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Parole lesse e connesse

Antòn Pasterius, di origini moldave, vive da sempre a Parigi. Il suo lavoro, edito esclusivamente in Italia, comprende L’amore dentro (2007), con prefazione di Donato Di Stasi e altre piccole raccolte incluse nelle antologie “Lo sguardo senza volto” (2009) e “Parole in circuito” (2010).

Quasi tutti i titoli del nostro sono pubblicati da Fermenti Editrice.

Il testo è scandito in diciotto capitoli, contenenti oltre trecento aforismi molto eterogenei tra loro, inizianti per lo più con la lettera minuscola, elemento che crea sospensione e un senso di arcana provenienza.

Il primo capitolo si intitola Illuminazioni spente. Addentrandoci nella lettura, constatiamo come il carattere distintivo dei testi proposti, l’etimo della sua poetica, sia quello dell’ironia mordace che caratterizza i versi, nella varietà delle tematiche eterogenee tra loro.

La vena ironica è presente fin dal titolo della raccolta.

Con la definizione Parole lesse e connesse, si fa accostamento a tre termini eterogenei. Uno astratto, parole, al quale seguono gli aggettivi lesse e connesse.

Il poeta gioca con le parole che si delineano secondo una vena ludica che sfiora il non senso e l’enigmatico.

Da notare l’eleganza formale, in modo controllato e risolto.

L’aforisma ha avuto una ripresa nell’ambito della poesia contemporanea italiana di inizio millennio, e sono numerosi quelli che lo praticano.

Pochissimi sono i segni d’interpunzione che incontriamo nella lettura e questo è dovuto anche alla loro intrinseca brevità.

C’è anche una vena filosofica che si stempera in asserzioni vagamente gnomiche.

Come scrive il traduttore Antonino Lo Cascio nella sua introduzione, nei meandri subtestuali, il titolo definitivo nasconde l’ambizione goliardica d’illustrare sia l’uso frivolo e irresponsabile delle parole, sia la loro cottura levystraussiana.

Imprevedibili, compaiono intriganti screziature di pura amorevolezza, raramente riconoscibili nelle precedenti opere di Pasterius.

Inoltre va ricordata la dimensione surreale, sempre più egemone.

I testi sono connotati da grande compattezza e, tra le tematiche ricorrenti, risaltano quella mistica e quella erotica, che s’intersecano tra loro, soprattutto nella sezione intitolata Piccole oscenità.

È presente anche il tema del tempo che scorre inesorabile.

Incontriamo spesso una vena sarcastica come in La demenza è vita, nel testo 32: “gli invalidi | sono sempre scaduti” –,

A volte il nostro si esprime attraverso concetti del tutto mentali come nel capitolo intitolato Detti e predetti, ad esempio, nell’aforisma 10: “nell’opposto dell’opposto | si riconosce: l’identico”–.

Altre volte sfiora il non senso come nell’aforisma 202, nel capitolo 16 Certezze volatili: “gli androni | sono dei luoghi | molto maschi” –.

Dissacrazione e tensione verso una verità agognata e mai raggiunta, in bilico tra sogno e realtà, caratterizza i versi di Pasterius in questo testo, alquanto originale nel panorama della poesia italiana.

1

a volte bisogna costruire un caso
per uscire dal casino

3

la verità
è sempre alterata
dalla realtà

4

la visione della realtà
è sempre alterata
dai punti di vista

266

un autentico libertino molto ricco
usa unicamente profilattici su misura:
gli stanno a pennello

40

sei calzini
stanno sotto i calzoni
le mutandine stanno
sotto le Ande?

Recensione
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