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Paolo Artale

Paolo Artale, nato a Busto Arsizio nel 1966, vive a Contello (VA). Ha fatto parte di diversi gruppi poetici e ha partecipato a numerose letture pubbliche. Suoi testi sono apparsi, tra l’altro, su “L’Ulisse”, rivista online per la quale ha intervistato Antonella Anedda; sulle riviste “Resine”, “Atelier”, “La clessidra”, e su “poeticodiario”. Dal 2010 al 2012 ha tenuto, in co-conduzione, un laboratorio di poesia per conto di un’associazione culturale. Ha pubblicato varie raccolte di poesia. Diversi sono i riconoscimenti letterari ricevuti.

Come scrive la curatrice Valeria Serofilli il Quaderno che prendiamo in considerazione in questa sede propone: la recensione critica al volume presentato, una scelta antologica del libro in oggetto e di altri testi editi e inediti dell’autore, un suo curricolo.

Alla prefazione della stessa Serofilli, intitolata “I meli di Paolo Artale: un lavoro poetico tra descrizione e meditazione” seguono le seguenti sezioni: Appunti per ottobre, I meli 1 – (la camera), I, II, III, IV, V, 2, Fine di marzo I, II.

Quanto scrive Valeria mette in luce la cifra distintiva che caratterizza la raccolta e la poetica del Nostro, essendo esse essenzialmente contraddistinte da componimenti che sono raffigurazioni introspettive.

L’oggetto preso in esame la natura soprattutto nelle sue sembianze vegetali che sono nominate con precisione.

Si tratta di una natura interiorizzata della quale il poeta coglie i significati quasi come in modo speculativo per poi tradurlo in poesia.

Le descrizioni sono icastiche e leggere e si rivelano spesso in accensioni fulminanti alle quali seguono subitanei spegnimenti.

Una forma densa, precisa e scaltrita attraverso una forte coscienza letteraria il risultato raggiunto dall’autore che con uno stile elegante e scattante, luminoso e ben cesellato, veloce e ritmato, raggiunge esiti alti.

La natura stessa, spesso oggetto dei poeti, detta in un modo vagamente lirico ed intellettualizzata secondo un canone che si potrebbe dire leopardiano: non cattiva n buona ma comunque il fondamento della vita essendo l’uomo stesso un microcosmo naturale che si apre a spazi immensi, numinosi e graziosi.

Anche il tema etico affrontato poeticamente in alcuni casi come nei seguenti versi: - “…/ buio a pergole a pentimento le stelle si separano e / provvedono a tutto. //…”, versi nei quali il poeta crea un efficace effetto di straniamento nella descrizione virtuale di un’espiazione delle pergole stesse e delle stelle che si separano.

Un esercizio di conoscenza tout-court quello che compie Artale attraverso una dizione veramente originale dei sintagmi detti con urgenza.

Il risultato quello di un poiein magico e affascinante che s’invera in strutture complesse e intriganti.

Sembrano essere il frutto di due livelli contigui, comunicanti le composizioni di Paolo, quello della speculazione iniziale al quale segue lo scatto e lo scarto dei versi spesso lunghi e sempre di ottima tenuta.

Recensione
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