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Nel rispetto del cielo

Paolo Ottaviani è nato a Norcia nel 1948; ha pubblicato varie raccolte di poesia. Nel rispetto del cielo rappresenta l’esito più alto del poeta umbro e include uno scritto critico di Mauro Ferrari intitolato La felice classicità di Paolo Ottaviani. In apertura ritroviamo la nota dello stesso Ottaviani intitolata Avvertenze.

Il testo è corposo ed esteso e va oltre le dimensioni consuete dei libri di poesia.

Il libro è denso e articolato a livello architettonico. E’scandito nelle seguenti sezioni: Poemetti, suddivisa in Geminario, Il felice gioco delle trecce e Trecce sparse, Haiku e Trihaiku e Poesie sparse ed altre rime. Una molteplicità di forme connota il poiein di Ottaviani, autore che dimostra una piena coscienza letteraria dei propri intenti, una maturità acquisita e affinata con il passare del tempo.

Il poeta si cimenta in vari generi poetici, ottenendo di volta in volta esiti alti. Sono presenti anche componimenti in vernacolo. Interessante la composizione Progemino II, costituita da dieci terzine libere.

Da notare che il Nostro, nella suddetta, produce rime alternate, che intensificano il senso dell’icasticità attraverso la ridondanza.

In Progemino II il poeta si ripiega sulla poesia stessa, riflette sui suoi meccanismi genetici, raggiungendo, pur nella chiarezza, una forma di notevole straniamento.

I versi si susseguono in maniera elegante, senza il minimo sforzo apparente e le immagini prodotte dai sintagmi sono tutte correlate tra loro fino a formare una densa trama.

Si tratta di un tessuto linguistico connotato da leggerezza, precisione e velocità, che ha la capacità di non ripetersi mai, di rinnovarsi in ogni espressione detta con urgenza. La poetica di Paolo Ottaviani si può considerare neolirica con una forte effusione dell’io-poetante che, di passaggio in passaggio, mette in scena se stesso.

Fa bene Mauro Ferrari a parlare di Felice classicità, per quanto riguarda questa poesia, che è sempre misurata e controllata in ogni sua sfumatura.

Bella la composizione, nella quale, in terzine dai versi brevi Ottaviani descrive una corsa in bicicletta in un’idilliaca campagna.

Qui è detta splendidamente una natura che non è assolutamente pittura né tantomeno oleografia; è invece la vita stessa che si rivela negli elementi naturalistici con la sua gioia e il suo dolore, nei sembianti nudi e crudi, belli e affascinanti di ogni elemento.

Recensione
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