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Pensando a Paternò. Racconti fugaci

Francesco Alberto Giunta, siciliano “doc”, viaggiatore fuori dalla valigia, giornalista, narratore, saggista è poeta del “semplice” e dell’“umile”. In Pensando a Paternò, raccolta strutturata in nove capitoli, preceduta dalla prefazione di Pippo Virgilio, I nostalgici ”acquerelli letterari” di F. A. Giunta, emerge l’idea dell'attaccamento dell'autore al piccolo paese natio della Sicilia.

La cittadina, nell’immaginario dello scrittore, è un luogo mitizzato ed idilliaco.

Il tema della giovinezza è ricorrente nelle pagine dei racconti fungendo da testimonianza di una memoria innescata in un meccanismo che non è nostalgia dolente, ma desiderio di riattualizzarsi attraverso il rivivere i fatti.

Come scrive il prefatore si tratta di un tuffo nella memoria, attraverso nostalgici “acquarelli letterari”, da cui emerge il frequente “flashback” della giovinezza colma di sole i cui effetti esprimono gioia di vivere, che esplode e riaffiora dai danni dei bombardamenti dell'estate del ’43.

Sono espressi stati d’animo indefinibili, frammisti a una tensione artistica ed umana nel descrivere la città in retrospettiva, attraverso tradizioni passate come il Teatro dei Pupi.

Il paese viene definito un ancestrale retroterra.

A proposito del ricordo dei luoghi cari al poeta, c'è da aggiungere anche la Potenza della prima infanzia, non dimenticando Catania dove ha vissuto in tempi di pace e nelle tribolazioni della Seconda guerra mondiale, sotto i bombardamenti dei primi tre anni di conflitto, fino allo sbarco della truppe straniere durante l'occupazione nel luglio del 1943.

Afferma Giunta di essere legato a Paternò per il fascino che la sua terra emana, indipendentemente dagli avvenimenti sociopolitici che l’attraversano, e per le ricorrenti frequentazioni nella casa dei nonni e degli zii materni.

Nell'autore è accentuato il senso dei luoghi, visti a livello di cronotopo, quando il tempo entra nello spazio. I posti più che le persone sembrano i protagonisti della vicenda. È presente il meccanismo dello scatto e dello scarto memoriale durante la narrazione.

Il volume è corredato da fotografie d'epoca che raffigurano i parenti dell’autore di varie età e caratteristiche del paesaggio.

A livello urbano il luogo atavico è descritto in minuziosi dettagli. L’io narrante si esprime con linguaggio asciutto ed essenziale.

La prosa affabulante non è mai semplicistica. L'autore compie una ricognizione diacronica della sua esistenza, attraverso la rievocazione di posti ancora esistenti, anche se trasformati nel tempo.

Una ricerca del passato, attraverso spazi e azioni da rivivere e ricordare.

Recensione
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