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Ogni cinque bracciate

Vincenzo Frungillo è nato a Napoli nel 1973 e nel 2002 ha pubblicato la raccolta di poesie Fanciulli sulla via maestra, opera prima, nella quale era già evidente, nonostante la giovane età, la bravura dell’autore come versificatore, soprattutto la sua originalità.

Cosa si può immaginare di più inattuale, oggi, di un poema epico in ottave? Basterebbe questo a indicare in Ogni cinque bracciate, work in progress iniziato nel 2002 e concluso nel 2007, la più rara tra le aves in un panorama poetico, come il nostro degli ultimi decenni, contrassegnato per lo più da gabbie strenuamente chiuse, finissimi lavori di cesello, fenomenologie microscopiche. Eppure nella generazione di Frungillo – magari guardando ad esempi ormai remoti come quelli del Pagliarani della Ragazza Carla e della Ballata di Rudi – significativamente si assiste a un rinnovato anelito a raccontare storie, anche in poesia, che una buona volta superino lo spazio ristretto della soffocante “cameretta lirica”. Opera magmatica, composita e bene orchestrata, quella che il poeta napoletano ci presenta, è la trasposizione in versi della vicenda delle nuotatrici della Repubblica Democratica Tedesca, che alle Olimpiadi di Mosca del 1980, quelle di nuoto, conquistarono innumerevoli primati che durarono decenni.

Elio Pagliarani dice nella prefazione che in occidente non si seppe mai dei loro allenamenti, rapidissime come erano salite sulle luminarie dei media del loro Paese, con i volti gonfi e i toraci taurini, hanno raccontato delle strane pillole azzurre che dovevano ingerire ogni mattina prima degli allenamenti. Se chiamiamo epica la narrazione poetica che si riferisce a fatti reali, più o meno universalmente significativi, questo poemetto di Vincenzo Frungillo, correttamente si definisce epico-narrativo, poema epico narrativo. Rispetto all’epica dell’Iliade e dell’Odissea, Frungillo giustamente osserva che qui si tratta di un’epica che ha come eroine delle fanciulle spogliate, pienamente esposte, o meglio, senza armatura. Il loro racconto è segnato direttamente sul corpo. Ed il corpo, come si constata quando comparvero dopo l’89 , era immagine di quelle ragazze con tutti gli ormoni che gli avevano fatto ingoiare, s’era ormai ingrossato e mascolinizzato. Attualmente, e questo è il dato drammatico della storia, quelle ragazze super vincenti e anche in un certo senso piacenti e simpatiche, come appaiono nelle fotografie dei tempi delle loro, appunto epiche, vittorie, sono malate proprio a causa di quelle pillole azzurre che altro non erano che preparati a base di ormoni, con effetto deleterio.

Il testo è scandito in cinque Canti, suddivisi, a loro volta, in cinque sequenze, tutte provviste di titolo, e un epilogo. Un tessuto articolatissimo, quello del giovane poeta campano, che riesce a costruire quella che, per certi aspetti, potrebbe essere definita una cattedrale barocca. Oltre alla prefazione di Pagliarani, sono presenti nel volume una postfazione di Milo De Angelis e un’appendice fotografica. Quello che riesce a realizzare mirabilmente il poeta è uno scavo nella psicologia delle nuotatrici che sono viste, sia come delle giovani donne, sia come riattualizzate nella loro infanzia, sia raffigurate come delle donne tragicamente malate. Da notare la finezza di Frungillo nel descrivere tipologie diverse di caratteri e di indoli, ognuna per ogni tipo di ragazza. Il testo si apre con la Sequenza I, intitolata La presenza di Ute:-“Dal piede gocciola il tempo della memoria / in cerchi regolari l’acqua e il cloro / Ute riapre lo spazio della storia. / Stanca ai bordi della vasca ripensa a loro / che le indicarono la traiettoria, / la via di fuga dalla miseria, urlando in coro / in un moto di gioia, “con la spinta delle nostre braccia / abbatteremo questa enorme gabbia…-” E’ frequente in questi versi la presenza di rime e assonanze che rendono il tessuto icastico e incisivo, con una certa dose di ipersegno. C’è in questa poesia una forte dose di corporeità e fisicità e viene anche citato, magari tra le righe, il fattore economico, perché, attraverso il nuoto le ragazze sono uscite dalla miseria: da notare che, nella Russia Sovietica e nei Paesi della Cortina di Ferro, gli sportivi guadagnavano molto perché, in epoca di Guerra Fredda, ogni impresa sportiva degli atleti dell’Est, ogni vittoria, assumeva un significato politico sul modello USA sconfitto, a livello sportivo, ideologico e morale. Riscontriamo armonia e nitore nel versificare di Frungillo che procede veloce e scattante.

Nel panorama odierno della poesia italiana, questo poema, come si diceva, costituisce un unicum, sia per il genere in se stesso, sia per l’originalità della materia trattata, sia per la sua cifra composita e architettonicamente ineccepibile. In La lettera di Ute, sequenza quinta del Canto terzo, il tema trattato è quello amoroso:-“Il mio mondo, tutto d’un tratto,/ è stato travolto dal tuo rifiuto / dal tuo modo di vedere distratto / mentre qualcuno ti chiede aiuto. / Dovrei sigillare il mio amore con un patto /“A nessuno a nessuno, lo giuro, / permetterà in futuro di staccarmi dal mio corpo / per fare tutt’uno con un altro corpo”. L’io-poetante, che è la nuotatrice Ute si rivolge a un “tu”, presumibilmente un amato, per esprimergli il dolore di essere stata travolta da un suo rifiuto. Dopo la fine dell’esperienza amorosa, Ute afferma che non permetterà a nessuno di farla staccare dal suo corpo, evocando un senso dell’eros sublime, perché è chiara l’intenzione dell’autore di descrivere l’amplesso dei due amanti come una perdita totale del proprio io che, per un’iperbole, vive l’esperienza dello staccarsi dal corpo.

Scrive Milo De Angelis nella postazione che il finale di questo poema si configura come una marcia funebre:-“Lei sapeva con il suo corpo di tedesca / che la morte aspetta sempre che la vita le getti un’esca-”. Sono rime leggere quelle di Frungillo, venate da una dolcezza, caratteristica che, insieme ad icasticità e forza espressiva, fanno del poema un affresco originale e tragico di un evento storico della modernità, evento che ci fa riflettere sia a livello etico, sia nel proiettarci negli ormai lontani anni ottanta.

Canto I - Sequenza III
Il tuffo di Karla

Non è vero che non parlo,
non è vero che ascolto solo
è che io vi guardo e so di farlo
come si guarda in volto,
vi vedo sottovuoto, ognuna nel suo assolo
con le labbra che dicono dicono,
ma che non vi conoscono.

Ognuno di noi è del segno di Karla.
Ricordammo quanto ridemmo, crudeli,
delle sue prove nel tuffo, povera Karla,
quando di nascosto la spiavamo fedeli
al patto di non dirlo, al patto di farla
stare male, subito dopo con i teli
intorno al collo ad imitare una goffa eroina
in caduta libera sul fondo della piscina

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Canto III – Il corpo di Lampe
L’amore di Ute

“L’amore non ha braccia e non ha gambe,
l’amore scagiona le mie attenzioni,
le parole diventano domande per entrambe,
siamo comprese nelle stesse azioni.
Ora la guardo nuda la mia Lampe
e non la vedo per troppe sensazioni.
Entusiasta per la vittoria ubriaca,
mi ha baciata…mi ha baciata…io ubriaca!

Adesso non pesa sulla terra il tuo corpo,
potrei diventare persino grassa, informe,
levita in me il tuo corpo
la sera dopo il nuoto, quando tutto dorme.
Ah, questa carne scambiata dal cloro,
l’asfissiante tentazione di ogni suo poro!

Recensione
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