, ormai, una figura in un’altra dimensione; nell’opera è iterativo il rivolgersi a Villa in modo confidenziale.

In chiusura leggiamo il testo inedito di Emilio Villa intitolato Ancienne Geometrie Sabine, scritto in un linguaggio ideato dallo stesso poeta, idioma oscuro ed evocativo, vago e affascinante.

Mosaico Villiano è costituito da undici capitoli; le pagine quasi familiari dell’opera hanno per argomento alcuni momenti che Fascetti ha avuto modo di passare con e attraverso la personalità dell’artista, eccezionale figura della poesia e della critica italiana, un temperamento scomodo, da sempre spina nel fianco di ogni retorica, accademismi e convenzionalismi letterari.

Scrive Fascetti di avere avuto per Emilio l’ammirazione e la soggezione per chi ti fa varcare la soglia più immediata della realtà e con osservazioni e commenti esuberanti ma concreti, ironici e dissacranti, apre ad ottiche intense e sorprendenti, senza mai apparire come un intellettuale o un professore in cattedra.

La prosa del nostro è chiara e leggera, caratterizzata da un profonda analisi psicologica e presenta una grande eleganza formale; nella copertina del libro è raffigurato un Ritratto policromo, una tecnica mista dell’artista, che ritrae Emilio Villa e che risale al 1990; le descrizioni sono precise e ricche di particolari.

Nella prima parte, intitolata Piazza Farnese e dintorni, viene narrato il senso di disagio di Fascetti, vissuto nel momento in cui scorgeva l’amico per le strade romane ed era colto dal dubbio se avvicinarlo o meno, preoccupato dal fatto che la sua presenza non gli fosse gradita, consapevole delle sue limitate esperienze intellettuali e di vita vissuta.

In realtà Villa, nonostante la differenza di età e il diverso spessore culturale, che lo distingueva dal pittore, era sempre con lui affettuoso cordiale e amichevole e lo stesso Fascetti riconosce che la sua esitazione era del tutto ingiustificata e causata dalla timidezza.

I due si conobbero in un pomeriggio estivo del 1959 e il loro primo incontro avvenne nel piccolo studio-mansarda di Mario Schifano.

Quando Emilio lasciò lo studio, Schifano raccontò a Fascetti che il personaggio era uno straordinario poeta-critico-scrittore sempre defilato e ribelle rispetto all’ufficialità del mondo culturale, ma che aveva il credito straordinario degli artisti di rottura.

Nel capitolo Intermezzi sabini l’autore si sofferma sulla sofferenza fisica e morale del poeta causata dalla paresi che l’aveva offeso; non poteva esprimersi più con le parole e comunicava solo con il braccio sinistro, articolando con difficoltà qualche suono vocale, lui che con le parole aveva scritto delle altissime poesie e di critica d’arte; il poeta era stato colpito da un ictus e, nel lungo calvario che lo portò alla morte, gli fu vicina Nelda, ultima compagna della sua vita, che gli rimase accanto con il suo affetto insieme a qualche vero amico, come lo stesso Fascetti.

E’ toccante la scena di vita vissuta da Villa, durante il suo ricovero ospedaliero, quando è narrata la visita di due critici accademici, che andarono a trovarlo compiaciuti dal suo stato e falsamente addolorati.

L’autore riesce a descrivere, attraverso la diegesi, un vero e proprio mosaico, composto da fatti relativi alla vita artistica romana degli anni ’60, ’70 e ’80, situazioni che ruotano intorno alla figura dello stesso Villa, contornato da poeti, pittori e galleristi.

A proposito dell’approccio critico di Emilio, va sottolineato che, quando osservava un lavoro, che sollecitava la sua attenzione, si creava una partecipazione autonoma del poeta che, prendendo spunto dalle forme e dal colore del quadro, accompagnava parallelamente il suo narrare, liberando emozioni, sensazioni, immagini inedite e facendo percepire la potenzialità dell’arte simile al fenomeno del sasso, che gettato nell’acqua cheta e sonnolenta, genera scompiglio e onde che, come l’eco, si perdono nello spazio e nel tempo.

Figura altissima quella di Emilio Villa che Fascetti sa restituirci molto bene nel suo spessore di artista e uomo.

Recensione
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