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Partenze e promesse. Presagi

Alfredo Rienzi, nato a Venosa nel 1959, vive a Torino. È poeta e saggista e ha pubblicato molti libri di poesia. È presente in numerose raccolte antologiche e autorevoli critici hanno scritto sulla sua opera.

Partenze e promesse. Presagi, il libro di poesia di Alfredo Rienzi di cui ci occupiamo in questa sede, presenta una prefazione di Dario Capello e una postfazione di Ivan Fedeli entrambe esaurienti e ricche di acribia.

Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: Seconda partenza e promessa, Partenza e prima promessa, Il presagio, Cinque più due profezie postume, Conosco la data della mia morte e Presagi minori.

Il primo dato che emerge dalla lettura è quello di una struttura architettonica dei tessuti linguistici articolata, composita e complessa sottesa alla vena intellettualistica dell’autore.

In Si torna dove si era già stati, il primo componimento della raccolta, si nota nel titolo una similitudine con il verso di Milo De Angelis /dove eravamo già stati/ e Rienzi si ritrova a scrivere sul tema del cronotopo quando dice con urgenza: / i luoghi sono infiniti, i giorni/ ora grappoli diradati/ nell’inserire una vaghissima spazialità nella temporalità.

Proprio la tematica del tempo, connessa a quella del ritrovamento, della strada nell’orma è centrale nella ricerca di una provenienza che non può essere che il passato prossimo o remoto che sia.

Si avverte una natura rarefatta nella raccolta quando sono detti monti valli e radure.

La cifra distintiva della poetica di Alfredo la ritroviamo nell’icasticità dei versi che sono anche leggeri, luminosi e scattanti ed emerge una grandissima e magistrale precisione del poeta nel suo aggregare ogni singola unità minima con le altre, producendo immagini ricchissime semanticamente d’ipersegno nel loro rimandare ai loro relativi correlativi oggettivi.

Rienzi riesce a creare bellissime e suggestive atmosfere cariche di magia ed onirismo purgatoriale e a volte emerge un ripiegamento del poiein su sé stesso:/dicono questi versi/ di nulla che succede/ non descrivono fatti/…

A volte il poeta si rivolge ad un tu del quale ogni riferimento resta taciuto e che rimane nel mistero, mistero che sembra essere il protagonista e il filo rosso tra le parti nel notevolissimo libro.

Pur essendo in prevalenza antilirica la poetica espressa da Rienzi si rivela in immagini meravigliose attraverso accensioni neo liriche come nei versi:/ perché è con l’acqua che laverò i tuoi passi, con la rugiada/ la bocca/ versi che confermano la densità sinestesica e metaforica delle poesie della raccolta, elemento che è costante in tutta la stesura.

È tutta una ricerca del senso che si rivela nelle composizioni e compagni dell’autore in attimi pacati possono essere il salice e il rovere e viene in mente Ponge che ha scritto che sarebbe bello se l’albero potesse parlare.

Ma il poeta è conscio del fatto che nella vita si deve essere vigili e nella pace del verde prepara la sua quotidiana battaglia ovviamente pacifica.

E non manca la tematica generazionale quando sono nominati figli, fratelli e madri che sembrano attenti nello sperimentare il profitto domestico.

Un grande libro sul quale si potrebbe scrivere un intero saggio.

Recensione
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